I poveri in chiesa


sant'eustachioIn chiesa per pranzare

C’è un luogo, a Roma, a metà strada tra i palazzi del potere (Senato e governo) e a 800 metri in linea d’aria dal Campidoglio dove si gestivano gli immigrati come occasione per guadagni facili, in cui qualcuno fa dell’accoglienza un valore autentico. Lì don Pietro apre letteralmente la sua chiesa, sei giorni su sette, per dar da mangiare ai poveri. Da qualunque posto del mondo arrivino. La chiesa che pratica il Vangelo attraverso la carità diretta, è la basilica di Sant’Eustachio, in Campo Marzio. Qui dal lunedì al sabato, dopo le funzioni del mattino e prima di quelle pomeridiane, dalle 12,30 alle 14,30, si spostano i banchi per far posto a tavoli e sedie. In pochi minuti ecco una settantina di persone accomodate e servite dai volontari. Non pagano nulla, nulla costano allo Stato o al Comune, e i 3.000 euro di spese mensili se li sobbarcano con piccole offerte privati cittadini e piccoli imprenditori che sentono il valore della solidarietà.

Nulla sta costando alle amministrazioni pubbliche nemmeno il restauro dei sotterranei della basilica (risalente all’anno 795, era Papa Leone III), fin dall’antichità centro impegnato a favore dei bisognosi.

A proposito degli immigrati, don Pietro nel sito http://www.santeustachio.it/ scrive: Sono trent’anni che viviamo con loro “senza bisaccia, né sandali né denaro”, loro residenti, ma insieme Fratelli.

E a proposito della carità prosegue: La Carità è il motore della Vita. Io, come voi, amo la Vita e voglio gustarla respirando a pieni polmoni. Da tanti anni mi porto un’esperienza che desidero condividere con voi. Quando l’orizzonte si offusca o, addirittura, si chiude, vado in cerca di qualcuno da servire e da amare. Non è facile, specialmente quando non sono io a cercarlo, ma è lui, improvviso ed ingombrante, che mi cerca. Fermarmi, accogliere, ascoltare, donare quel che mi è possibile, mi riapre l’orizzonte: le nebbie si dilatano, la Fiamma della Carità ha riscaldato il cuore e illuminato gli occhi; ora posso camminare più spedito. Il sangue dell’amore e la luce della sofferenza donatami dall’altro, mi riempie del vero senso della Vita.

Vi auguro che, anche tramite questo mezzo informatico, possiate fare anche voi la stessa esperienza.

imageI poveri in pellegrinaggio alla Sindone

I poveri di don Pietro un giorno gli hanno detto che anche a loro sarebbe piaciuto vedere da vicino la Sindone. Lui non si è limitato a fare cenno di sì con la testa alzando gli occhi al cielo e allargando le braccia, ma ha preso carta e penna e ha scritto al Papa. E Papa Francesco ha subito offerto a loro il viaggio. L’11 e 12 giugno in ottanta saranno a Torino, alloggiati a spese della diocesi piemontese. Francesco ha voluto che vedano la Sindone prima di lui.

4 risposte a “I poveri in chiesa

  1. Credo che in Italia, se si vuol fare qualcosa di utile per gli altri, bisogna sempre rivolgersi alla gente. Senza il volontariato sarebbe difficile. Basta pensare al servizio indispensabile che fanno le ambulanze dei volontari della Croce Verde e di chissà quali altre associazioni…

    • ma é così in tutto il mondo….la moglie del mio figlioccio americano, cooperante con la Chiesa Battista raccoglie assieme agli altri per un anno materiale didattico poi lo spediscono in Brasile (dove gestiscono una scuola) a proprie spese e una volta l’anno, a turno, vanno là, pagandosi il biglietto, a far lezione o istruire le improvvisate maestre. Questo significa essere cooperanti

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