La lenta rivoluzione Dc


news_47182Premier di sinistra che piace a destra

Un presidente del Consiglio che viene da un partito di sinistra, ma piace molto più ai partiti di destra, è una di quelle stranezze tipicamente italiane che fanno impazzire di curiosità gli stranieri, sempre affascinati da questo strambo Paese. Sorprende gli stranieri e quanti hanno ormai perso il conto dei lenti (ma inesorabili) passaggi che hanno minato dall’interno il partito numero uno dell’opposizione (il PCI di Togliatti del dopoguerra) fino a trasformarlo in una Democrazia Cristiana camuffata in cui fanno strada i vecchi dc, e al cui vertice c’è proprio un ex democristiano che da ragazzo di certo non frequentava le feste dell’Unità, ma i raduni dei boyscout cattolici.

 

71185-renzicavalloditroiaSe crolla il muro il cavallo di Troia non serve

La miglior rivoluzione è quella che scardina il sistema dall’interno e non lascia sul campo morti né feriti. Quindi, dopo un processo lento (ma inesorabile) che ha trovato la chiave di volta nel crollo del Muro di Berlino, perché stupirsi se il Partito Democratico va a braccetto con Forza Italia? Il nostro, ormai è chiaro a tutti, è un Paese di destra che, fin dal 1861, ha presentato molte facce della stessa medaglia: monarchia, fascismo, democrazia cristiana (in parte), berlusconismo; con in mezzo la terribile parentesi della strategia della tensione nei suoi molteplici risvolti e con i suoi aiuti internazionali, tesi comunque a riaffermare che la sinistra al potere non deve proprio andarci.

In definitiva si può pretendere che un democristiano (a parte rare eccezioni) faccia cose di sinistra? Sarebbe come chiedere a un partigiano della prima ora di cantare Faccetta nera.

Governo-RenziIl governo Renzi pare un tantino di centrodestra?

Così sembra. Certo di questo governo, non eletto dal popolo in libere elezioni, fanno parte tre ministri fino a poco tempo fa berlusconiani (Angelino Alfano, Maurizio Lupi, Beatrice Lorenzin, tutti ex Popolo della libertà), una già della Lista per Monti (Stefania Giannini), un ex UDC (Gianluca Galletti), un ex Partito Popolare Italiano (Dario Franceschini), un ex Margherita (Paolo Gentiloni), un’imprenditrice con incarichi in Confindustria (Federica Guidi), un economista (Pietro Carlo Padoan). Ma ha anche altri sette ministri con una storia di sinistra: Maurizio Martina (Ds), Maria Anna Madia (PD veltroniani), Andrea Orlando (DS veltroniani), Roberta Pinotti (Pd veltroniani), Giuliano Poletti (già Pci), Maria Elena Boschi (Pd dalemiani), Maria Carmela Lanzetta (Pd civatiani). Certo sono solo il 50%. Meno Renzi.

renzi_berlusconiPatto del Nazzareno o del pranzo ad Arcore?

Oggi molti si interrogano su cosa ci sia alla base del cosiddetto Patto del Nazzareno, l’accordo riservato (segreto?) che prende il nome dall’incontro storico Berlusconi – Renzi avvenuto il 18 gennaio 2014 nella sede nazionale del Partito Democratico (largo del Nazareno, Roma), dove il segretario del PD (partito nato dalle ceneri del PCI) incontrò il fondatore di Forza Italia, ossia l’uomo che ha fatto la sua fortuna politica agitando lo spauracchio dei comunisti al potere. 25cul03f20_MGzoomCurioso che l’incontro si svolse sotto questa foto (di Alberto Korda) molto borghese e sicuramente poco in linea con l’immagine rivoluzionaria cubana, che ritrae Fidel Castro e Che Guevara intenti a giocare a golf (foto voluta da Renzi una volta nominato segretario PD): anche questo è un segno dei tempi. Per spingere un uomo di destra come Berlusconi a varcare il portone (seppure in una sede diversa da via Botteghe Oscure) di quello che fu il Partito Comunista, dev’esserci stato un motivo più che valido, quasi una questione di vita o di morte (politicamente parlando). Non solo, quindi, il gesto di cortesia dell’avversario che ricambia una visita ricevuta. Sì perché ormai si dimentica che quando Silvio Berlusconi era dall’altra parte della barricata (presidente del Consiglio), il 6 dicembre 2010 nella sua chiacchierata villa di Arcore ricevette a pranzo in visita privata l’allora sindaco di Firenze Matteo Renzi. L’incontro doveva rimanere riservato, ma anche le auto dai vetri oscurati parlano e la dimora era costantemente pattugliata da carabinieri e giornalisti… Che ci andò a fare il sindaco (passato da due anni dal Partito Popolare Italiano, quello di Buttiglione, al PD) a casa Berlusconi, all’epoca visto come fumo negli occhi da tutta la sinistra italiana? Questo sarebbe più interessante capire. Furono gettate lì le basi dell’alleanza tra avversari politici? enrico-marinelli-fotogramma-672Sponsor di quell’incontro fu una persona che aveva punti di contatto con entrambi: Enrico Marinelli (nella foto). Da fiorentino conosceva bene il concittadino Renzi e da imprenditore presidente del gruppo industriale Frette (di Monza) poteva dirsi vicino a Berlusconi, se non altro per aver messo a disposizione del governo per il G8 de L’Aquila (luglio 2009) lenzuola di raso, copripiumini, asciugamani, accappatoi e pantofole personalizzate con le iniziali dei leader.

Cosa si dissero i due in quel pranzo? Niente di importante, si desume dal resoconto fatto al Corriere della sera lo scorso agosto dall’imprenditore fiorentino: si parlò di Firenze, ammise Renzi quando all’epoca la notizia venne fuori. Probabilmente molto di più, insinuano i soliti dietrologi. http://www.corriere.it/politica/14_agosto_07/portai-matteo-ad-arcore-calcio-battute-due-si-capirono-subito-cb21801e-1e0c-11e4-832c-946865584d19.shtml

2 risposte a “La lenta rivoluzione Dc

  1. Vero, ma il mio non è stupore, è constatazione. Il processo di spostamento dell’asse dentro il Pd è cominciato da ‘mo, infatti. Lento, ma inesorabile. Ecco rispetto a Moro il parallelo non lo vedo per niente. Nel senso che Moro (a mio modesto parere) cercava vie di dialogo plausibili tra parti ben distinte, mentre qui stento a percepire quella inevitabile distanza che, pur nel contatto cercato (e da altri impedito col sangue) Moro avrebbe comunque voluto mantenere con lo storico avversario.

  2. Stupendosi delle origini e della “destrosità” di Renzi qualcuno dimentica che Prodi ha con Renzi le origini comuni e la Bindi pure.
    La differenza secondo me è che Renzi, al contrario dei suoi predecessori democristiani presidenti o segretari PD, non ha fatto dell’anti-berlusconismo una bandiera di intolleranza. Berlusconi c’è, rappresentava fino a poco tempo fa il 20% degli italiani, in caso di elezioni ha una macchina forte e imponente, perché non ragionarci?
    In fondo le origini stesse di democristiano lo consigliano in tal senso. Non si mise a ragionare con “il nemico” anche Moro? E non lo fece Berlinguer? Forse Renzi, essendo giovane, sa che certamente il tempo lo favorisce e infierire, come altri fanno, su un “avversario” ultra-settantenne è inutile. Mi perdoni il suo avversario, ma se ne andrà da solo e molto prima di Renzi. Il vero Cavallo di Troia secondo me non é Renzi, ma il nuovo PD che anzichè fare con le destre un muro contro muro ha aperto la porta e incamerato l’area più centrista isolando contemporaneamente la propria area più estrema. Si sta formando, a scapito di destre e sinistre storiche una sorta di partito unico sul genere dei Democratici statunitensi o di altre espressioni politiche simili europee. La Destra muore, viva la Destra e fra una decina d’anni ritornerà com’é stato in Francia e in altri Paesi. I Partiti devono esserci tutti se si vuole che ci sia democrazia vera e chi sbraita che alcuni “devono sparire” lo fa solamente perchè auspica un “partito unico” di altro genere e che nulla ha a che fare con la democrazia.

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