Lampedusa, paradiso incompreso


barche volantiLampedusa, isola senza clandestini

 

Praticamente tutti, al nome Lampedusa, associano l’immagine dei disperati in mare vista in tv e sui giornali. Invitato ad andare sull’isola, mi sono reso conto che si tratta di un’idea sbagliata che avevo anch’io. Perché a Lampedusa non incontri africani: e non solo in quanto, se ci fossero, non si fermerebbero dove il lavoro scarseggia, ma perché ormai lì non ci sbarcano proprio più. Le navi militari europee che li intercettano sui barconi al largo della Libia li destinano subito in strutture del resto d’Italia; e se qualcuno a Lampedusa sosta per motivi tecnici, in 48 ore viene portato via.

Arrivo quindi sull’isola per rendermi conto della situazione guardando Lampedusa con gli occhi del turista che in 45 minuti di volo da Bologna (sperando che il pilota sappia quel che fa, perché sotto e davanti a te vedi solo acqua) atterra in mezzo al mare, sull’estremità più meridionale d’Europa: un palmo di terra di 3 km per 10 su cui vivono 6.000 anime che una volta d’estate, con i turisti, diventavano 26.000 prima che la cattiva pubblicità facesse morire il turismo, fonte vitale per i lampedusani i quali altrimenti vivrebbero di sola pesca.

soccorsiLa mala informazione

Due giorni di immersione nella natura e nei piaceri della tavola volano. Fatalità, il giorno prima del mio rientro al nord, su una panchina di piazza Medusa incontro Sandro Ruotolo (nella foto sotto) l’inviato della trasmissione Servizio Pubblico de La7. Mi spiega che è lì per una segnalazione di naufraghi al largo della Libia. IMG_1235Un’ora dopo con l’operatore su un gommone raggiunge il guardacoste Puleo della Guardia di Finanza che sta prendendo il largo. Non fosse per quella dritta, nessuno si sarebbe accorto di nulla, perché i pochi turisti di fine maggio, al mattino sono intenti a salire sulle barche che li portano nelle baie o girano in scooter alla ricerca di una spiaggia tutta per loro. Difatti la notizia del salvataggio di 4.200 clandestini, a Lampedusa l’apprendiamo dall’Ansa l’indomani, quando i dieci natanti di Guardia Costiera, Carabinieri e Gdf sono di nuovo al loro posto nel porto.

L’equivoco che danneggia l’isola lo spiega il comandante della Guardia Costiera, tenente di vascello Giuseppe Cannarile: Quando sono annegati gli 800 clandestini molti organi d’informazione hanno parlato di un fatto avvenuto al largo di Lampedusa. Invece era successo a 127 miglia da Lampedusa e a sole 30 miglia dalla Libia: allora, mi chiedo, è corretto citare sempre Lampedusa? Quando salviamo i migranti in mare aperto, chi vive sull’isola non si accorge di nulla. In questo caso i clandestini sono stati portati subito a Pozzallo in Sicilia e a Cagliari senza passare da qui. E’ la prova che la realtà non è ciò che si vede in tv. Ma tant’è… I turisti disdicono le prenotazioni.

IMG_1174Dalle carrette del mare alla Caretta caretta

La titolare di una gioielleria del centro non finisce di stupirsi: Proprio oggi una signora ha disdetto il soggiorno dicendo che non se la sente di nuotare tra i cadaveri… E invece gli unici segni del fenomeno sono le cinque carrette del mare visibili accanto al campetto di calcio, ultimo ricordo di quando i barconi arrivavano davvero a Lampedusa e quest’area di fronte al porto era piena dei loro mezzi distrutti. 20150528_181156Un altro segno sono i mille agenti alloggiati negli hotel, una presenza nutrita, ma discreta. Quindi chi pensa di assistere all’invasione dei disperati sbaglia perché dalle acque internazionali vengono subito diretti nel resto d’Italia (e ora d’Europa). Per incontrare un clandestino bisogna andare più a nord: Roma, Milano, Torino… Qui è più facile imbattersi in una tartaruga Caretta caretta che in un clandestino.

IMG_1123Cibo per naufraghi e schiavi

I lampedusani sono tutti pescatori o figli di pescatori. L’accoglienza ce l’hanno nel sangue: Le nostre radici sono in mare – dice Tonino Martello (nella foto) titolare di attività ricettive e di Sogni nel blu , IMG_1134unico tour operator isolano – Per questo ciò che il mare ci porta è sacro. Voi conoscete i clandestini da dieci anni, noi da venti dato che una volta qui arrivavano piccole barche di tunisini in cerca di fortuna: gli davamo da mangiare e qualche soldo per raggiungere Porto Empedocle. Un giorno, vicino all’isola dei Conigli, uno di loro si era perso e ci chiese dov’era la stazione dove prendere il treno per Palermo…

Simbolo di questa ospitalità è il santuario della patrona Madonna di Porto Salvo, nelle cui attigue grotte fin dal Cinquecento davanti all’immagine della Madonna cristiani e maomettani lasciavano viveri a disposizione dei naufraghi e degli schiavi riusciti a fuggire. La regola era di lasciare sempre qualcosa da mangiare per chi sarebbe arrivato dopo: una regola che la popolazione ha saputo far sua.

IMG_1329Paradiso marino, natura selvaggia

Lampedusa è rimasto un paradiso marino incontaminato, tanto che nella spiaggia dell’ isola dei Conigli (foto sotto) classificata due anni fa dai turisti di Tripadvisor come la più bella del mondo, nonostante i villeggianti, le tartarughe Caretta caretta (specie in via d’estinzione) nelle notti estive depongono le uova. In anni in cui si poteva fare, in quel paradiso che profuma di capperi e alloro, Domenico Modugno costruì il dammuso dove volle passare i suoi ultimi giorni. Ma non è il solo cantautore ad aver scelto di dimorare qui: Claudio Baglioni ha casa a Lampedusa e ogni anno tiene un concerto in Cala Guitgia.spiaggia conigli Modugno

L’acqua cristallina ti accoglie fin dal porto, anche se è nelle calette che trova la sua massima espressione. Spiagge dalla sabbia dorata a sud e a est e scogliere a picco sul mare a nord, ricche di pescose insenature rappresentano mete ideali anche per gli amanti delle immersioni. Gabbiani e capre sono gli animali più presenti dopo i pesci che da sempre sono la ragione di vita dei lampedusani; almeno fino agli anni ’70 quando è arrivato il turismo.

residenceQui la natura è forte e selvaggia. Questo lembo d’Africa che conserva costumi e dialetto della lontana Trinacria, ha la forma di una Sicilia schiacciata. Ma prova a chiedere a qualcuno se è siciliano: ti risponderà Lampedusano sugno. Anche se l’isola è attraversata da un piacevole vento che sopperisce alla scarsità di alberi (la steppa fa da padrona), le palme e le cupole presenti in molte case e alberghi aiutano a rinfrescare le estati assolate e ricordano che siamo a sud di Malta e a est di Nabeul (Tunisia), in linea d’aria a 113 km dalle coste tunisine e a 205 da quelle italiane, raggiungibili con 10 ore di nave. IMG_1193Il mezzo più comodo per arrivarci è l’aereo (trequarti d’ora da Bologna) grazie al collegamento coi principali aeroporti italiani, visto che il turismo è la voce numero uno dell’economia locale e conta su 2.300 posti letto in hotel e residence di tutte le tipologie; capacità che con le camere in affitto sale a 15.000. Ora i lampedusani rilanciano l’isola con una politica di prezzi bassi e un’offerta naturalistica ed enogastronomica davvero notevoli; e ci sono pacchetti (volo + 7 giorni + noleggio auto o scooter) che in alcuni casi costano poco più del solo passaggio aereo.

IMG_1273Inseguendo le barche volanti

In un’isola persa in mezzo al Mediterraneo – la sua punta Sottile è l’estremo sud d’Europa – ovviamente vanno forte i piatti di pesce (dai polpi allo spada, dalle alici al tonno, alla sardella d’Africa che da due anni ha in Alascia il suo nome ufficiale) con i primi siciliani (immancabile la Caponata) e le contaminazioni tunisine (couscous) innaffiati dai vini bianchi di Trinacria (Catarrato, Zibibbo e Insolia).

Appena sbarcano, gli immancabili turisti giapponesi chiedono di essere portati a vedere le barche volanti. Quando il direttore di una rivista nipponica vide il reportage di un suo fotografo pensò all’effetto Photoshop e titolò così la sua copertina perché le barche fotografate nell’insenatura della Tabaccara (foto sotto) parevano galleggiare nel vuoto. baia TabaccaraMa chiunque le fotografi ottiene lo stesso risultato tanto l’acqua è trasparente e azzurra. Perfino i gabbiani, volando bassi, per il riflesso mostrano il petto azzurro anziché bianco.

Oltre a girarla per terra, Lampedusa merita essere vista via mare con uno dei tanti tour proposti (costo 30-40 euro): passati i faraglioni, inizia la ricerca dei delfini che amano farsi ammirare nelle loro evoluzioni a pelo d’acqua. Insomma Lampedusa tutto è tranne un luogo triste. cavalluccio marino cibo in barcaAnche perché i lampedusani sono simpatici e, nonostante l’isola sia tranquilla e offra una vacanza diametralmente opposta a quella che può esserci a Ibiza o a Ios, sanno divertirsi e far sentire i loro ospiti come in famiglia.

9 risposte a “Lampedusa, paradiso incompreso

  1. Anche solo chiamarli “clandestini” danneggia l’isola e non rispetta chi qui approda. Sono persone, migranti, naufraghi

  2. Caro Francesco ti do ragione, anche se in realtà i lampedusani preferiscono che i turisti ci vadano (praticamente tranne d’inverno) perché la loro economia con il solo pesce non gli permette più di vivere. E questo da quando i costi del trasporto del pesce sono diventati proibitivi. Le offerte turistiche sono tante.

  3. é bello che ci si occupi di questo paradiso poco conosciuto e tanto vituperato. Meno modaiola e mondana di Pantelleria e anche meno varia di paesaggio Lampedusa offre però il fascino dell’isola tropicale
    Non so perché, anche prima di essere associata agli sbarchi, Lampedusa sia sempre stata negletta fra le isole siciliane, forse per le lunghe ore di nave che, prima della costruzione dell’aeroporto, la dividevano dalla Sicilia. Bella selvaggia e isolata Lampedusa dovrebbe essere la meta ideale di chi ama mare, immersioni, e lunghe ore al sole, ma forse é meglio così, non amerei vedere questa isola affascinante invasa da un turismo facile e dal chiasso che esso si porta appresso, dalle orde di amanti della “movida” o dagli immancabili costruttori che, villetta isolata dopo villetta isolata, la ridurrebbero a un’unico villaggio reisdenziale in estate e a un deserto squallido nelle altre stagioni. Lasciamo, caro Roberto, Lampedusa a chi il mare lo ama per il suo silenzio, per il sole e il cibo vero. Col turismo di massa arriverebbe il pesce surgelato, i locali con musica ai massimi fino alle 4 del mattino e le altre piaghe che questo fenomeno si porta appresso

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