Quando i clandestini eravamo noi


1971 italiani in SvizzeraFrancia, Svizzera, Germania

invase da migranti italiani

Il numero dei migranti ci fa paura? Forse perché non conosciamo la storia italiana, e men che meno quella francese, tedesca e svizzera (del pre Unione Europea), Paesi verso i quali si è diretto gran parte del flusso migratorio italiano in cent’anni. Dimentichiamo che tra il 1869 e il 1969 4.535.058 italiani sono emigrati in Francia e nel Principato di Monaco (nella foto sopra il titolo alloggio di immigrati italiani in Svizzera nel 1971, sotto italiani in una miniera di carbone francese). italiens dans les mines de charbonIn realtà sono di più perché dal computo stilato dall’ISTAT mancano gli anni 1871- 1872 – 1943 – 1944 e 1945. E ci sono stati anni in cui i francesi sono stati invasi dagli italiani in cerca di lavoro: 157.025 arrivi nel 1920, 167.982 nel 1923, 201.715 nel 1924, 190.530 nel 1930. imagesA parte i pochi espatriati in Francia durante la seconda guerra mondiale (2 nel 1941 e 27 nel 1942), l’anno in cui i francesi sono stati “invasi” da meno italiani è stato il 1940 con 1.119 “sbarchi”. muratori piemontesi in Francia 1930(nella foto sotto muratori piemontesi in Francia nel 1930).

Per cent’anni è stata incessante l’emigrazione degli italiani anche verso la Svizzera, con 3.684.076 immigrati dal 1869 al 1969, tranne nel periodo dal 1871 al 1875 e dal 1943 al 1945. SvizzeraIl 1962 è stato l’anno delle maggiori emigrazioni in Svizzera con 143.054 espatri in quel Paese; l’anno con minor apporto di italiani nella Confederazione Elvetica è stato il 1942 con solo 265 emigranti. (A fianco protesta di immigrati italiani in Svizzera).

In cent’anni i tedeschi hanno sopportato l’invasione di 2.238.561 italiani dal 1869 al 1969 (mancano gli anni 1871- 1872 – 1917 – 1918 – 1943 – 1944 – 1945 – 1946 – 1947 – 1948 – 1949). 1905 migranti italianiCi sono stati picchi di 100.544 nostri immigrati nel 1960 (quando la Germania aveva già 72 milioni di abitanti), 114.012 nel 1961 e 117.427 nel 1962 e un minimo di 74 nel 1950. bambiniQuesto solo per considerare tre Paesi europei, senza contare l’emigrazione italiana verso Stati Uniti, Canada, Argentina, Brasile, Australia, Belgio, ecc. (nella foto sopra piccoli lavoratori italiani negli USA di inizio Novecento). La fuga degli italiani verso gli Stati Uniti è documentata statisticamente dall’ISTAT a partire dal 1876 con 1.441 migrati, saliti a 11.482 nuovi espatri nel 1881 che diventano 193.772 nel 1902, 358.569 nel 1906, scendendo poi drasticamente durante il fascismo fino ai 15.470 del 1969. Il flusso verso l’Argentina iniziò ad essere documentato nel 1876 col trasferimento di 3.461 nostri connazionali in cerca di lavoro. Nel 1889 se ne andarono dall’Italia all’Argentina altri 69.008, numero che salì a 107.227 nel 1906. Nel 1969 le partenze furono 1.389. Il picco dei nostri migranti verso il Brasile fu toccato nel 1891 con 108.414 migranti e verso l’Australia nel 1955 con 27.689 migranti.

 

Italians_Class_in_EnglishL’esodo biblico italiano

 

Nell’anno 1900 gli italiani che con le valigie di cartone scelsero di emigrare furono 352.782, numero che salì a 533.245 l’anno seguente. Dopo espatri altalenanti nel 1906 se ne andarono dall’Italia in 787.977 che salirono a 872.598 nel 1913. nasce-il-museo-nazionale-dell-emigrazione-italiana-una-casa-per-gli-italiani-nel-mondoL’unico calo si notò nel 1917 con 46.496 espatrii (per metà donne) e nel 1918 con 28.311 per via della prima guerra mondiale. Nel 1920 erano di nuovo 614.611 i fuggitivi. Durante il fascismo vi fu una drastica riduzione degli espatrii (sotto le 100.000 unità all’anno) che ripresero nel secondo dopoguerra con 110.286 nel 1946 toccando le 387.123 unità nel 1961.

 

ellis-island-immigrati-italiani-3-610473Lavoratori esperti, ma non sempre

Chi nell’Ottocento lasciava l’Italia in cerca di miglior fortuna all’estero era per il 99% gente che in Italia aveva un’esperienza lavorativa e si era trovata improvvisamente senza opportunità. Newplay2_1303474000(nella foto di lato bambini italiani a New Jersey). Nel 1915 tra i nostri immigrati salì invece il numero di quelli che non avevano mai lavorato (17,8%): numero che sfiorò il 30% nel 1917 restando intorno al 20% fino al 1929. La percentuale dei mai occupati tornò presto alta tra gli immigrati italiani: al 31,5% nel 1933, al 34,7 nel 1935, col picco del 41,9% nel 1936. Poi rimase tra il 20 e il 30% fino al 1969 quando era del 17,5%.

 

italian-tenament-1910Quando i clandestini erano italiani

Le cronache americane di fine Ottocento attestano che il 2% dei migranti italiani venne respinto con foglio di via all’ingresso negli Stati Uniti e reimbarcato; tuttavia tanti di questi si buttarono in acqua dalle navi raggiungendo riva a nuoto, per diventare dei clandestini. ellis island visitaEIM-Italian-line-poster-720x540Chi invece veniva accettato doveva sottoporsi ad alcuni giorni di quarantena per poi venir smistato nelle varie località. (sopra il titolo alloggio di famiglia italiana in America, di lato controllo a immigrata italiana a New York, sotto sbarco in America). Durante la prima guerra mondiale il sentimento americano divenne fortemente anti – immigrati. Così sulle banchine di Ellis Island a New York i centri di smistamento si trasformarono in centri di detenzione per perseguitati politici e deportati. Ellis_island_1902Il grande centro per gli immigrati (una sorta di CIE italiano, Centro Identificazione Espulsione) aveva grandi camerate e gli immigrati erano sottoposti ad accurati controlli sanitari. Le condizioni erano tali per cui d’inverno molti immigrati morivano di freddo o per l’acuirsi delle malattie. Tra il 1900 e il 1954 a Ellis Island morirono oltre 3.500 migranti e 1.400 erano bambini. In questi anni comportarsi in modo “strano” davanti ai medici preposti alla visita degli immigrati poteva costare caro: mangiarsi le unghie o sorridere, erano considerati comportamenti eccentrici e quindi sintomo di malattia mentale. 090610follettofeatettamanzI medici valutavano la salute mentale anche dalle risposte date in funzione del luogo di nascita: così se un italiano mostrava un comportamento freddo come un tedesco, per loro significava che forse era affetto da depressione. Poteva venire respinto. Nelle prime 3 foto seguenti, sistemazioni di famiglie italiane in America, poi stanza di Ginevra dove nel 1962 vivevano 16 operai italiani (4 metri x 7). Segue la prima pagina del Newspaper del 5 agosto 1882 che illustra un incidente alla baia di New York in cui alcuni malviventi prezzolati assaltano un portuale italiano durante uno sciopero. Poi hangar di un ex lager nazista in Belgio dove dormivano nel 1956 i 136 minatori italiani morti a Marcinelle e infine casa italiana di Buenos Aires. italians-bread

Mrs._Guadina,_living_in_a_dirty,_poverty_stricken_home._On_the_trunk_is_the_work_of_4_days._She_was_struggling_along..._-_NARA_-_523517  08f2cdb0     Ginevra 1962italian-laborersbelgio MarcinelleBuenos Aires italiani

5 risposte a “Quando i clandestini eravamo noi

  1. Gli italiani emigravano verso Paesi con economie floride e poco popolati come USA, Australia, Nord Europa….. qui il problema é che l’Italia ha una densità di popolazione che dovrebbe allarmare mentre invece sento l’allarme contrario, quasi come se, raggiungendo il fattore abitanti x Km della Francia (che poco più abitanti di noi in un territorio una volta e mezzo di estensione) andassimo verso la rovina. Nei Paesi dove la densità di popolazione é bassa si vive meglio, non é difficile capirlo. Se metti due topolini in una gabbietta sono sereni, se ne aggiungi un altro cominciano a diventare violenti, in provincia si vive meglio che in città da sempre. Questa corsa, voluta anche dalla Chiesa, verso un aumento o una non diminuzione della popolazione é solo speculazione politica. Non credo di dire cose insensate asserendo che se fossimo in 5 milioni in meno vivremmo meglio. L’Italia dal satellite sembra la Strip di Las Vegas, tranne che nei laghi c’é luce dappertutto, questo non é progresso, ma sovrappopolazione. INPS e altri enti hanno speso i soldi dei contribuenti in stipendi faraonici e palazzi e ora vogliono rimpinguare le casse con contributi di nuovi lavoratori per non fare emergere il problema e riuscire a pagare pensioni e CIG, ma è un gioco perverso, é come fare un debito per saldarne un altro

  2. Io non ho soluzioni, se non quella che l’Europa si sobbarchi proporzionalmente questi flussi. Il fatto che ci siano speculatori della povertà e della sofferenza non ci esime dall’affrontarla con solidarietà. Per me, enormemente più grave del fatto che alcuni si arricchiscano sulla pelle dei disperati, è che il ricco Occidente spinga e sovvenzioni guerre e rivoluzioni creando questa miseria oltre a enormi lutti. Al solo vantaggio economico di pochi.

    • lo trovo un po’ retorico, caro Roberto, appellarsi alla solidarietà e al Buon Cuore bypassando o comunque mettendo in secondo piano chi specula sulla miseria umana e la costante citazione del “ricco occidente” mi sembra un tantino desueta. Perché non la Ricca Cina? Perché non il Ricco Mondo Islamico? o la Ricca India? Noi così occidentali ed anti-occidentali allo spesso tempo troviamo sempre tutti gli alibi per parlare e non fare. Pensiamo che accogliere dei disperati e lasciarli allo sbaraglio e preda di ogni genere di malaffare sia umano? Ora stiamo riscoprendo e beatificando i dittatori morti, da Geddafi a Saddam, erano meglio? erano la soluzione? Ci evitavano di affrontare il problema, questo sì, ma affrontandolo loro con la violenza che tutti sapevamo e non vedevamo o non volevamo vedere. I flussi dall’Africa nera verso Tunisia e Libia c’erano anche vent’anni fa, ma venivano fermati e rispediti al mittente appena giungevano nelle amiche e civili Tunisia e Libia senza troppe preoccupazioni umanitarie, senza la minima assistenza, venivano mandati a morire in un ritorno senza speranza, ma a noi non riguardava, non si vedeva e non si sentivano rimorsi. Se questa é umanità, no grazie per quanto mi riguarda.

  3. L’abbiamo fatto anche noi quindi va accettato…..di questa strada dovremmo accettare tutto quello che abbiamo fatto anche noi? e mi astengo da citazioni….. qui non si tratta nemmeno di stabilire se siano accettabili questi disperati, ma di capire una volta per tutte e senza ipocrisie buoniste chi ci stia speculando e guadagnando indecentemente e solo a scapito degli stessi disperati. Si tratta di capire perché ad esempio si siano restituite 800 imbarcazioni agli scafisti, (per par condicio si dovrebbero restituire anche le proprietà ai mafiosi ?) Si dovrebbe capire a quale quotazione si vinca l’appalto per l’accoglienza e quanto si metta poi a disposizione degli accolti. Si dovrebbero tenere sotto strettissimo controllo tutti gli enti o onlus o cooperative che si propongano per tali appalti, la speculazione c’é stata e c’é ancora ed é speculazione su vite umane. Comunque la libera circolazione sul territorio nazionale di masse senza permesso, senza dimora, senza lavoro….va evitata nello stesso interesse dei migranti. Perché non pattugliare le spiagge libiche ed impedire il traffico? Credo che questo moderno schiavismo abbia alle spalle potentati inattaccabili se niente si fa per impedirlo. Sono schiavi, ce ne dobbiamo rendere conto, non hanno la catena al collo, ma persone che trattengono i loro documenti, che vessano e minacciano le famiglie nei Paesi di origine ed altro ancora. Non mascheriamoci da buoni, anche chi compera schiavi poi si giustifica dicendo che li nutre e li ospita, ma non é certamente un benemerito dell’umanità.

    • A noi non ci ha regalato niente nessuno! Abbiamo esportato tura nei secoli passati ed in tempi di crisi maestranze, questo non mi sembra poco! Oltretutto non disdegnavamo il cibo che ci veniva offerto, semmai ci veniva offerto non disdegnavamo il cibo che ci veniva offerto, semmai ci veniva offerta non ci saremmo mai sognati di rifiutare gli splendidi alloggi che noi ci riserviamo. Non ci saremmo mai sognati di rifiutare gli splendidi alloggi che noi ci riserviamo. C’è differenza.

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