Yemen attentati


602-408-20130803_170116_7D9FC5A4Yemen doppio ultimatum

Sms dell’ambasciata agli italiani 

Situazione sempre più grave in Yemen. Domenica 7 settembre le milizie zaidite Houthi che occupano la via d’accesso all’aeroporto della capitale San’a’ hanno annunciato che se il presidente della Repubblica Unita dello Yemen (repubblica presidenziale con al vertice il maresciallo Abed Rabbo Mansour Hadi, 69 anni) non si dimetterà entro l’8 settembre, martedì 9 inizieranno gli attentati. Domenica sera, mi comunica una fonte italiana che si trova sul posto, in capitale si sono sentiti molti più spari del solito, con scontri a fuoco e lanci di bottiglie molotov. La televisione di Stato non ne parla, ma le notizie filtrano tra la popolazione locale: con un ultimatum il governo ha dato ai ribelli 12 ore per riaprire la strada per l’aeroporto, poi inizierà l’attacco massiccio. Occupato dagli Houthi anche il ministero delle telecomunicazioni. Nella giornata di martedì 9 settembre l’ambasciata italiana ha inviato agli italiani che vivono nel Paese il seguente sms: Sanaa: manifestazioni e scontri in vari quartieri. Max cautela, evitare spostamenti. Ambasciata contattabile a 00967733662937. Ambasciata Sana’a

Per il secondo giorno gli occidentali sono rimasti per prudenza in casa e alcune ambasciate sono state chiuse. I morti negli scontri con la polizia che ha fatto uso di cannoni ad acqua e pallottole sono stati 9 martedì con scontri in periferia e in capitale, con decine di feriti mentre i ribelli cercavano di attaccare la sede del governo. Intanto sono stati chiusi il ministero dell’energia elettrica e delle telecomunicazioni e ai veicoli ministeriali i ribelli hanno impedito di muoversi in capitale.

Per capire il tipo di democrazia vigente nel Paese basta dire che, quando due anni fa il presidente venne eletto alle prime elezioni a suffragio universale della storia yemenita, il suo nome era l’unico che gli aventi diritto al voto (su 24 milioni di abitanti che vivono per il 50% con 2 dollari al giorno) potevano scegliere, non essendoci altri candidati: anche perché il suo predecessore era sta stato ferito in un attentato.

L’oggi dello Yemen che Pier Paolo Pasolini definì come il paese più bello del mondo, paragonandone la capitale a una Venezia selvaggia nella polvere, è fatto di gravi pericoli per la popolazione. Gli Stati Uniti hanno chiuso da qualche mese la propria ambasciata ed è proprio l’aiuto americano e saudita al governo ad essere osteggiato da Al Qaeda che non vede di buon occhio la trasformazione del Paese in Stato federale appoggiato appunto da Washington e Riyad. Contro il governo combattono, a nord le milizie sciite degli Houthi, che il governo ritiene siano sostenute dall’Iran; a sud quelle di Al Qaeda che qui è chiamata AQAP (Al Qaeda nella Penisola Arabica). Video di Aljazeera su scontri del 9 settembre in capitale

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