L’utopia di Mujica


mujica-austero-12L’utopia è possibile, parola di presidente

Se quattro altri capi di Stato (Cina, Germania, Russia, Stati Uniti) avessero il coraggio di parlare come il presidente dell’Uruguay (ma forse basterebbe Obama) il mondo sarebbe decisamente migliore. Peccato che l’Uruguay con i suoi 3 milioni di abitanti, conti poco nel consesso mondiale. Poco politicamente, ma le idee controcorrente espresse dal suo presidente, nella loro semplice ovvietà, sono potenti proprio perché vanno contro la politica imperante, e parlano direttamente all’umanità delle persone che da quella politica sono governate. Il guaio è che la maggioranza della gente preferisce non porsi problemi, vive male e si adatta allo status quo pensando che, tanto, non si può cambiare nulla.

Ecco cosa José Mujica (la sua gente lo chiama affettuosamente Pepe) disse il 21 giugno 2012 al G20 di Rio de Janeiro.

Negli anni Venti eravamo all’avanguardia in tanti campi. Direi che la socialdemocrazia fu inventata in Uruguay. In quasi 50 anni il mondo ci vide come una specie di Svizzera. In realtà a livello economico siamo stati il figlio bastardo dell’impero britannico e quando questo ci lasciò, abbiamo vissuto l’amaro miele dell’interscambio funesto e per quasi 50 anni abbiamo ignorato tutto il passato, tranne i successi sportivi del Maracanà. Oggi siamo risorti in questo mondo globalizzato, imparando a volte dal nostro dolore: una vittoria personale perché quando ero ragazzo (perché una volta lo sono stato) feci di tutto per cambiare il mondo in un sogno di una società libertaria e senza classi sociali. Ovviamente mi assumo le mie responsabilità per i miei errori, in parte figli del mio tempo. Però ci sono delle volte in cui mi viene la nostalgia di quando avevamo la forza di portare avanti tanta utopia…

Sì è possibile un mondo con una miglior umanità. Però oggi il primo obiettivo è salvare la vita. Sono del Sud e vengo dal Sud. Arrivo carico inequivocabilmente della visione dei compatrioti poveri dell’America Latina, patria comune; carico della cultura originale, con il resto del colonialismo delle Malvinas, dei blocchi inutili, col sole dei Caraibi che si chiama Cuba; carico della conseguenza della vigilanza elettronica che ci avvelena inutilmente; carico di un gigantesco debito sociale e della necessità di difendere l’Amazzonia, il mare, i grandi fiumi; carico della denuncia che la Colombia possa incontrare la pace; carico della denuncia del bisogno della tolleranza, fondamento della convivenza pacifica. E devo dire che va combattuta l’economia sporca che sostiene che siamo più felici solo se ci arricchiamo con qualunque mezzo. Noi stiamo occupando il tempo col dio mercato, che ci organizza l’economia, la politica, i vestiti, la vita. Sembrerebbe che siamo nati solo per consumare e consumare. E quando non possiamo ci riempiamo di frustrazioni… Oggi per smaltire i consumi di un americano medio sarebbero necessari tre pianeti… Promettiamo una vita di successi che però costituisce qualcosa che va contro la natura e l’umanità.  La nostra civiltà va contro la sincerità, la sobrietà, contro tutti i cicli naturali. Ma anche peggio, la civiltà va contro la libertà che presuppone che si debba avere il tempo per vivere le relazioni umane e le cose trascendenti: amore, amicizia, avventure, solidarietà, famiglia. Questa civilizzazione va contro il tempo libero che non paga, che non si compra e che ci permette di contemplare lo scenario della natura. Ammazziamo la foresta per costruire foreste anonime di cemento. Sostituiamo la sedentarietà con le camminate, l’insonnia con le pastiglie e la solitudine con l’elettronica. Consideriamo la nostra biologia che difende la vita come la causa dei mali e la sostituiamo con il consumismo funzionale all’accumulazione. La politica non può che perpetuarsi e delega il potere che lotta per raggiungere il governo, comprando e vendendo tutto… Ogni cosa è affari: il marketing è per cementifici, servizi funebri, padri e madri, per nonni, segretarie, auto e vacanze. Il marketing influisce deliberatamente sui bambini e sulla loro psicologia per assicurarsi vendite future… L’ometto medio delle nostre grandi città si sposta tra le finanziarie e la noia quotidiana dei negozi, a volte temperata dall’aria condizionata. Sogna sempre vacanze e libertà. Sogna di avere i conti a posto, finché un giorno il cuore si ferma e addio. Ci saranno altri soldati che assicureranno l’accumulazione. La crisi è l’impotenza della politica, incapace di capire che l’umanità non è distinta dal sentimento di nascita che è dentro il nostro codice genetico: di dovunque siamo, siamo.

 

Globalizzazione

Ma oggi è tempo di iniziare a preparare un mondo senza frontiere. L’economia globalizzata non ha altro obiettivo che l’interesse privato di pochissimi e ogni Stato mira alla sua stabilità e continuità. Il capitalismo produttivo è prigioniero nella cassa delle grandi banche che in fondo sono il vertice del potere mondiale. Il mondo richiede regole globali che rispettino la scienza, ma non è la scienza a governare il mondo. Si precisano ad esempio tante definizioni: quante ore di lavoro in tutta la Terra, come convertire le monete, come si finanzia la lotta per l’acqua e contro il deserto, come si ricicla e si combatte il riscaldamento globale? Sarebbe importante ottenere il consenso planetario verso la solidarietà, mobilizzare la grande economia non per creare l’obsolescenza calcolata, ma per elevate i più poveri del mondo. Serve un neo keynesianismo utile per battere la vergogna più forte del mondo. Abbiamo bisogno di meno organismi mondiali che parlano della fame del mondo e che fanno (con i loro incontri) più che altro del bene alle compagnie aeree. La scienza deve impegnarsi per l’umanità, non per arricchirsi. Con gli uomini di scienza serve un accordo per il mondo intero. Né i grandi Stati e tantomeno il sistema finanziario dovrebbero governare il mondo umano. Sì, l’alta politica assieme alla scienza senza fini di lucro devono unirsi…

La politica e i giovani sono vecchi

Nell’ultimo secolo la popolazione è quadruplicata… Siamo entrati rapidamente in una nuova era, ma con politici, cultura, partiti e giovani tutti vecchi. Non possiamo condurre la globalizzazione perché il nostro pensiero non è globale… Il nostro tempo è poderosamente rivoluzionario come mai lo è stato prima, ma non è guidato con coscienza o con istinto o con una politica organizzata, perché non abbiamo avuto una filosofia che ci ha preparato al rapido cambiamento… Siamo impreparati alle novità e quindi seguitiamo a colonizzare come sempre, perché l’essere umano è un conquistato antropologico.

Le cose hanno sottomesso le persone

Sembra quasi che le cose diventino autonome e sottomettano gli uomini… Le repubbliche nate per affermare che gli uomini sono uguali, e i cui governi dovrebbero rappresentare il bene comune, spesso si deformano e dimenticano chi devono servire. Le repubbliche furono inventate per stare in cima al potere e per essere funzionali alla vita dei loro popoli. Perciò devono lottare per la promozione della maggioranza. Ma per reminiscenze feudali, classismo dominatore e per la cultura consumistica, spesso le repubbliche adottano un sistema di vita distante dall’uomo comune che dovrebbe per loro essere l’obiettivo centrale della lotta politica. I governi repubblicani dovrebbero conformarsi ai loro popoli. La cosa migliore della repubblica è che è meglio di niente…

In armamenti 2 milioni di $ al minuto

Altro fattore che ci rimanda alla preistoria: è impossibile evitare la guerra quando la politica fallisce. Così cari amici in ogni minuto nel mondo di spendono 2 milioni di dollari per armamenti. Nella ricerca medica che è una benedizione per l’essere umano, si investe solo un quinto di quanto si spende per la ricerca militare. E’ un processo cieco dal quale non possiamo uscire ed è fonte di nuove guerre. So che è molto facile poeticamente criticare. Sarebbe possibile ancora tornare all’innocenza se fossimo capaci di esercitare accordi mondiali di prevenzione, di politica planetaria che ci garantisca la pace dandoci garanzie che non abbiamo. Dove si andrebbe senza questa garanzia planetaria?

ONU, democrazia ferita

Le istituzioni mondiali vegetano all’ombra delle grandi nazioni che bloccano nei fatti questa ONU che fu creata come un sogno di pace per l’umanità. Ma è una delle regole della democrazia planetaria: perché non siamo uguali in questo mondo, ci sono i più forti e i più deboli. Pertanto è una democrazia planetaria ferita. E’ impossibile un accordo di pace mondiale militante e combattivo: quindi guardiamo da lontano…  Amici, è molto difficile inventare una forza peggiore del nazionalismo sciovinista delle grandi potenze: la forza liberatrice dei deboli (il nazionalismo) padre del processo di decolonizzazione si trasforma in oppressione nella mano dei forti, come negli ultimi 200 anni abbiamo visto dovunque. L’ONU si sviluppa in assenza di potere e autonomia da parte dei popoli più deboli che costituiscono la maggioranza dei Paesi. Un piccolo esempio: il nostro piccolo Paese ha in termini assoluti la maggior quantità di soldati in missioni di pace dei Paesi dell’America Latina e noi andiamo dove ci chiedono di andare, ma siamo piccoli e deboli e dove si prendono le grandi decisioni noi non entriamo neanche per servire il caffè. Nel più profondo del nostro cuore c’è un enorme anelito perché l’uomo esca dalla preistoria, perché dove c’è guerra si è nella preistoria, pensando quante cose invece si potrebbero costruire.

 

Serve un vero governo per l’umanità

Senza dubbio bisogna lottare per un’agenda mondiale che cominci a governare la nostra storia superando la minaccia alla vita. La specie dovrebbe avere un governo per l’umanità che superi l’individualismo e creare una testa politica che non guardi all’interesse immediato. Bisogna capire che gli indigenti del mondo non appartengono all’Africa o all’America Latina, ma all’intera umanità che deve impegnarsi per il loro sviluppo.

 

Globalizzazione e consumi pilotati

In una caserma dei pompieri in California c’è una lampadina sempre accesa da cent’anni. Quanti milioni di dollari ci hanno preso dal borsellino facendo deliberatamente porcherie perché noi continuiamo a comperare… Questa globalizzazione sta cambiando brutalmente gli uomini  il pianeta, la vita e invece di governare l’organizzazione ne siamo governati… L’uomo può portare l’agricoltura al mare, creare vegetali che vivono con acqua salata. Lì sta la più portentosa fonte di energia. Che sappiamo della fotosintesi? Quasi niente. E’ possibile uscire dall’indigenza del pianeta, creare stabilità se si inizia a ragionare come specie non solo come individui. Ma perché questi sogni si realizzino dovremo governare noi stessi o soccomberemo. Pensiamo alle cause di fondo invece di fare discorsi inutili. Pensiamo che la vita umana è un miracolo, che siamo vivi per miracolo e niente vale più della vita! Il nostro dovere biologico e primario è rispettare la vita e guidarla e capire che la specie è il noi stessi.

0e8f2ba6-31de-4671-a009-d0c1eacefbc9Il presidente più popolare che c’è

L’Uruguay presenta una legge innovativa sui matrimoni gay e ha legalizzato produzione, consumo e vendita della marijuana. Il 20 maggio José Mujica compirà 79 anni. Di certo è il presidente più popolare (in senso stretto) del mondo. Da quando nel 2010 ha assunto l’incarico, ha rinunciato al palazzo presidenziale continuando a vivere nella sua modesta fattoria di periferia senza guardie del corpo; ha rinunciato all’auto di rappresentanza viaggiando su uno sgangherato Maggiolino; ha rinunciato agli 8.800 euro di stipendio mensile devolvendone il 90% ad associazioni no profit e a bisognosi. Vive quindi con 1.090 euro al mese e dichiara che deve farseli bastare, perché tanti suoi connazionali non hanno neppure quelli.

Fin troppo facile paragonarlo ai nostri politici: il premier Renzi dovrebbe ricevere un appannaggio di 9.500 euro mensili mentre il presidente Napolitano – fonte Il Giornale – arriverà nel 2014 a 20.668 euro al mese. Video del discorso di José Mujica al  G20 di Rio de Janeiro. Di fronte a tante evidenti diversità tra i politici italiani e questo esempio di politica diversa, l’unica soddisfazione è poter dire che, per via materna, il presidente dell’Uruguay è di origine italiana, della Val Fontanabuona in provincia di Genova.

 

2 risposte a “L’utopia di Mujica

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