Stazione di Budapest, il limbo


IMG_3409La Pietà sul treno per Vienna

Un corpicino mosso dalle onde su una spiaggia turca. E’ stato capace di smuovere le coscienze europee. Forse. Perché tutti noi umani, di fronte agli occhi di un bimbo che soffre e di fronte ad uno che muore, proviamo un moto di dolore. Quella vista entra in diretto contatto con la parte profonda del nostro essere, col bambino che è in noi e che si sente ferito: a metterci in contatto col dramma serve molto più di decine di morti visti e rivisti galleggiare nel Mediterraneo o dentro un tir. Quel bimbo ha un nome e un cognome, Aylan Kurdi, e aveva un’età, 3 anni. Anche lui come tanti nostri figli e nipoti, era stato immortalato dai suoi sui social network: lui e il fratellino Galip di 5 anni, pure annegato in quel mare.

Oggi ho visto in diretta su Rainews un’immagine che mi ha ugualmente emozionato: proveniva dalla stessa radice, il popolo siriano in fuga dalla guerra. Il piccolo esodo di tremila persone, quasi tutte giovani, fermato alla stazione di Budapest. Erano (sono in questo momento) sui binari accanto a due treni che non si muovono. Uno, austriaco verde e giallo, è arrivato in diretta e si è fermato lì, col sapore di una beffa speriamo inconsapevole. Gran parte di quei disperati ci è salito sopra, ma attende invano che parta; invano perché le autorità di Vienna hanno fatto sapere che oggi nessun treno da Budapest varcherà i confini austriaci. Alle 11,25 il treno col suo carico è inaspettatamente partito per località sconosciuta, ma non certo per l’estero.20150902_105751_affogato2

Il paradosso della storia vuole che la locomotiva di quel convoglio riporti disegnato sul muso il filo spinato in ricordo dell’abbattimento del Muro di Berlino nel 1989; e le sue carrozze siano dipinte da immagini che lo rievocano, con donne e bambini che fuggono verso la Porta di Brandenburgo, verso la libertà. Sì quel treno pieno zeppo di immigrati in cerca di libertà è un inno alla libertà. Alla libertà negata oggi 3 settembre 2015. Non ci sono volontari con bottigliette d’acqua, i poliziotti presidiano l’esterno per impedire altri accessi alla stazione, solo le troupes televisive propongono volti europei e americani in quel limbo che puzza di binari e umanità. Solo dopo un’ora l’altoparlante spiega che l’attesa sarà inutile, dice quello che la buona volontà di una giornalista della CNN aveva aiutato alcuni a capire.

01_02224005_86d961_2472539a-kInF-U43110680719417VlG-1224x916@Corriere-Web-Sezioni-1024x766Speranza e Rifugio

E intanto dalla Repubblica Ceca arriva la notizia che la polizia non scriverà più numeri e lettere sulle braccia dei migranti, per meglio distinguerli in vista dell’inoltro in altri Paesi. Decisione, quella dei numeri, che aveva indignato l’Europa: era stato in pochi giorni il secondo macabro riferimento ai lager nazisti, dopo la proposta di un europarlamentare italiano di circondare il suo Comune con filo spinato elettrificato per tener lontano i clandestini. E intanto nel portico di quella stazione della capitale ungherese ( Unione Europea ) in questi giorni nascevano Shems ( Speranza ) e Sadan ( Rifugio ), due piccole siriane dai nomi fortemente evocativi. Speranza è nata lì perché, riferiscono i giornali, il personale di un’ambulanza si era rifiutato di portarla in ospedale, quindi ad aiutarla a nascere è intervenuto un volontario ungherese. La speranza, bisognerebbe dire, è germogliata comunque, a tutti i costi.  fb3e1999a48a73ddfaca6d8786f3ec5a_XLE sempre grazie ai volontari ungheresi è stato allestito in stazione a Budapest uno schermo così i piccoli siriani hanno potuto distrarsi un po’ da quella vicenda più grande di loro, con i cartoni animati di Tom e Jerry. 

 

budapest

Quella siriana è una disperazione composta, è gente che mostra dignità, i loro sono volti che si potrebbero confondere con quelli dei nostri connazionali del sud, ma anche del nord Italia. A un tratto la telecamera ha indugiato su una piccola famiglia, papà, mamma e bambino che occupava l’ingresso di un vagone; dietro di loro la folla già “in salvo” sul treno. E l’inviato Paolo Poggio ha commentato: Questa immagine è la Pietà. E’ stato un tuffo al cuore. Ho immediatamente sovrapposto a quella madre dolente la scultura di Michelangelo che universalmente rappresenta e comprende il sentimento e davvero in quella giovane donna siriana col velo bianco in testa, che non sapeva se essere felice per una probabile salvezza o triste per l’inutile lunghissima attesa, e nel suo piccolo mezzo fasciato e incapace di capire, c’era la Pietà. Una Pietà senza tempo, uscita dalla basilica San Pietro per sedersi, scomoda e sofferente, sul predellino di un treno austriaco.

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