Civiltà nuragica


20150625_144253In un tempietto sardo il primo arco italiano?

 

Se non ci andate, gli abitanti del luogo non si dispiacciono per niente: sono contenti di conservare quel luogo intatto così come i loro antichi avi gliel’hanno consegnato. Ma se rimanesse nascosto a tutti come la totale assenza di segnaletica a valle fa pensare, sarebbe un peccato, tanto è suggestivo e magico con i suoi 3.400 anni di vita.

Si tratta della fonte sacra Su Tempiesu, edificata dalla civiltà nuragica della Sardegna, in mezzo a una valle a 7 km da Orune in provincia di Nuoro.

IMG_0318A Orune, paese di colorati condomini stratificati su edifici medievali, ci arriviamo quindi per caso dalla statale Olbia- Cagliari, uscendo in cerca di un negozio di alimentari. Penso che il paese indicato sia lì appena fuori dalla superstrada e invece devo inerpicarmi per dieci km, superando la “dogana” dove una capra dotata di campanaccio ci accoglie con un belato insistente, sputando più volte e rumorosamente alla sua destra: potrebbe essere affetta da bronchite catarrosa, ma propendo per l’ipotesi che cerchi di intimorirci.

IMG_0345Trovato il supermercato siamo attratti dall’indicazione turistica per Su Tempiesu, fonte sacra nuragica. Sette km giù e su per una stradina persa nella macchia mediterranea, fino all’ingresso – museo. Tre euro ed entri nella storia di questo antico popolo che è l’essenza stessa dell’Homo Sapiens europeo: nel loro Dna i sardi di oggi presentano il maggior numero di variabilità del cromosoma Y degli europei (trasmesso ai maschi per via paterna), come dire che i sardi hanno dentro di loro la quintessenza delle caratteristiche europee meglio di qualunque altro popolo del nostro continente, come spiega la ricerca genetica dell’Irgb-Cnr dell’Università di Sassari.

Ottocento metri di sentiero e scendi dai 745 metri di altitudine ai 600 sulla vallata del fiume Isalle (che intuisci senza vederne traccia): ed è come se ad ogni passo si andasse indietro nel tempo di 4 anni. All’età del Bronzo recente (1.400 a.C.) ci arrivi dopo soli 15 minuti di immersione nei profumi di corbezzolo, mirto e di molte altre specie segnalate; così come segnalati sono gli animali che popolano quel luogo sacro: volpi, donnole, aquile, cinghiali, gatti selvatici. Tra gli alberi ad un tratto ti appare l’edificio nuragico (in origine alto 6,85 metri, oggi mancante del culmine del tetto) che si presenta poco meglio di come lo videro nel 1953 i proprietari del fondo mentre scavavano per realizzare un orto terrazzato sul fianco della montagna. Magicamente saltò fuori una costruzione rimasta sepolta tremila anni dopo che una frana l’aveva sommersa nel lontano 1.000 a.C..

IMG_0356Ciò che si vede oggi è un tempietto unico nel suo genere, realizzato in blocchi di basalto perfettamente squadrati e tagliati con opportune inclinazioni: tempietto che racchiude una fonte di acqua purissima custodita in una piccola vasca circolare contenuta nel tempietto a cui si accedeva da quattro piccoli gradini rituali. L’acqua scendeva (lo fa tuttora) dalla parete rocciosa a cui si appoggia la struttura, e fuoriesce da essa attraverso una canaletta scavata nella roccia, per finire in un’altra piccolissima cisterna poco sotto il piano di calpestio dentro un muretto. Tutto intorno, una cornice di pietre (scisti graniti e rocce basaltiche trasportate da Dorgali, sulla costa) fungono da recinto sacro.

20150625_144408Il vestibolo della costruzione sacra presenta due panchette di pietra ai lati dell’accesso, con incavi in cui venivano poste le offerte alla divinità dell’acqua; e sale formando un angolo acuto sul quale sono ben visibili due archetti monolitici, unico esempio di arco nuragico, anticipatore dell’arco etrusco a sua volta ispiratore dell’arco romano. Ad impedire che l’acqua filtrasse dalle giunture dei gradini della vasca, i “geometri” nuragici li sigillarono con verghe di piombo: motivo per cui si sconsiglia di bere l’acqua della fonte. Il pozzo sacro è profondo 182 cm., ha diametro di 90 cm. e presenta sulla basa basaltica un cerchio con un foro di scarico per far defluire le impurità.

20150625_145458Il tempietto serviva le popolazioni che abitavano il costone verso la vallata di Marreri e nel nuraghe S. Lulla. E’ risalente all’epoca in cui tra i sardi e le civiltà greche e micenee gli scambi erano frequenti e difatti il tipo di costruzione deriva da quelle culture. Tempietti come questo erano luoghi in cui si effettuavano cerimonie sacre e si chiedevano grazie alle divinità.

IMG_0348Anche a tremila anni di distanza qui si è rapiti dalla sacralità del luogo; col suo magico silenzio, con la rigogliosa natura non troppo diversa da quella del 1.400 avanti Cristo, con questa presenza dell’acqua che all’epoca era mille volte più preziosa di oggi. E poi proprio qui nel pozzetto più esterno di Su Tempiesu uomini e donne vestiti con pepli e gonnelline venivano a pregare e a deporre i loro oggetti votivi che sono stati rinvenuti e si vedono (in copia) nel piccolo museo. Sono bracciali, fibule, bottoni, aghi, amuleti, parti di collana e un cestino in miniatura, ma anche bronzetti di guerrieri, pastori e una coppia di offerenti, con spade e pugnali. http://www.sutempiesu.it/ Per vedere meglio il video seguente, mettete HD 1080 p. sulle impostazioni. Video Su Tempiesu 

Una risposta a “Civiltà nuragica

  1. Un posto magico…
    Curato e la guida che ci ha accompagnati ha illustrato in maniera molto accurata le modalità della scoperta del sito e della sua origine.
    Merita una visita con macchina fotografica al seguito..

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