Dolore per le vittime


Screenshot_2015-11-16-11-23-09Il diritto al pianto

Ragazzi uccisi mentre assistono, indifesi, a un concerto o bevono una birra in un bistrot, suscitano un forte dolore, misto a rabbia, per non aver potuto difendere le loro innocenti esistenze da un progetto terroristico che riporta a noi italiani la memoria delle stragi fasciste degli anni della strategia della tensione: bombe a Milano a piazza Fontana, bombe sui treni, bombe in piazza della Loggia a Brescia, bombe alla stazione di Bologna. Bombe che uccidono nel mucchio spargendo in un’intera nazione paura e incertezza: sarà un mio familiare o sarò forse io la prossima vittima?

E’ un dolore giusto e comprensibile. Mi chiedo però, guardando gli effetti di questa strage parigina, come quella di Charlie Hebdo e di Kosher, come quella di Londra 2005, della stazione madrilena di Atocha 2004 o dell’11 settembre 2001 alle torri gemelle di New York, perché la nostra civiltà occidentale non riesce mai a compiere un parallelismo tra le vittime. Tra le vittime occidentali di questo wargame terroristico e quelle mediorientali del wargame giocato da truppe di terra, missili e bombardieri in città popolate di gente ugualmente pacifica. Non voglio parlare di causa- effetto, anche perché è difficile conoscere il vero pensiero dell’Isis, che di sicuro usa la giustificazione religiosa solo come fortissimo pretesto per aggregare attorno a un progetto politico le menti più malate del fondamentalismo islamico. E non voglio azzardare ipotesi su chi arma i mujahidin e ha interesse a che questo scontro tra civiltà cresca per trasformarsi in guerra tra religioni, su chi trae vantaggio dai massacri e dalle macerie, anche se è sempre sano chiedersi a chi giova la violenza. Mi riferisco invece al fatto che le nostre società europee hanno inciso molto poco sui nostri governi quando si è trattato di mandare i nostri aerei e i nostri soldati all’estero a compiere azioni di guerra (le cosiddette operazioni di polizia internazionale). Guerre falsate da immaginarie giustificazioni (gran parte delle guerre sono mosse da pretesti inventati ad arte). Non ci siamo indignati abbastanza quando i nostri ragazzi italiani ed europei sganciavano bombe sulle case degli iracheni sperando di colpire i seguaci di un dittatore “amico” con cui avevamo fatto grandi affari fino a qualche mese prima. In Iraq come più tardi in Libia e anche in Afghanistan. Davanti alla guerra, davanti ai morti, non si possono avere due pesi e due misure, anche se è esattamente questo che insegna la politica. Non è umano. Ecco perché trovo giusto che il dolore e l’indignazione per la terribile strage di Parigi (come per le precedenti) e per quelle che hanno insanguinato il Niger come il Libano, abbia il diritto di manifestarla più di tutti chi si è sempre schierato contro tutte le guerre: a maggior ragione contro quelle scatenate da noi occidentali, perché sarebbe ingiusto (anche nell’obiettività della Storia) piangere i nostri morti dimenticando di averne provocati prima molti di più noi stessi che ci riteniamo appartenenti alla civiltà e al mondo dei buoni. Non pianga oggi chi ha plaudito ai bombardamenti progettati per sostituire un regime sanguinario con il caos che ha generato un milione di morti civili in Iraq, 220.000 in Afghanistan, 80.000 in Pakistan, e il terrorismo che oggi ci colpisce; pianga invece chi è contro le strategie di guerra e di violenza, chi pensa che l’umanità non sia un valore da assoggettare alla finanza, alla geopolitica o alla religione. Lo faccia almeno per coerenza, perché considera l’umanità come un bene da tutelare sempre comunque e dovunque, religiosamente o laicamente. Assolversi sempre, accettando supinamente il pensiero dominante, è un alibi che non funziona perché comunque incide tanto nelle coscienze quanto nella realtà dei fatti. Non sentiamoci sempre quelli giusti e soprattutto non perdiamo mai l’umanità!

pietraLa prima pietra

C’è quella bella frase comune alle religioni ebraica, cristiana e musulmana, che suona più o meno così: Chi salva una vita salva il mondo intero, chi spezza una vita uccide l’intera umanità. Ed è incredibile vedere come le tre civiltà portatrici di questo spirito così alto, siano quelle che da sempre si continuano a combattere l’una contro l’altra. A guardar bene poi, se scindiamo l’appartenenza religiosa dalla civiltà, dobbiamo purtroppo constatare che i popoli portatori dei valori più alti della fratellanza espressi dalla loro fede (cristiani prima di tutti), sono quelli che più di altri hanno scatenato le guerre e i genocidi più terribili della storia. Nessun giudizio qui, solo lo sguardo obiettivo sui bilanci della storia.

Il sociologo Eric Fromm diceva che le guerre sono state inventate con l’avvento della proprietà privata, come dire che la sopraffazione dei più deboli è nata quando si è smesso di dividersi equamente e pacificamente le risorse, visto che la terra è di tutti e tutti abbiamo diritto di viverci: il marcio ha avuto inizio quando si è smesso di vivere come ancora vivono i popoli delle tribù sperdute, quelli che ingiustamente chiamiamo selvaggi. Sarebbe impossibile, pacificamente, fare la necessaria tabula rasa per rendere le civiltà della terra finalmente giuste e in pace: arrivare al punto in cui ognuno chiede scusa agli altri per gli errori fatti e per il sangue versato. Impossibile perché dovremmo avere dentro di noi il senso di giustizia e di umanità, che nessuna religione, nessun genitore, nessuna società civile ci ha mai convinto ad assumere per davvero.

C’è un esame di coscienza che molti cristiani come molti musulmani e molti ebrei, ancor prima di puntare giustamente il dito sui questi come su tutti i terroristi in genere, dovrebbero fare. Abbiamo davvero insegnato ai nostri figli la cultura della pace e l’abbiamo davvero esportata nel mondo prima di tutto col nostro esempio? Abbiamo davvero incarnato nel nostro cuore il valore della parola del nostro Dio o della coscienza civile laica? Perché è solo chi è senza peccato che può scagliare la prima pietra. Sempre che la si debba davvero scagliare…

2 risposte a “Dolore per le vittime

  1. Caro Roberto, e chi ha mai pianto i morti tedeschi nelle città bombardate per abbattere una dittatura che, diciamocelo, forse si stava autodistruggendo? Ognuno, e fa parte della natura umana, per quanto sia ipocrita, piange i propri morti e mai quelli altrui che sembrano sempre un po’ meno morti perchè sono lontani. Il tutto diviso caro Roberto è pura utopia perchè a nessuno piace. Se così fosse non sarebbe necessario delegare al comune la pulizia della città, basterebbe evitare di sporcarla e che ognuno pulisse davanti a casa propria. I Sovietici prima e i cinesi poi hanno provato a collettivizzare i beni comuni, ma i risultati parlano chiaro. L’uomo sembra quasi un errore della Creazione e, forse capendolo, si é inventato di essere una sorta di discendente del Creatore stesso per giustificare tutti i propri errori. Le guerre, tutte fin dalla prima, sono tentativi di rapina in grande stile, di furti che si tenta di giustificare. Anche questi nuovi cialtroni che parlano di Dio e che in nome di Dio ammazzano per prima cosa si sono messi al coperto appropriandosi dei pozzi di petrolio, e non credo che fosse una voce divina a suggerirlo….. buona Domenica

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