Trilussa e la guerra


WW1066 copia_MGZOOMNinna nanna di Trilussa

 

Il grande poeta romano Carlo Alberto Salustri, meglio conosciuto come Trilussa, nell’ottobre 1914 così scriveva a prima guerra mondiale iniziata: coraggiosamente, senza preoccuparsi troppo del potere, descriveva una verità di sempre.

Ninna nanna, tu non senti

li sospiri e li lamenti

 de la gente che se scanna

 per un matto che comanna;

 che se scanna e che s’ammazza

 a vantaggio della razza

 o a vantaggio d’una fede

 per un Dio che nun se vede,

 ma che serve da riparo

 ar Sovrano macellaro

 chè quer covo d’assassini

che c’insanguina la terra

è un gran giro de quattrini

 che prepara le risorse

 pe’ li ladri de le Borse.

Fa’ la ninna, cocco bello,

finché dura ‘sto macello:

 fa la ninna, chè domani

rivedremo li sovrani

 che se scambiano la stima

boni amichi come prima.

So’ cuggini e fra parenti 0

nun se fanno comprimenti:

 torneranno più cordiali

 li rapporti personali.

 E riuniti fra di loro

 senza l’ombra di un rimorso

ce faranno un ber discorso

 su la Pace e sul Lavoro

 pe’ quer Popolo cojone

 risparmiato dar cannone!

 Ninna Nanna di Trilussa, cantata da Claudio Baglioni 

Trilussa_15Chi era Trilussa

 

Mo’ me ne vado. Sembra siano state queste le sue ultime parole, dette sul letto di morte alla sua domestica. Incredibilmente ironico, incredibilmente alto per il suo tempo (quasi due metri). Parole pronunciate in romanesco che era la sua lingua di sempre, nella quale scrisse innumerevoli poesie, sonetti e favole pubblicati tra il 1887 e il 1950. Morì da senatore a vita, proclamato solo 20 giorni prima dal presidente Luigi Einaudi: M’hanno nominato senatore a morte diceva scherzando.

Con i suoi scritti sottolineò con amaro umorismo la corruzione dilagante nell’Italia giolittiana, poi fascista e in quella dell’immediato dopoguerra. Non faceva sconti a nessuno. Con la sua poesia dialettale, il più possibile italianizzata (tanto da suscitare la critica dei puristi del dialetto), si rifece a Giuseppe Gioacchino Belli (morì il 21 dicembre, lo stesso giorno, della morte del Belli e di Giovanni Boccaccio), ma eliminando il più possibile i riferimenti volgari.

Figlio di un cameriere e di una sarta, non riuscì ad andare oltre la terza elementare. Eppure durante la Belle Epoque declamava i suoi versi nei caffè concerto e con i suoi sonetti fece pure una tournée in Germania accompagnato dal celebre trasformista Leopoldo FregoliTrilussa

Tra le sue poesie più conosciute ci sono la Ninna nanna e La Statistica che contiene il celebre aforisma (Me spiego: da li conti che se fanno seconno le statistiche d’adesso risurta che te tocca un pollo all’anno: e, se nun entra nelle spese tue, t’entra ne la statistica lo stesso perch’è c’è un antro che ne magna due.) e i libri Ommini e bestie, Er serrajo, Lupi e agnelli, I sonetti.

C’è stato perfino un Papa, Albino Luciani, che in un’udienza del 1978, recitò la sua poesia La Fede : Quella vecchietta cieca, che incontrai la notte che me spersi in mezzo ar bosco, me disse: – Se la strada nun la sai, te ciaccompagno io, ché la conosco. Se ciai la forza de venimme appresso, de tanto in tanto te darò ‘na voce, fino là in fonno, dove c’è un cipresso, fino là in cima, dove c’è la Croce… Io risposi: – Sarà … ma trovo strano che me possa guidà chi nun ce vede… – La cieca allora me pijò la mano e sospirò: – Cammina! – Era la Fede.

Trilussa era solitamente così di buon umore che, quando ricevette la lettera intimidatoria dell’usuraio da cui aveva avuto un prestito, la pubblicò nel 1989 come prefazione al suo volume di sonetti intitolandolo Altri sonetti. Preceduti da una lettera di Isacco di David Spizzichino, strozzino.

 

C’è un’ape che si posa su un bottone di rosa: lo succhia e se ne va. Tutto sommato, la felicità è una piccola cosa. Trilussa

 

 

3 risposte a “Trilussa e la guerra

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