2022 esodo dall’Italia


 

tra-le-macerie-a-doumaorig_mainSe i profughi fossimo noi

 

8 marzo 2022: Genova, Padova, Firenze. Dopo 5 anni di guerra civile e di bombardamenti che hanno decimato la popolazione, distrutto il 60% delle abitazioni e l’intero patrimonio artistico – storico e monumentale, gli abitanti sono stremati e si sentono senza futuro. L’esercito nemico è alle porte, aiutato dalle falangi dei rivoltosi e dalle spie. I telegiornali stranieri, che qualcuno riesce ancora a captare, avvertono che non ci sarà pietà per chi non collaborerà con gli occupanti e non giurerà di vivere secondo le nuove leggi: in rete si vedono i video delle impiccagioni di massa degli italiani, delle vittime impalate sui cartelli stradali di Trieste e Napoli. Così quasi 800.000 abitanti delle tre città, quelli che sono sopravvissuti a bombardamenti e tiri dei cecchini, hanno deciso di lasciare le poche cose rimaste e cercare di salvare la pelle fuggendo lontano. Un esodo.

Le banche sono chiuse da mesi, quindi chi aveva dei risparmi in casa se li nasconde addosso; si radunano le famiglie, il passaparola aiuta a capire chi contattare per la fuga, dove andare ora che si sta per perdere per sempre ogni cosa: perché la vita viene prima di tutto.

Genova-bombardata-1A Genova si organizzano via mare: navi, pescherecci, motoscafi, barconi. Tutto va bene pur di raggiungere la Francia libera. Si paga qualunque cifra, perché la vita è una e vale più di sei o settemila euro! Qualcuno nei mesi scorsi ce l’ha fatta, qualcun altro è affogato prima di raggiungere la Costa Azzurra con mezzi di fortuna; ma bisogna tentare.

A Padova il centro di raccolta è all’aperto, in Prato della Valle. La piazza più grande d’Europa che raccolse le folle oceaniche per il comizio di Mussolini e per la visita di Papa Giovanni Paolo II, oggi è gremita di disperati che vagano per una città priva di identità: Palazzo della Ragione è stato squarciato da un missile tre anni fa, il più bel ciclo di affreschi di Giotto in Cappella degli Scrovegni è stato ridotto in briciole dalle cannonate. Ma non c’è tempo per i sentimentalismi perché la sopravvivenza è più importante e non ammette ritardi: si organizza il viaggio a piedi verso l’Austria. Ferrovie e autostrade sono impraticabili (le piste degli aeroporti ormai ridotte a colabrodo), così si sceglie di risalire verso Asiago e una lunga colonna di disperati a piedi si dirige a nord, costi quel che costi.

img_san-lorenzo-2Firenze è un via vai di ambulanze: il bombardamento di stamattina è stato il peggiore degli ultimi cinque anni. Santa Maria Novella, Palazzo Vecchio, gli Uffizi, sono un lontano ricordo, ma pazienza, la vita è una sola e non è più possibile vivere con l’angoscia che ti consuma le viscere e uccide lentamente le speranze dei tuoi figli che non hanno avuto il tempo di vivere qualche momento sereno. I comitati di salvezza propongono due soluzioni e organizzano l’esodo: le famiglie coi cognomi dall’A alla L fuggiranno via mare verso la Spagna, le altre verso la Corsica, mentre vecchi e malati andranno sulle isole più vicine. Ma bisogna far presto: dicono che la gente di Roma e del Lazio, quella che non ha ancora raggiunto la Sardegna, sia già in marcia per cercare rifugio in Toscana.

Qualcuno al porto di Genova, con la radiolina in mano, urla che Francia e Austria hanno deciso di chiudere le frontiere per non farci passare. Dalla Spagna ancora silenzio. E’ panico totale, la gente urla, piange, si dispera e guarda sconsolata verso la Lanterna, ridotta a un moncherino. La voce rimbalza in un attimo a Padova e Firenze ed è angoscia. Si decide comunque di andare avanti: si fugge o si muore. Ma non tutti se ne vanno: ci sono vecchi che scelgono di morire in casa loro tra le macerie, ci sono volontari che terranno aperti ospedali e centri di aiuto, c’è gente che spera di far soldi vendendo quel che riuscirà a razziare qua e là. Ma il grosso degli abitanti non ce la fa più. Un giovane, stretto con gli altri nella calca in attesa, tira fuori dalla tasca un ritaglio di giornale e lo dona alla sua ragazza: è la foto di una mimosa, oggi è la festa della donna.

16-550x412Nello stesso momento a Genova, a Padova e al centro di raccolta di Firenze, in mezzo alla fila qualcuno ricorda ai suoi vicini quando l’Europa respingeva i profughi siriani. Già, quelli non eravamo noi, quelli erano altri…

E se un giorno andasse così?

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