Violenze sui deboli


California-Pepper-SprayTorture ai malati di mente

Agenti di custodia che entrano nella cella di un uomo inerme bardati come forze antisommossa, detenuti incatenati alla sedia, bombe al peperoncino buttate dentro la cella, scosse elettriche ed altre sevizie. Sono solo alcune delle immagini del video (qui presentato) che Human Rights Watch, organizzazione internazionale per i diritti umani, ha allegato al rapporto di 127 pagine pubblicato il 12 maggio 2015, col titolo Insensibile e crudele uso della forza contro i detenuti con disabilità mentali nelle carceri Usa. Vi si accusa il sistema penitenziario statunitense per l’uso inutile, eccessivo e pericoloso di violenze contro i detenuti con disabilità mentali.

Nel documento si riportano nel dettaglio episodi in cui il personale ha inondato i prigionieri con spray chimici dolorosi, li ha storditi con potenti pistole elettriche, li ha incatenati con catene e lucchetti lasciandoli legati per giorni su sedie di contenzione o nei letti. Altri detenuti psichiatrici hanno subito percosse con rottura di mascelle, nasi, costole; hanno dovuto subire lacerazioni curate con punti di sutura, ustioni di secondo grado, contusioni profonde, e il danneggiamento di organi interni. In alcuni casi, la forza usata contro di loro ha portato alla morte.

FellnerJamie Fellner consulente senior di Human Rights Watch e autrice del rapporto (dal 2001 al 2007 è stato il primo direttore del programma di Human Rights Watch Usa sulle politiche antiterrorismo americane), ha spiegato che Carceri e prigioni possono essere pericolosi, dannosi, e perfino luoghi mortali per gli uomini e le donne con problemi di salute mentale.

In assenza di dati nazionali, la ricerca di Human Rights Watch indica che gli eccessi di punizioni contro i detenuti con problemi di salute mentale sono molto diffusi e in aumento in più di 5.100 carceri degli Stati Uniti. Le cause? Una formazione del personale carente e comunque basata sul principio dell’uso della forza per ottenere obbedienza.

Si stima che i detenuti con problemi mentali (molti sono ex militari reduci dalle guerre in Iraq e in Afghanistan) siano circa 2 milioni.

 

hqdefaultNon ubbidisci? Ti incateno

Il personale degli istituti penitenziari degli Stati Uniti è autorizzato all’uso della forza per controllare i detenuti pericolosi o altamente distruttivi. Ma a volte, come verificato da Human Rights Watch, il personale risponde con la violenza in presenza di comportamenti dipendenti dai problemi di salute mentale delle persone a loro affidate: anche se si tratta di minori e di comportamenti non minacciosi (orinare sul pavimento, usare parolacce, sbattere la porta della cella, masturbarsi, lamentarsi di non ricevere un pasto, rifiutare di uscire dalla cella).

Human Rights Watch ha studiato centinaia di casi giudiziari e di class action, le indagini del Dipartimento di Giustizia e ha intervistato oltre 125 tra agenti di custodia (attuali ed ex), psichiatri e avvocati dei prigionieri.

imagesBombe al peperoncino in cella

2015US_Mentally_ill_prisonsSi cita come esempio il caso di un malato di mente che si credeva il Creatore, detenuto in una prigione della California, a cui per 40 volte è stato spruzzato addosso spray al peperoncino, prima di lanciargli nella cella quattro bombe spray al pepe per farlo uscire… con le buone.

In un altro caso un detenuto schizofrenico della Florida, per aver defecato sul pavimento della cella ed essersi rifiutato di ripulirla, è stato messo (pare da ufficiali) in una doccia bollente in cui era impossibile variare temperatura e flusso dell’acqua: dopo più di un’ora sotto la doccia, il detenuto è morto.

Prigionieri psicotici spesso hanno difficoltà a far fronte alle straordinarie sollecitazioni che vengono dall’incarcerazione e a rispettare il regime carcerario e gli ordini del personale. Senza cure adeguate questi prigionieri possono adottare un comportamento che il personale considera fastidioso, bizzarro, spaventoso, dirompente o pericoloso e per questo gli addetti usano la forza.

In seguito a una recente class action nelle prigioni di Arizona e California si sta limitando notevolmente l’uso di spray chimici sui prigionieri con malattie mentali, tranne in caso di emergenza.

 

spray2n-1-webScherzi telefonici? Scariche elettriche

Nick Christie, 62 anni, agitato e confuso per aver da poco smesso di prendere i suoi farmaci anti depressivi e contro l’ansia, nel 2009 venne incarcerato in Florida per un reato non violento. Chiuso in cella e senza ricevere alcun servizio di salute mentale, ha continuato a urlare e battere alla porta. Così alcuni agenti durante 36 ore gli hanno spruzzato 12 volte addosso uno spray chimico e lo hanno immobilizzato su una sedia con una maschera anti- sputo che copre il viso. È morto per arresto cardiaco.

Nella fredda notte del 7 febbraio 2013 Robert Sweeper si era rifugiato a dormire dentro un elegante palazzo e qualcuno aveva chiamato la polizia. Finito in un carcere del Sud Carolina per violazione di domicilio, Sweeper si era subito mostrato poco collaborativo, disorientato e incoerente. Nonostante questi sintomi il personale non lo inviò all’ospedale. Nel corso di un controllo di routine nella sua cella, un ufficiale torse il polso e il braccio del detenuto e lo prese più volte a calci sul tronco perforandogli un polmone, rompendo tre costole e fratturandogli due vertebre.

Alle 3,30 del mattino del 17 marzo 2013, in un carcere del Colorado personale penitenziario ha trovato Christopher Lopez di 35 anni con disturbo schizo- affettivo di tipo bipolare, sdraiato a faccia in giù sul pavimento della sua cella. L’uomo era semi-cosciente e appena in grado di muoversi. Non è stato portato nella clinica prigione e non si è consultato il medico. Al contrario (come mostra il presente video) gli agenti lo hanno ammanettato ad una catena messa sulla pancia, gli hanno incatenato le caviglie, e lo hanno assicurato ad una sedia speciale. Dopo due ore Lopez è stato messo sul pavimento di un’altra cella, sempre incatenato e senza potersi muovere. Il suo respiro è divenuto sempre più affannoso finché alle ore 9 Lopez è morto per iponatremia, eccessivo calo di sodio nel sangue, curabile.

Marie Franks, una donna di 58 anni con disturbo bipolare, un giorno di autunno 2013 si mise a telefonare più volte al numero di emergenza 911 (equivalente del nostro 113) finché la polizia si è recata da lei per arrestarla. Per la sua resistenza venne incarcerata in una prigione Iowa senza ricevere alcun farmaco. Una mattina, per essersi rifiutata di cambiare volontariamente la sua tuta, le diedero più scariche elettriche con un taser in otto minuti. Video abusi su detenuti con problemi mentali 

Purtroppo molte delle persone che oggi finiscono nelle nostre carceri sono malati mentali. Lo ha detto Alice Lightle giudice della Corte distrettuale di Little Rock.

lavori forzati 1Condannati ai lavori forzati

Sembrano scene di un film dei primi Novecento e invece queste sono le immagini che il fotografo Scott Houston ha scattato nel 2013 in un carcere dell’Arizona dove uomini e donne sono condannati ai lavori forzati. lavori forzati 2Quando escono incatenati tra loro per andare a fare lavori qua e là o nel deserto a scavare tombe dove andranno sepolti i poveri, i detenuti cantano la canzone ufficiale della loro prigione e vengono salutati da applausi e colpi di clacson da chi passa da quelle parti…

 

 

Una risposta a “Violenze sui deboli

  1. mi allieta leggere queste notizie e mi fa capire che negli SU la democrazie esiste ancora. Non per i fatti che accadono nelle carceri, ma perché vi sia chi ne parla. In queste immagini vedo cose che sovente vedo nelle case di riposo dove si paga la retta. Ma pensiamo che qui sia meglio la vita nelle carceri? e chi ne parla? vi immaginate un’appartenente alla Polizia Carceraria che gira un filmino in cui si picchia o si stupra un detenuto? Qui tutto avviene nella più grande omertà. Per evitare stupri si mandano in giro per le celle gli omosessuali, circola molta droga, c’è chi vive meglio degli altri, basta averne i mezzi ma, almeno il carcere, non dovrebbe essere uguale per tutti? Ho conosciuto una ragazza che, incarcerata per traffico di stupefacenti, poi prosciolta per non aver commesso il fatto (era un’omonimia), é stata stuprata dalle compagne di cella ogni notte in tutti i modi. Ha scritto quanto accaduto e l’ha inviato a periodici e quotidiani……. inutilmente. Ci si riempie il cuore di pena a vedere i carcerati con divisa rigata lavorare nei campi, ma non pensiamo un minuto a quelli che passano anni in una cella sdraiati a fumare e giocare a briscola uscendo poi dal carcere peggiori di quando ne entrarono. Il lavoro dovrebbe essere imposto a tutti i carcerati, un lavoro utile e se stessi ed alla comunità che con il loro comportamento hanno offeso, questo dovrebbe essere il principio della carcerazione, recuperare la civiltà in individui che l’hanno perduta. Invece vediamo sordidi assassini che dopo 10/12 anni di carcere escono e si godono i soldi delle vittime, i soldi per cui hanno ucciso

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