Gesù e i legionari


desert-duty-2Italiani o francesi gli assassini di Gesù Cristo

Anche se la religione cattolica ha sempre colpevolizzato gli ebrei per la morte di Cristo, la realtà è che essi furono solo i mandanti, mentre gli esecutori materiali, come si sa, erano italiani, o al massimo francesi. Ponzio Pilato aveva due guarnigioni romane venute dalla Siria: la X Legio Fretensis e la III Legio Gallica. La prima era costituita da reclute calabresi e la seconda da francesi della Gallia Narbonense (regioni di Linguadoca, Rossiglione, Provenza, Savoia e Costa Azzurra). Impossibile quindi dire chi materialmente, con sadismo e senza motivo, si accanì su Gesù: se fosse italiano o francese il soldato che lo flagellò, quello (chiamato nel medioevo Stefanon) che a Cristo in croce diede da bere una spugna inzuppata di aceto; e il centurione (secondo la tradizione di nome Longino) che gli infilò la lancia nel fianco per accertarsi che fosse davvero morto.

In mancanza di prove certe, c’è un episodio che propende a favore della tesi che si sia trattato di militari calabresi. La X Legio Fretensis, chiamata a tenere a bada il popolo di Giudea assieme alla III Gallica, combatteva per l’imperatore sotto le insegne del verro (il maschio del maiale) simbolo di quella legione. Come vedremo più avanti quell’insegna di un animale immondo per gli ebrei, quando venne esposta a Gerusalemme provocò un putiferio e parecchi morti, negli anni in cui viveva Gesù.

Il manipolo di soldati di Roma che scortarono il condannato fino al monte Golgota dove venne eseguita la sentenza di Ponzio Pilato, potevano quindi essere della X Legio Fretensis (o dello stretto), legione di stanza a Catona (oggi frazione a nord di Reggio Calabria, nella foto) dove terminava la via Popilia che da Capua arrivava al confine con la Sicilia, proprio di fronte a Messina, alla Civitas foederata Regium: lì c’era il campo base della guarnigione, composta abitualmente da 17.000 fanti, 1.800 cavalieri e 500 tra fabbri e trombettieri: tutti tra i 17 e i 46 anni.Catona

La X Legio Fretensis l’aveva voluta Augusto nel 41 a.C. per combattere Sesto Pompeo che dalla Sicilia minacciava di bloccare i rifornimenti di grano per Roma. Contro questo oltraggio c’era bisogno di dare un segnale forte, così l’imperatore rispolverò il nome della leggendaria X Legio di Giulio Cesare. I legionari della Fretensis si collocarono di fronte a Messina sconfiggendo Pompeo in due battaglie navali nel 36 a.C.. Poi la legione fu chiamata ad Anzio a battere Marco Antonio e quindi molti veterani vittoriosi vennero congedati; altri furono inviati a Colonia Veneria (Cremona), altri a Brixia (Brescia), altri a Capua. Poi la Fretensis colonizzò Patrasso e da lì finì in Siria. In seguito il console cremonese Publio Quintilio Varo, governatore in Siria, trasferì la legione in Giudea dopo che nel 4 a.C. il re Erode il Grande lo chiamò a giudicare il proprio figlio Antipatro accusato di alto tradimento. Il governatore garantì un processo equo permettendo ad Antipatro di difendersi, ma comunque alla fine il giovane accusato di voler prendere il posto del padre anzitempo, fu giustiziato 5 giorni prima della morte del genitore. Erode aveva disposto la divisione del regno tra i gli altri tre figli: Erode Archelao, Erode Antipa e Erode Filippo II. A quel punto la situazione si fece più difficile, con Antipa che reclamava per sé il trono, dicendo che il padre aveva modificato il testamento in punto di morte quando non era più lucido; Archelao andò a Roma a reclamare dall’imperatore i propri diritti. Roma passò quei territori provvisoriamente sotto la giurisdizione del suo procuratore Sabino, le cui truppe durante l’assenza di Archelao furono però attaccate dai Giudei. In difesa dei romani arrivò dalla vicina Siria Varo, che a Gerusalemme portò una forte repressione facendo crocefiggere circa 2000 giudei ribelli.E dopo che Augusto rimandò in patria Archelao col riconoscimento della sua sovranità sui territori assegnatigli dal padre, Varo tornò a Roma, nel 3 a.C..

Ponzio Pilato Year 1962 Directors Gian Paolo Callegari and Irving Rapper Jean MaraisPonzio Pilato, procuratore fiscale

Quando la vita di Cristo incrociò quella di un altro italiano, Ponzio Pilato, procuratore della Giudea, fu per lui la fine. Pilato era della gens Ponzia, originaria del Sannio e probabilmente della città di Telesia (oggi San Salvatore Telesino in provincia di Benevento). Di famiglia facoltosa, venne quasi certamente sponsorizzato per quel posto dal prefetto Lucio Elio Seiano il quale, come consigliere dell’imperatore Tiberio, ne prese i poteri quando questi si ritirò a Capri, finendo poi strangolato per aver tramato contro di lui. Più che governatore di Giudea (così lo definirono gli evangelisti Luca, Marco e Matteo) Pilato nell’anno 26 assunse l’incarico di procuratore (secondo lo storico giudeo Tito Flavio Giuseppe e lo storico romano Publio Cornelio Tacito) al posto di Valerio Grato, rientrato a Roma dopo 11 anni di onorato servizio. Gerusalemme non era tra le province più ambite per un procuratore, ma comunque gli avrebbe permesso di far carriera. I procuratori dovevano riscuotere i tributi per conto del governatore (il fiscus Caesaris finiva direttamente nelle casse dell’imperatore) e giudicare le cause fiscali. Tuttavia nelle piccole province annesse ad altri territori, il procuratore aveva poteri più ampi; e questo era il caso della Giudea, annessa alla Siria nel 6 d.C.. Ponzio Pilato risiedeva nella provincia di Cesarea, che comprendeva il territorio che dalla Samaria arriva a Gaza e al Mar Morto.Nella foto l’attore francese Jean Marais nel film del 1961 Ponzio Pilato.

P1060092Pilato, provocatore, disprezzava gli ebrei

Tito Flavio Giuseppe (che nacque comunque dopo i fatti, nell’anno 37) descrisse Ponzio Pilato come corrotto, violento e scontroso, abituato a favorire nei processi chi lo pagava di più. Inoltre era un provocatore. Fu il primo a introdurre (nottetempo) nella città santa degli ebrei, i vessilli con l’immagine dell’imperatore e con quella del maiale (simbolo della legione Fretensis): ciò avvenne quando trasferì la guarnigione da Cesarea a Gerusalemme. Prima di lui gli altri procuratori erano stati invece rispettosi dell’avversione dei giudei per le immagini, usando sempre stendardi privi di ornamenti perché Roma non voleva infastidire i culti dei popoli conquistati. Quando i giudei si recarono in massa alla sua residenza di Cesarea chiedendogli di rimuovere quelle figure offensive per la loro fede, Pilato non si scompose. Anzi, cinque giorni dopo ordinò ai soldati di mettere a morte chi avesse continuato a manifestare. Di fronte alla protesta crescente e alla minaccia di morire in massa piuttosto che approvare l’idolatria, Pilato fece riportare a Cesarea le insegne militari. Un altro giorno espose nel suo palazzo di Gerusalemme alcuni scudi ricoperti d’oro, che Tiberio in persona gli fece rimuovere. Poi, per costruire un acquedotto lungo 74 km, confiscò nientemeno che le offerte del Tempio suscitando una nuova sommossa che arrivò fin sotto il tribunale dove lui stava giudicando. Per disperdere i contestatori fece mescolare tra la folla i soldati in abiti civili e dotati di bastoni: molti giudei morirono per i colpi e perché calpestati da quelli che fuggivano.

Pilato si rese anche responsabile del massacro dei Galilei nel cortile del Tempio, a cui accenna Luca e generalmente fu sempre ostile agli ebrei, così com’era stato il suo protettore a Roma.

tiberieumIl sannita se ne lavò le mani

Gli capitò di giudicare Gesù solo perché durante le grandi ricorrenze giudaiche, per motivi di ordine pubblico, soggiornava a Gerusalemme. In quella Pasqua Pilato risiedeva nel palazzo di Erode, nel cui cortile d’ingresso Gesù fu condotto di prima mattina dai capi sacerdoti e dagli ufficiali del Sinedrio.

Non fu certo l’aver giustiziato il Nazzareno a causare problemi a Ponzio Pilato: in fondo si trattava solo un sobillatore odiato dai potenti di Giudea. Lo rimossero dal suo posto nell’anno 35 dopo l’ennesima ingiustificata mattanza. Credendo di evitare una rivolta, Pilato aveva fatto schierare i soldati sul monte Garizim (sacro ai Samaritani) dove un visionario di Samaria aveva annunciato che avrebbe mostrato gli arredi sacri realizzati da Mosè. Quando arrivarono i Samaritani, soldati li aggredirono uccidendone molti e catturandone altri: poi i loro capi furono messi a morte. Ci fu quindi la protesta fatta direttamente a Vitellio, legato di Siria e plenipotenziario dell’imperatore nel Medio Oriente, che sostituì Pilato con il proprio amico Marcello.

Giunto a Roma, Ponzio Pilato sparì dalla storia.

A testimoniare l’autenticità della presenza del procuratore in Giudea, è uno scavo italiano del 1961: presso il teatro di Cesarea, gli archeologi milanesi scoprirono una lapide in pietra col nome di Pilato e la scritta S.TIBERIEVM PONTIVS PILATVS PRAEFECTVS IVDAEAE E. Foto sopra il titolo.

4 risposte a “Gesù e i legionari

  1. Cosa ti ha fatto pensare che fosse di stanza a Catona? C’e’ qualche fonte storica cui potere attingere?
    Grazie comunque. E’ un bel post.
    Enzo

  2. Insomma, gli antichi Romani ne han fatte di cotte e di crude, ma anche i loro eredi, cioè gli attuali imperialisti globali, non scherzano…

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