Berlusconi contro Italia


301201394035aBerlusconi contro Italia

Si chiama proprio così, Berlusconi contro Italia, il ricorso presentato dagli avvocati di Silvio Berlusconi alla Corte di Strasburgo per tentare di annullare la legge Severino e quindi togliere valore ai tre gradi di giudizio con cui la Corte di Cassazione lo ha condannato a 4 anni e all’interdizione dai pubblici uffici (quanti anni, da definire in un nuovo giudizio). La legge Severino (la 190 del 6 novembre 2012 votata anche dal centrodestra, in vigore dal 5 gennaio 2013) stabilisce tra l’altro che i parlamentari condannati a più di 2 anni di reclusione, decadono automaticamente dal ruolo di senatori o di deputati. E in questo caso Berlusconi è stato condannato in via definitiva a 4 anni per frode fiscale. La condanna del fondatore di Forza Italia e del Popolo della libertà è relativa alla frode fiscale di 7,3 milioni di euro occultati al fisco nel 2002 e 2003 per i diritti televisivi acquistati da major straniere, ma l’ammontare per cui c’erano state precedenti condanne per lo stesso reato, era di 277 milioni di euro: solo che poi quei reati più corposi erano finiti prescritti grazie alle leggi sulla prescrizione debitamente varate (com’è strana la vita!) proprio dai governi Berlusconi nell’epoca dei famosi decreti legge. Era stata anche accertata evasione di imposte per 120 miliardi di vecchie lire, in seguito condonata.

berlusconi-manette2-770x765Berlusconi, di fatto, pregiudicato

Per il diritto italiano, ma non solo per quello, quando una sentenza supera i tre gradi di giudizio diventa definitiva a tutti gli effetti. In questi giorni si sente spesso definire Berlusconi pregiudicato: i giornalisti sanno che rischiano la querela (con processo per direttissima) se danno del pregiudicato a un delinquente condannato per esempio solo in Corte d’assise o magari anche in Corte d’appello, ma possono farlo dopo la sentenza della Cassazione. Quindi dire ora che Berlusconi è un pregiudicato è tecnicamente corretto.

Ma al di là della legge Severino e di una legge del 1992 che già prevedeva la decadenza dei parlamentari indegni, chi è a favore della legalità, e il presidente della Repubblica deve per forza esserlo, prima di progettare scappatoie o grazie, non può dimenticare l’articolo 54 della Costituzione, che recita: I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge. La questione morale in politica deve prescindere dal fatto che l’uscita dal Parlamento di Berlusconi creerà seri problemi al partito costruito da Berlusconi a sua immagine e somiglianza, quasi fosse la rappresentanza di una teocrazia. La legge dovrebbe essere, non solo uguale per tutti, ma anche al di sopra di tutti e di tutto. Anche sopra le convenienze dei governi. O non si chieda più ai cittadini il rispetto delle leggi e non si parli più di democrazia.

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