Terroristi al telefono


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Il perché dell’attacco a Parigi

nelle parole di due terroristi

 

Per 1 minuto e 45 secondi Chérif Kouachi, uno dei due fratelli franco algerini che hanno ucciso 12 persone nell’attacco a Charlie Hebdo, ha risposto alla telefonata di un giornalista del canale televisivo francese BFMTV che alle ore 10 del 9 gennaio (8 ore prima del blitz delle forze speciali) aveva chiamato gli uffici della tipografia di Dammartin dove i terroristi islamici si erano asserragliati con un ostaggio. Audio della telefonata del terrorista e traduzione.

Kouachi: … No ti dico appunto che siamo i difensori della pace con la benedizione del profeta su di noi, e che io Chérif Kouachi sono stato inviato da Al-Qaeda dello Yemen. D’accordo?

Giornalista: D’accordo.

Kouachi: E che sono andato là e che Anwar Al-Awlaki mi ha finanziato.

Giornalista: E quanto tempo fa è successo?

Kouachi: Prima che fosse ucciso.

Giornalista: Ok, quindi sei tornato in Francia non molto tempo fa

Kouachi: No, molto tempo fa … so che i servizi segreti, non ti preoccupare. So molto bene come sono stato in grado di fare le cose bene.

Giornalista: Ok, e ora lì ci siete solo tu e tuo fratello?

Kouachi: Questo non è un problema tuo.

Giornalista: E ci sono persone dietro di voi?

Kouachi: Questo non è un problema tuo.

Giornalista: D’accordo, e voi volete uccidere ancora, in nome di Allah o no?

Kouachi: Uccidere chi?

Intervistatore: Non lo so, è una domanda che ti ho fatto.

Kouachi: Abbiamo ucciso civili nei due giorni in cui ci stavate cercando?

Giornalista: Avete ucciso dei giornalisti.

Kouachi: Ma abbiamo ucciso i civili? Civili o persone durante i due giorni che ci stavate cercando? Ecco!

Intervistatore: Aspetta, aspetta Cherif, Cherif, avete ucciso qualcuno questa mattina?

Kouachi: Ma noi non siamo assassini. Noi siamo i difensori del profeta, noi non uccidiamo le donne. Non uccidiamo nessuno. Difendiamo il profeta. Se qualcuno offende il profeta allora non c’è problema, siamo in grado di ucciderlo. Noi non uccidiamo le donne. Noi non siamo come voi. Siete voi quelli che uccidono i bambini e le donne musulmane in Iraq, Siria e Afghanistan. Siete voi, non noi. Abbiamo un codice d’onore noi in Islam.

Giornalista: Ma hai appena cercato vendetta qui, avete ucciso 12 persone.

Kouachi: Vendetta, hai detto bene. Perché è una vendetta. Esattamente. Ecco. L’hai detto tu da solo perché è una vendetta.

 

 

 La telefonata captata

Più tardi, alle ore 15 del 9 gennaio, la redazione della radio francese RTL telefona al supermercato in cui Amedy Coulibali tiene in ostaggio molti acquirenti di alimenti ebraici: Coulibali il giorno prima aveva ucciso a sangue freddo una poliziotta e, dopo quell’omicidio, nel negozio vengono trovati quattro ostaggi uccisi. Il terrorista francese accetta di spiegare che si è sincronizzato con i due fratelli, poi chiude male il telefono e quindi la radio sente e registra cosa dice agli ostaggi: Ogni volta, loro, cercano di farvi credere che i musulmani sono terroristi. Sono nato in Francia. Se non avessero attaccato in più posti, io non sarei qui… Penso a quelli che avevano Bashar al-Assad in Siria. Hanno torturato la gente (…) Non si è intervenuti per anni (…) poi bombardieri, coalizione di 50.000 di paesi, tutto questo (…) Perché lo fanno? C’era nord del Mali e c’erano la Siria, un colpo organizzato allo stesso tempo (…) non c’era esazione in Mali (.. .) Devono smettere di attaccare lo Stato islamico, devono smettere di togliere il velo alle nostre donne, che smettano di mettere i nostri fratelli in prigione per nulla… Siete voi che avete eletto i vostri governi e i vostri governi non hanno mai nascosto che andavano a combattere in Mali o altrove. Primo. Secondo. Siete voi che li finanziate. Pagate le tasse e date consigli e voi siete d’accordo.

Siamo obbligati, risponde un ostaggio, e Coulibali replica subito: Che? Non siete obbligati, io non pago le mie tasse. Quando pago le tasse, è per le strade, le scuole (…)

Paghiamo le nostre tasse, ma non si fa male a nessuno, dice l’ostaggio.

Replica di Coulibaly: Se tutti si unissero come ora per Charlie Hebdo, per eleggere il loro presidente e fare lo stesso unendovi. Manifestate e dite: Lasciate tranquilli i musulmani e noi vi lasciamo tranquilli. Perché non lo fate? Da noi c’è la legge del taglione. Voi la conoscete molto bene (…) Nel Corano Allah ha detto: “Essi trasgrediscono, trasgredite allo stesso modo alla trasgressione”. Se si toccano i nostri figli, le nostre mogli, i nostri combattenti, noi attacchiamo gli uomini che ci combattono.

E continua: Voi non sapete cosa sta succedendo nei paesi musulmani. Con l’embargo in Iraq hanno ucciso un milione di bambini. Bene, ora io lo dico a voi: il vostro esercito, se non vuole mettere piede là è perché non appena toccano il suolo, si faranno ammazzare in due minuti. Non riuscirebbero a combattere. (…) Non riusciranno mai a batterci (…) Dovunque sono stati non ci sono riusciti. Allah è con noi.

Citando Osama Bin Laden conclude: Come ha detto: “Voi non potrete mai godere della pace. Siamo noi che faremo la pace in Palestina”.

2 risposte a “Terroristi al telefono

  1. certamente di materiale di riflessione ce n’è in abbondanza. La prima riflessione che spontaneamente mi viene è che senza la strage di via Rasella non ci sarebbero state le Ardeatine e che se i paesani di Marzabotto non avesse aiutato i Partigiani non sarebbero stati massacrati e se si fosse subìta passivamente l’occupazione tedesca denunciando gli ebrei e gli oppositori no vi sarebbero state ritorsioni da parte della Wermarcht o delle SS, ma sarebbe stata vita? sarebbe stato dignitoso un popolo così? Nessuno va nei Paesi mussulmani a togliere i veli alle donne, ma non per questo si può tentare di imporli, tali veli, qui; questa è Europa, bella o brutta che sia, e venire a vivere e lavorare qui significa anche accettarne la cultura e i costumi. Solo a un pazzo potrebbe venire in mente di andare negli Emirato o il Iran e uscire con la moglie in minigonna e magari al volante, ma si tollera che un padre riempia di botte la figlia perchè esce la sera vestita all’europea perché “fa parte dei costumi” e si ammette che vi sia chi si fa le foto di riconoscimento con il capo coperto “per motivi religiosi” mentre io non me la posso fare con il cappello in testa. Forse sarebbe tempo che imponessimo, qui, a casa nostra, le nostre regole e la nostra cultura con maggior rigore, mi viene in mente lo Yemenita fermato perchè aveva un grosso coltello infilato nelle cinta come in effetti si fa da loro e assolto perchè é un costume del suo Paese. Ma penso che se avessero fermato un texano con la rivoltella alla cinta o un pastore sardo con la doppietta lo avrebbero condannato, ma tant’é.
    Ero certo che i criminali sarebbero stati presi velocemente, in Francia un attacco così diretto non viene tollerato, è brutto da dover ammettere, ma se la cosa fosse accaduta da noi, e non è detto che non accada, dopo anni se ne starebbe ancora discutendo, come si fa con le BR.

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