Foto come bombe


mf may28 pLa foto delle vittime del gas in Siria?

No, sono iracheni morti di dieci anni fa

 

 

 

Un bambino salta, correndo, una di tante file di cadaveri avvolti in lenzuoli bianchi. E’ una foto allucinante, viene da un Paese arabo in guerra. Ma non è la Siria. Eppure la BBC, tv di Stato britannica, la posta sul suo sito facendo intendere che è l’emblema dell’uso dei gas da parte di Assad nella città di Hula; e la foto fa subito il giro del mondo. Ce l’ha fornita un attivista siriano, dicono gli inglesi ritirando subito l’immagine dal sito e scusandosi con l’autore dello scatto, il fotoreporter milanese Marco Di Lauro, il quale quella foto l’aveva fatta in Iraq dieci anni prima, nel 2003 e su Facebook ha precisato come stanno le cose.

Buona fede o meno dei giornalisti inglesi, questo la dice lunga sugli errori in cui si può incorrere facilmente utilizzando materiali di Internet. Nel caso invece si trattasse di orchestrazione ad hoc (ricordate l’immagine del cormorano imbrattato di petrolio e spacciato per vittima del bombardamento iracheno dei propri pozzi e invece presa dall’archivio delle foto del disastro della petroliera Exxon Valdez?), l’episodio mette in luce la facilità con cui tutti ci facciamo manipolare da immagini e notizie costruite a regola d’arte per appoggiare questa o quella tesi. Un giorno a Padova il principe ereditario di Serbia mi disse che a New York c’era un ufficio di disinformazione (con indirizzo conosciuto) che sfornava notizie false riguardo al suo Paese. Niente di più facile che questi “uffici” siano sparsi qua e là nel mondo, pronti a condizionare l’opinione pubblica per determinare l’inizio dell’ennesima guerra di conquista in Medio Oriente. Iraq e Afghanistan sono già ok, ora tocca alla Siria e poi…  

 

3 risposte a “Foto come bombe

  1. Bene, vedo che anche tu nutrì qualche legittimo dubbio sui reali motivi di un eventuale attacco americano contro la Siria. Siamo in due. Spero anche più di due.

    • La storia mostra che purtroppo chi governa ha quasi sempre in mente obiettivi diversi da quelli propri del comune cittadino: se noi umanamente propendiamo per la pace, per la composizione dei conflitti attraverso forme diverse dalla guerra, l’altro ha una visione utilitaristica forzata da chi ha sborsato fior di miliardi per farlo salire sul suo “trono”. E tutto va in funzione di questi interessi economici e di potere: geopolitica finalizzata al super arricchimento di alcune lobbyes che forniranno le armi per distruggere e i mezzi per poi ricostruire da quelle macerie. Poi il gioco è fin troppo facile: demonizzare il nuovo nemico di turno (che magari spesso ha già di suo risvolti demoniaci) e convincere l’opinione pubblica della ragionevolezza dell’intervento armato definendolo “umanitario”, “di polizia internazionale”, o come si vuole. Non è difficile accorgersi che chi avvia guerre sempre descritte come “a fin di bene”, finisce per trarre enormi vantaggi economici dall’annientamento dell’altro. Ma spesso non ci chiediamo “a chi giova?”. E tutti lasciano fare, spesso sinceramente contenti che qualcuno si occupi di eliminare il nuovo problema, a qualunque costo. Pare impossibile che da migliaia di anni l’unico modo preferito per risolvere certe cose sia l’uso delle armi. E sì che ci siamo evoluti parecchio in tanti altri campi. Evidentemente non in tutti.

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