L’abbraccio degli studenti


sanremo 2

La forza riparatrice della testimonianza

 

A Sanremo l’altro giorno è successo qualcosa di inatteso. Mi trovavo con Enrico Vanzini in una sorta di tour che sto facendo con lui per presentare il libro L’ultimo sonderkommando italiano, ma soprattutto per far sentire la sua testimonianza di sopravvissuto a Dachau e di internato costretto per 15 giorni dalle SS a gettare nei forni crematori i corpi dei suoi compagni uccisi a mitragliate, gasati o di percosse o morti di fame o malattie. Il 24 gennaio al Palafiori davanti a 400 persone con vicesindaco, prefetto di Imperia, comandante dei carabinieri in prima fila, quando si sono riaccese le luci dopo il mio documentario sulla drammatica storia di Enrico, c’è stato un incredibile lunghissimo silenzio. Non sapevamo che fare e non ci siamo mossi. Ma qualcosa andava fatto e così ci siamo alzati per raggiungere il palco e a quel punto è partito l’applauso che ha salutato un commosso Enrico. Poi, al momento del commiato, si sono presentate persone giunte apposta per conoscerlo, anche da Alessandria, Genova, dal Piemonte e perfino da Dongo in provincia di Como. Sanremo 25 gennaio 2014

Il mattino seguente, stessa sala, 600 ragazzi delle medie venuti anche da paesi vicini. Al termine gli studenti non se ne sono andati così com’erano venuti, ma sono spontaneamente sfilati in fila indiana per andare a stringere la mano ad Enrico e per abbracciarlo. Gli hanno fatto sentire quel calore umano che nel lager era stato negato a lui come alle decine di migliaia di suoi simili: imprigionati per la sola colpa di essere soldati nemici, oppure ebrei, zingari, omosessuali, testimoni di Geova o oppositori del nazismo. La forza riparatrice della testimonianza. Difficile non restarne colpiti, difficile non commuoversi nuovamente come ogni volta che Enrico Vanzini ripercorre il suo calvario. Lo fa per ore, senza sosta, senza stanchezza nonostante i suoi 91 anni. Lo fa dopo 60 anni di totale silenzio su quella vicenda: un silenzio a cui i 7 mesi di prigionia lo obbligarono, prima per l’impossibilità di parlare con qualcuno dei 3.000 italiani che si trovavano nello stesso lager, poi per l’isolamento in cui si è sentito una volta rientrato in patria, per la paura di non venir creduto e per il dolore di rivivere le scene che aveva sempre davanti agli occhi e nell’anima.

 

2 risposte a “L’abbraccio degli studenti

  1. È stata una forte emozione ascoltare le parole del sig. Vanzini specie dopo aver visitato il campo di Dachau, qualche anno fa. È valsa la pena partire da Dongo per conoscere ina persona come il sig. Vanzini. Un saluto ancora ad entrambi.

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