L’esempio greco


Cost-euro-populistPopulista e mai arrogante

Populista, così molti lo etichetterebbero con troppa faciloneria. In effetti lui il popolo lo ama perché dice e fa cose a favore del popolo. Non si preoccupa di mettersi dalla parte della gente e contro il potere e l’intellighenzia; eppure non viene dal popolo a cui fa ridistribuire le terre, anzi è un uomo molto ricco, che sceglie il basso profilo e tutela la sua privacy (anche per la sua natura introversa) partecipando raramente alle occasioni mondane. Il suo essere di “sinistra” e moralizzatore, il suo attaccare i potenti che approfittano del loro ruolo, la sua spiccata intelligenza, il non essere mai volgare o arrogante piace così tanto al popolo che gli viene accordata la fiducia e lo mettono sul più alto gradino del potere.

Ci è stato insegnato a rispettare i magistrati e le leggi e a non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato a rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso. Lo dice chiaro in un suo discorso pronunciato all’inizio della sua carriera politica, quando ha solo 34 anni: discorso di cui riporto alcuni stralci.

Il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia. Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza.

Quando un cittadino si distingue (anche se povero) allora esso sarà chiamato a servire lo Stato: non per privilegio, ma come una ricompensa al merito.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai gli altri che vogliono vivere a modo loro.
Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo.

Un cittadino non trascura gli affari pubblici quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.
Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benché in pochi siano in grado di dar vita ad una politica, tutti siamo in grado di giudicarla.
Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia.
Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore.

Ogni cittadino cresce sviluppando in sé una felice versatilità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra società è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

 

rise-of-populism--1024x440Qui ad Atene noi facciamo così

Qui ad Atene noi facciamo così. E’ con questa frase che il nostro politico greco chiude ogni periodo del suo celebre discorso sopravvissuto al tempo e a migliaia di altri politici venuti dopo di lui. Pericle lo pronuncia agli ateniesi. Nell’anno 461 avanti Cristo. La democrazia intesa come partecipazione alla cosa pubblica da parte dei cittadini (sia pur limitata in quella prima fase ai soli maschi) era già stata inventata da Solone attorno al 591 a.C., ma con Pericle raggiunse il suo acme.

dracmaEstinguere il debito o svalutarlo

Un parallelo tra il 500 avanti Cristo e il 2015 non è poi tanto azzardato, al punto che ci si potrebbe chiedere se Alexīs Tsipras (la pronuncia greca del nome è Cìpras) si trovi in condizioni che alla lontana ricordano due prese di posizione di Solone. L’estinzione dei debiti è infatti un’antica tradizione greca decretata per la prima volta dall’arconte Solone (638- 558 a.C.) che abolì d’imperio la schiavitù del debito con un provvedimento ribattezzato dal popolo plaudente seisàchteia, ossia scioglimento dei pesi. Con questa legge i creditori furono obbligati a cancellare ogni pretesa di restituzione; inoltre dall’entrata in vigore della disposizione era vietato prestare denaro avendo come garanzia la persona del debitore che, prima di allora in caso di insolvenza diventava automaticamente schiavo del creditore. Qui gli storici interpretano in modo diverso la legge promulgata e alcuni spiegano lo sgravio come una forma di svalutazione del debito.

Ma Solone fece anche dell’altro: svalutò la dracma che già allora era la moneta nazionale e tale rimase fino all’entrata in vigore dell’euro. La deprezzò del 25% emettendo monete del valore nominale di 100 al valore effettivo (in peso) di 73. Ogni dracma che prima corrispondeva a poco più di 4 grammi d’argento, dopo la svalutazione ne pesava poco più di uno.

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