Yemen attentati


Sanaa-Yemen1Attentato in Yemen

La testimonianza di un italiano rimasto

Europei in pericolo in Yemen: la sera di venerdì 9 maggio un nuovo attentato nella capitale Sana’a nel quartiere delle ambasciate Hadda. Un amico che lavora come volontario in Yemen assieme ad altri otto (chiede l’anonimato per ragioni di sicurezza) dalla capitale Sana’a mi comunica che la situazione è critica. La notizia di quest’ultimo attentato gli è stata comunicata da un conoscente yemenita, perché è difficile avere notizie dirette: in un primo momento si era parlato di vittime europee, in seguito non confermate. Giovedì 8 maggio a lui e ai suoi colleghi è stato detto che, se non rimpatriano, non potranno uscire autonomamente da casa e dovranno attenersi rigidamente alla regola di recarsi soltanto al lavoro, come sempre scortati da guardie armate, per poi restare rinchiusi nei propri alloggi. Ecco il suo racconto.

Giovedì 8 maggio alle 7 e mezza di mattina ho sentito una forte esplosione, come di una bomba, seguita da molti spari. Oggi sono per forza a casa perché il sabato è festivo e anche per il pericolo di attentati. Alcuni giorni fa le truppe yemenite avevano ammazzato una quarantina di terroristi di Al Qaeda, la quale per vendetta ha cominciato a sparare ai pochi occidentali in giro. C’è nel Paese una costante grande caccia all’uomo, perché qui ci sono molte cellule terroristiche: i terroristi di Al Qaeda arrivano dalla vicina Arabia Saudita. Le ambasciate per sicurezza hanno chiuso i battenti e molti appartenenti alle organizzazioni non governative sono stati rimpatriati o inviati a Bruxelles. La scorsa settimana hanno ammazzato un contractor francese. A quanto so siamo l’unico gruppo straniero presente nella capitale. Nel frattempo gli yemeniti hanno fatto fuori nella notte a Sana’a, un capo di Al Qaeda, sospettato di aver compiuto attentati costati la vita ad alcuni soldati e di aver gestito il sequestro di cittadini stranieri.

Dopo la cattura del loro capo, quelli di Al Qaeda per vendicarsi hanno ricominciato a sparare, non limitandosi più a rapire le persone: una decina di soldati sono morti ieri e altri sono stati sequestrati durante un attacco a un posto di guardia del Palazzo presidenziale di Sana’a, mentre il presidente della Repubblica era fuori sede. Insomma siamo in piena escalation. Anche noi siamo a rischio rimpatrio. Che non ci sia un clima facile lo si sapeva: il 5 dicembre ho fotografato il fumo di un attentato non tanto lontano da dove mi trovavo: è stato quando un kamikaze si è fatto saltare in aria nell’ospedale militare dov’era ricoverato il fratello del presidente. Dopo l’esplosione è entrato nella struttura un commando uccidendo una sessantina di persone.

Noi sentiamo spesso spari ed esplosioni: il problema è che spari ed esplosioni sono il naturale corredo dei festeggiamenti per i matrimoni, difatti le strade sono cosparse di bossoli e nelle foto di matrimonio gli uomini si fanno immancabilmente ritrarre col fucile in spalla perché questo è un popolo guerriero. E poi incontri sempre per strada gente armata; oltre ai soldati che girano costantemente con le armi addosso, puoi trovare gente in borghese col kalasnikov in spalla: poliziotti o chissà chi. Ma la popolazione è molto cordiale con noi occidentali, ci salutano sempre e si preoccupano della nostra incolumità: anche perché siamo bersagli facili, e poi gli occidentali sono diventati degli obiettivi per i terroristi. Non passiamo inosservati e per uscire non ci basterebbe vestirci come loro, abbiamo un colore della pelle diverso.

national geographic fotoE le autorità italiane cosa vi dicono?

Non sappiamo nulla da tre giorni. La nostra ambasciata, l’ho chiamata oggi, cerca di tranquillizzarci dicendo che questa è la normalità nel Paese e che dobbiamo stare attenti e non uscire di casa. L’anno scorso l’ambasciata italiana ci mandava dei messaggi, ma ora più nulla e noi viviamo una fortissima tensione. Domani domenica torneremo a lavorare. Le strade d’accesso alla capitale sono bloccate e la benzina è razionata. Fanno difficoltà a spostarsi gli stessi yemeniti e si sentono spari isolati. Ci siamo riuniti noi volontari per decidere il da farsi e abbiamo scelto di restare, contrariamente a tutti i nostri amici stranieri delle Ong che sono stati rimpatriati. Il brutto è che non abbiamo notizie ufficiali. Non ho la tv e riesco a sapere qualcosa sullo Yemen solo grazie a Internet da un sito francese e da uno italiano; ma poi la corrente ce l’abbiamo solo per 3 – 5 ore al giorno. Ultimamente è mancata per due giorni consecutivi: qualcuno ipotizza che sia per colpa di attentati che mirano a creare un clima di tensione nei cittadini della capitale. Le nostre guardie del corpo, non parlando inglese, si limitano a dirci: “Paura, casa”.

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La Farnesina il 2 aprile ha diffuso questo comunicato (tuttora valido): E’  assolutamente sconsigliato, in questo particolare momento, effettuare viaggi in tutto il Paese incluso l’isola di Socotra. Ai connazionali che – per assoluta necessità- siano rimasti in Yemen, si raccomanda di adottare ogni massima misura di prudenza, evitando luoghi di ritrovo, manifestazioni ed assembramenti specialmente durante il venerdì di preghiera e il fine settimana.
Si segnala altresì che pacchetti per soggiorni turistici in Yemen vengono diffusamente proposti, soprattutto on line. Si prega di diffidare di tali opportunità perche spesso proposte da operatori turistici non affidabili, che non esitano talvolta a proporre l’acquisizione di visti online che possono risultare, come già successo, falsi.

Nelle foto due immagini della splendida Sana’a, capitale dello Yemen (1.800.000 abitanti) a 2.250 metri di altitudine. La terza foto è della paradisiaca isola di Socotra.

4 risposte a “Yemen attentati

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