Intervista choc al prete sulla pedofilia


 

imagesA chi cede il sacerdote?

La pedofilia posso capirla, l’omosessualità non lo so… Ho fatto tanta scuola, i bambini li conosco e purtroppo ci sono bambini che cercano affetto perché non ce l’hanno in casa e magari trovano qualche prete che può anche cedere. Lo capisco questo… Accusa? La pedofilia è un peccato e come tutti i peccati va accettata… L’omosessualità? Che ci sia non mi faccio meraviglia perché la Chiesa è una comunità di peccatori… Le malattie sono, vengono… Chi vive in questa situazione, pedofilia, omosessualità, penso che dentro provi una certa sofferenza, penso, perché si vede un po’ diverso dagli altri; cerca in tutti i modi di venirne fuori perché è umano questo Queste le frasi che don Gino Flaim, 75 anni, collaboratore pastorale della parrocchia di San Giuseppe e San Pio X a Trento, ha pronunciato in un’intervista alla trasmissione di La7 L’aria che tira. Le sue scandalose affermazioni gli sono valse dall’Arcidiocesi di Trento l’immediato allontanamento dall’incarico pastorale e la revoca della facoltà di predicazione.

Difficile commentarle. Viene invece da pensare a quanti bambini e ragazzi siano stati educati da preti di tutte le età, pronti a cadere in quelle che il sacerdote sembra definire come “trappole emotive”. Eccola riaffiorare la vecchia e radicata mentalità sottesa a tanti giudizi sulle violenze sessuali: sono le stesse vittime la causa prima delle violenze che subiscono e non chi le ha effettivamente perpetrate. Ossia vittima e carnefice coincidono. Ma se così fosse, che ruolo ha lo stupratore? Stando alle parole espresse dal prelato, è anch’egli vittima della carenza d’affetto? Le cose sono due: o questo è un ragionamento di tipo psicoanalitico che tende ad assolvere tutti (anche il peggior assassino in fondo è vittima di qualcosa dentro di lui che non funziona) o è una vecchia mentalità che in una parte della società italiana stenta ancora a tramontare.

Un altro religioso (oggi scomparso), nel 2012 in una dichiarazione aveva detto che in gran parte dei casi ad essere seduttori sono gli adolescenti; salvo poi precisare che la colpa sta sempre in chi abusa e che le sue affermazioni erano frutto di problemi di salute che aveva patito. E’ il padre francescano Benedit Groeschel autore di 45 libri e fondatore dell’Ufficio per lo sviluppo spirituale dell’Arcidiocesi di New York. A 79 anni disse che i preti che commettono abusi sessuali non dovrebbero finire in carcere in quanto provocati da ragazzi di 14, 16, 18 anni.

Auguriamoci che questi giudizi siano solo una questione generazionale. Video choc su intervista al prete sulla pedofilia 

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2 risposte a “Intervista choc al prete sulla pedofilia

  1. Franco, non posso non sorridere per il fuoco del rogo che comincia a farsi sentire; ma non vorrei pensassi che sono insensibile al tuo dolore per le fiamme che ti avviluppano… Il caso in questione si riferisce ai preti a cui (per il ruolo di educatori che rivestono) vengono affidati i bambini e quelli che una volta si definivano “giovanetti”. Io non farei distinzioni tra tipologie di abuso (tranne i più gravi ovviamente) considerandoli tutti gravi perché rivolti a minori e tanto più perché perpetrati da chi svolge un ruolo educativo e dai genitori è stato per questo appositamente delegato alla custodia dei più piccoli. Direi che gran parte del problema (non tutto!) sarebbe eliminato se anche i religiosi cattolici come i protestanti potessero sposarsi (o convivere) e quindi praticare le naturali funzioni sessuali senza dover coinvolgere per questo i più deboli o i più vicini. Anche perché l’idea del celibato sacerdotale è una concezione non certo espressa da Gesù Cristo, ma dal Concilio romano dell’anno 382.

  2. Caro Roberto, affrontare l’argomento pedofilia senza gridare allo scandalo è difficile e, allo stato attuale delle cose, si rischia di essere tacciati di connivenza o, peggio, si esserne simpatizzanti. Andrebbe prima di tutto esaminato a fondo questo problema che pare riguardi (vedendo i soli casi in cronaca) migliaia di persone al mondo. Prima di tutto andrebbero levati dalla categoria gli stupratori che, a mio avviso, sono personaggi deviati che concepiscono il rapporto sessuale solamente come possesso assoluto dell’altro. Perciò, che rivolgano le proprie attenzioni a persone del proprio sesso, dell’altro o a minori ci faccio poca differenza. Tolti questi, rimangono coloro che sentono desiderio verso il corpo acerbo. Anche questi andrebbero meglio classificati perchè rivolgere le proprie attenzioni ad un adolescente o a un bambino fa una grande differenza. Dopo di chè si dovrebbero distinguere coloro che rivolgono attenzioni a minori del proprio sesso o di altri. Andrebbe distinto e dichiarato se si tratti di un pedofilo omosessuale o eterosessuale, a meno che non si sia già arrivati ad equiparare le due categorie. L’analisi dovrebbe poi proseguire definendo il genere di attenzioni: se si tratti di toccamenti o se vi sia stata penetrazione, sia da parte di uno che dell’altro. Non dimentichiamo infatti i casi di attenzioni di femmine adulte verso minori sia dell’uno che dell’altro sesso che quasi mai arrivano alle notizie di cronaca o alle aule di tribunale ma che non per questo sono meno frequenti o meno possibili. Ora sento il calore del fuoco salire e capisco di essere stato condannato al rogo, ma l’argomento é complesso e liquidarlo con un solo termine mi sembra superficiale. Allora, per fare un paragone calzante, chi si fa uno spinello é tossicodipendente ed anche chi di abitudine dorme solo con l’aiuto di Valium, chi ogni sera prende un aperitivo e dopo cena un amaro é alcolista….e così via. Male sarebbe minimizzare, ma altrettanto generalizzare

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