Italian Government


 

gallery011-400x250I’m Italian. O no?

 

Sono italiano, vivo in Italia quindi parlo l’italiano come altri 60 milioni di miei simili. Mi è capitato di imparare a scuola il francese, pochissimo tedesco e, da grande, lo spagnolo; non l’inglese (grave, ma non è ancora un reato!). E allora perché il mio presidente del Consiglio mi parla in quella lingua straniera? Perché infarcisce i suoi discorsi con termini inglesi e addirittura chiama le sue leggi con nomi inglesi? Se dice Jobs Act invece di riforma del lavoro è perché si vergogna di essere italiano, per farsi capire da meno persone possibile o perché crede che la nostra cultura sia inferiore a quella anglosassone e a quella ci dobbiamo tutti adeguare? O ancora cerca di seguire il suo predecessore in fatto di provincialismo, senza rendersi conto che sono proprio gli osservatori stranieri ad accorgersi più di noi di questi atteggiamenti che sembrano prendere le distanze dalle nostre origini?

O forse Renzi e il suo governo insistono su termini come Welfare (sistema sociale), Spending review (controllo della spesa), Election day (giorno delle elezioni), Market share (penetrazione di mercato) per fare un favore ai titolisti dei quotidiani, perennemente a caccia dei termini più sintetici? E Dio sa poi quanto la stampa ami adeguarsi ai termini usati dal potere e si innamori di alcune parole che ripete e ripete all’infinito fino a perdere il senso critico e quello della misura…

Strano che in Francia non solo non ci sia questa rincorsa agli inglesismi, ma addirittura siano stati immediatamente tradotti in francese i nuovi termini: il computer ad esempio a Parigi si chiama ordinateur… Lo stesso vale per la Spagna che ancora chiama questo oggetto di uso comune computador.

Curioso che tale accanimento pro english (dove pro è latino) accada nel Paese che è patria della quarta lingua più parlata nel mondo e dove vivono centinaia di dialetti, dove ogni cittadino è attaccato al proprio campanile e lo stesso Renzi, quando parla, tradisce in ogni sostantivo o verbo che usa la sua provenienza geografica. Insomma, Aièm itàlian , bat ai spik inglisc .

Ma il nostro non solo abusa di inutili inglesismi per dare del governo un’immagine frizzante e moderna ( pardòn, rock ); per prostrarsi davanti all’inglese si spinge più in là chiamando ( forse per un fatto di abitudine ) la scultura simbolo di Firenze, Devid of Maichelangelo , senza accorgersi che per gli stranieri di tutto il mondo Michelangelo è semplicemente Michelangelo, senza storpiature, così come in tutto il mondo Rousseau si pronuncia alla francese Russò e non nell’interpretazione fonetica letterale delle diverse lingue.

L’ultima espressione italianissima uscita dalle labbra presidenziali (17 novembre 2015) è Soft power, no Hard power : perché sarebbe stato meno elegante dire che non andremo in guerra contro l’ Isis , ma per contrastare il terrorismo useremo… un basso profilo.

C’è da aspettarsi che il prossimo passo di Mr. Mattew Renzie sia il cambio del nome del giornale del “suo” partito. A quando The Unit

Una risposta a “Italian Government

  1. provincialismo……. quasi preoccupante. E quando vogliono parlare le lingue, inglese specialmente, che sembrano indiani delle riserve? Ma perché farsi prendere in giro? Ci sono interpreti dappertutto e certamente se ne portano uno appresso pagandolo profumatamente, ma poi emerge questa necessità esibizionista di poter dire che si é parlato fluentemente con qualcuno, senza preoccuparsi del fatto che forse non ha capito una parola o se poi ha riso come un matto. I politici dovrebbero frequentare scuole di alta politica da cui uscire con nozioni di alta politica e almeno due lingue estere fluenti, ma da noi invece s’improvvisano politici soggetti estranei all’argomento, come quelli che al bar vogliono stabilire le strategie della Nazionale. Abbiamo ministri e Presidenti del Consiglio da bar. Forse anche il Paese é una specie di osteria.

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