Nelson Mandela è morto


Nelson_Mandela_3Se n’è andato un grande uomo di pace

Aveva 95 anni ed è morto il 5 dicembre 2013. Nel suo nome completo, Rolihlahla, c’era già scritto il suo destino: Colui che provoca guai. E infatti Nelson Rolihlahla Mandela di guai ne ha provocati molti ai difensori del razzismo nel suo Sudafrica, dove era nato il 18 luglio 1918 a Mvezo, un piccolo villaggio che lasciò da ragazzo per la capitale Johannesburg. Nel 1942 a 24 anni entrò nell’African National Congress il partito d’opposizione al regime bianco della minoranza che, dalla fine dell’apartheid nel 1994 a oggi, è sempre rimasto al potere. Per 5 anni è stato presidente del Sudafrica (dal 27 aprile 1994 al 14 giugno 1999) – il primo nero dopo la fine della segregazione razziale – succedendo a Frederik Willem de Clerk, il capo di Stato che lo tirò fuori dalla prigione e che con lui condivise nel 1993 il Premio Nobel per la Pace. Ma i suoi meriti sono altri, primo fra tutti l’aver saputo pacificare due popoli dimostrando che senza violenza e, addirittura con il pentimento pubblico, è possibile ottenere dal popolo il perdono; preferendo questa formula da lui escogitata, alla vendetta e ai processi.

Nelson Mandela è morto….

Lasciamolo andare, aveva titolato a piena pagina il quotidiano sudafricano Sunday Times quando per l’ex presidente Mandela, ricoverato da 3 giorni in ospedale per infezione polmonare, si intravedeva l’ombra della fine, alcuni mesi fa.

Nelson giovaneLa sua storia

Quando nel 1948 in Sudafrica le elezioni furono vinte dal Partito Nazionale razzista e segregazionista, Mandela era a capo dell’opposizione ed ebbe un ruolo nella stesura della Carta della Libertà, documento che spiegava la filosofia anti razzista. Da avvocato difese gratuitamente o a pochi soldi molti neri che dovevano sostenere dei processi (come già aveva fatto in Sudafrica Gandhi molti anni prima). Nel 1956 lo arrestarono con altri 150 e il loro processo durò fino al 1961, dopo di che Mandela appoggiò la lotta armata a seguito del massacro di 72 oppositori al governo bianco avvenuto nel 1960 a Sharpeville durante una manifestazione pacifica assaltata violentemente dalla polizia. Nel 1961 divenne capo di un movimento violento all’interno dell’African National Congress. In quegli anni si occupò di tattica di guerriglia, sabotaggi e addestramenti paramilitari e nel 1962 finì in carcere per 5 anni. Dichiaratosi colpevole di sabotaggio Mandela, su cui pendeva anche l’accusa di tradimento, fu condannato con altri all’ergastolo: era il 1964. Nel 1985 gli proposero la libertà in cambio della rinuncia alla lotta armata, ma rifiutò rimanendo in prigione fino al 1990.

Una volta liberato, alle elezioni politiche si batté contro chi l’aveva liberato e vinse divenendo presidente. Come vice, con un gesto impopolare (presso i suoi) e coraggioso, volle proprio il suo rivale de Klerk: da lì cominciò un difficile cammino di pacificazione tra neri e bianchi e di apertura alla democrazia. Il mondo intero lo guardava come un esempio.

1351070742588tutuCommissione per la verità e la riconciliazione

Questa commissione istituita dallo stesso presidente Mandela, fu un autentico capolavoro di saggezza e giustizia sociale e un caso unico a livello mondiale. La commissione nacque nel 1995 a Città del Capo col compito di raccogliere e registrare su nastro le testimonianze di chi si era reso colpevole di violazioni dei diritti umani durante il regime dell’apartheid, ma anche di chi le aveva subite. Non si trattava però solo di un intervento storico o archivistico, era molto di più: chi avesse confessato pubblicamente i propri reati mostrando sincero pentimento, sarebbe stato amnistiato. Chi invece non voleva sottoporsi a questa gogna mediatica doveva subire il processo ordinario con evidenti rischi. Tra i membri dello speciale tribunale straordinario che non doveva punire nessuno, c’erano nomi illustri locali, tra cui l’arcivescovo Desmond Tutu. Molte udienze pubbliche furono trasmesse in televisione costituendo così di per se stesse una punizione per i rei. E questo rientrava nel nuovo processo di pacificazione voluto da Mandela che scelse una risposta non violenta alle violenze e ai soprusi praticati dai bianchi Afrikaner.

Smessi i panni del presidente, nel 1999 Nelson Mandela (chiamato affettuosamente dal suo popolo Madiba, titolo onorifico dato ai suoi avi) proseguì l’impegno a favore delle associazioni per i diritti umani e tra le tante onorificenze può contare anche quella di Bharat Ratna, il più alto riconoscimento del governo indiano (1990) concesso solo a due stranieri: il sudafricano Mandela e l’albanese Madre Teresa di Calcutta.

Londra il 27 giugno 2008 gli tributò un grande concerto a Hyde Park per festeggiare i suoi 90 anni, il contributo alla fine dell’apartheid e la lotta all’Aids: Nelson Mandela, a sorpresa, vi intervenne e fu osannato da mezzo milione di persone. Tutti ricorderanno che per i Mondiali di calcio che lui volle fortemente in Sudafrica nel 2013, non fu invece presente alla cerimonia di apertura perché la nipote di 13 anni era morta il giorno prima: un gesto che forse non venne apprezzato da chi ha a cuore il business e le convenienze del protocollo, ma da chi ha a cuore l’essenza dell’essere umano, sì. A proposito di sport, ad un altro episodio della vita di Mandela Clint Eastwood dedicò Invictus, film che nel 2009 raccontava la battaglia del neo presidente per creare una nazionale di rugby mista (bianchi e neri) che vinse nel 1995 i mondiali di rugby in Sudafrica sconfiggendo la fortissima Nuova Zelanda. Lo interpretavano Morgan Freeman e Matt Damon.

Andrew Mlangeni amico di vecchia data di Nelson Mandela, sul giornale ha scritto che è arrivato il momento per i sudafricani di dirgli addio. Una volta che la famiglia lo lascerà andare, anche il popolo sudafricano farà lo stesso: ringrazieremo Dio per averci donato la presenza di un uomo del genere e lo lasceremo andare. Così hanno fatto.

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