Ex internato va dai detenuti


RIDOTTA3(1)

 

Sopravvissuto a Dachau si racconta ai carcerati

 

Un detenuto: A volte mi vergogno

di essere tedesco

 

 

La storia di un ventenne detenuto quasi 70 anni fa raccontata a una sessantina di detenuti di oggi: italiani, albanesi, ghanesi. Nel carcere padovano Due Palazzi è andata in scena il 17 dicembre, quando è stato presentato il documentario di Roberto Brumat che ripercorre la storia di Enrico Vanzini, oggi 91enne, il quale passò 7 mesi nel lager di Dachau e fu costretto per 15 giorni a gettare i cadaveri dei suoi compagni nei forni crematori. Grande il silenzio in biblioteca davanti al video, mentre stormi di gabbiani vocianti pasteggiavano nel prato tra le grate rosse e l’alto muro di recinzione.

 

Sui titoli di coda è successa una cosa nuova rispetto alle precedenti presentazioni: molti si sono alzati in piedi per applaudire Vanzini e gli sono andati subito a stringere la mano. Erano rapinatori, truffatori, assassini condannati all’ergastolo, persone che hanno sbagliato e che nel protagonista di quella drammatica esperienza hanno riconosciuto chi in prigionia ha molto sofferto, anche se, ha detto proprio un detenuto, contrariamente a loro senza alcuna colpa.

 

Lo hanno molto ringraziato di essere andato a trovarli per raccontare brandelli della sua giovinezza irrimediabilmente rovinata in quel campo di concentramento; e di aver parlato di speranza: la speranza in un domani migliore che ha tenuto lontano Vanzini da un troppo facile suicidio. Gli hanno chiesto se è riuscito a perdonare e cosa pensa dei tedeschi. Un detenuto l’ha preso in disparte per confessargli che a volte si vergogna di essere originario della Germania; a quel punto Vanzini, che sulla giacca aveva la medaglia d’oro conferitagli a gennaio al Quirinale dal presidente Napolitano, l’ha abbracciato dicendo che è sbagliato fare di tutta l’erba un fascio, che il male non sta in un intero popolo, ma in chi continua a difendere le crudeltà compiute in nome di un’ideologia.

 

Per l’occasione la biografia di VanziniL’ultimo Sonderkommando italiano – è stata donata dalla Rizzoli alla biblioteca del carcere. Le tre ore al Due Palazzi sono state possibili grazie all’apertura verso gli apporti esterni da parte della direzione e grazie alla cooperativa sociale AltraCittà, che dal 2003 con dieci volontarie e lavoratrici di tutte le età, si occupa di integrare nella società carcerati ed ex detenuti, per non far sentire emarginato per sempre chi ha sbagliato e vuol tornare a vivere.

 

 

2 risposte a “Ex internato va dai detenuti

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