Trivelle – referendum


vegaPetrolio nero o petrolio verde?

 

Si sente spesso dire che la vera ricchezza dell’Italia, il suo petrolio, sta nelle bellezze artistiche, storiche e paesaggistiche: arte e ambiente. Ma il consumismo che stimola tutti noi a comprare senza sosta, proponendoci in ogni canale televisivo, in ogni manifesto, in ogni pezzo di carta, nuovi prodotti che dobbiamo avere ad ogni costo, dice che abbiamo bisogno di pagare meno cara l’energia che fa andare avanti la baracca. Il che non è affatto sbagliato, salvo che lo sfruttamento dei giacimenti energetici nazionali non metta a rischio la vita dei cittadini e dei loro beni materiali e immateriali.

In proposito abbiamo in Italia una città simbolo, Venezia. d92cbc7a-9fa4-49b2-ad0f-a8e0852d6932Per secoli è stata la città più particolare e bella del mondo, ma da meno di cent’anni oltre all’anima artistico-storica se ne è aggiunta un’altra, industrial- inquinante. Dall’isola di Venezia si vede il vicino petrolchimico di Marghera, lo scempio che per anni ha portato ricchezza al Paese in cambio di morte e malattia per centinaia di operai e cittadini costretti a respirare un’aria irrespirabile. Ciminiere fumanti sullo stesso orizzonte dei campanili del Seicento, un duello mai del tutto vinto, che ha però lasciato sul campo morti e feriti.

fumo a Ravenna gennaio 2013Intanto la colonizzazione continua

Si chiama Schlumberger, ma contrariamente all’apparenza, è una multinazionale americana e non tedesca, anche se i suoi fondatori – i fratelli Marcel e Conrad – nacquero a fine ‘800 nell’Alsazia dominata dal kaiser Guglielmo II. Ingegnere il primo, fisico il secondo, i due si formarono a Parigi fondando nel 1926 la Schlumberger Limited che oggi è la multinazionale numero uno al mondo per i servizi petroliferi: 115.000 dipendenti e filiali in 85 Paesi, con sede a Houston in Texas, dove i pozzi petroliferi fanno parte integrante del paesaggio. (nella foto sopra il titolo fumo uscito di notte dalla raffineria di Ravenna nel gennaio 2013)

A questa industria il Ministero dello sviluppo economico italiano ha appena dato incarico di estendere le trivellazioni al largo della Sicilia dalle parti di Pantelleria, isola bellissima che nasconde in fondo al mare un vulcano che fa sentire i suoi soffioni caldi e che si risvegliò nel 1891: praticamente pochi secondi fa, se guardiamo l’orologio della Terra.

piattaforma pozzalloLa Regione Sicilia intende autorizzare Eni.Med (società dell’Eni con sede a Mazara del Vallo) ad aprire 7 nuovi pozzi petroliferi esplorativi nel Ragusano. Gli esperti sostengono che terra e mare siciliani custodiscano qualcosa come 6 milioni di tonnellate di petrolio e un milione e 600.000 metri cubi di gas. Contro i rischi delle trivellazioni si stanno battendo, oltre al Movimento Cinque Stelle e il movimento Sicilia Nazione , gli ambientalisti, Unesco Sicilia , il movimento NoTriv e il movimento NoTav ed esponenti sia di destra sia di sinistra. Chi in tutta Italia non vuole le trivelle teme gravi conseguenze per l’ambiente: pericoli non solo di inquinamento e deturpamento di alcune tra le più belle località del Paese, ma anche rischio che le trivellazioni e le re-iniezioni delle materie di scarto nel sottosuolo con getti ad alta pressione, mettano in movimento il sottosuolo dando vita ai terremoti che in molte delle aree considerate rappresentano una costante, in quanto zone sismiche. E poi i residui delle lavorazioni finirebbero per inquinare i nostri mari, facendo morire i fondali con evidenti ripercussioni nell’ecosistema oltre che sulla pesca.

Le grandi preoccupazioni saranno espresse il 17 aprile dai cittadini al referendum sul tema trivelle: se vincerà il SI verranno bloccate le attività petrolifere entro le 12 miglia dalle coste italiane, ossia si fermeranno le concessioni per le estrazioni dalle piattaforme adriatiche di RavennaGuendalina (Eni), e Vasto (Ch) – Rospo di Mare (Edison) e dalla più grande piattaforma italiana, la Vega davanti a Pozzallo nel mare di Ragusa (nella foto). Non sarà una vittoria definitiva, dato che le trivellazioni oltre le 12 miglia potranno proseguire, ma sarà meglio di niente, dicono i fautori del SI.

mappa-piattaforme18Il fenomeno riguarda tutta Italia: da Venezia a Rimini, da Ancona a Termoli, da Brindisi a Lecce, da Capo Rizzuto a Porto Torres, dalla Basilicata a Ragusa, dalle isole Tremiti a Noto, dalla Lombardia all’Abruzzo, e ancora in Toscana, Piemonte, Lazio. Il governo ha autorizzato trivellazioni per cercare il petrolio in 90 località di terraferma e in 24 fondali marini e dato il via libera allo sfruttamento dei giacimenti in 143 località e 69 punti in mezzo al mare.

pantelleria mareCambiare è possibile

Perché invece di proseguire sulla strada del petrolio non si investono questi soldi nella ricerca sulle fonti alternative? Vogliamo un’Italia che migliora i suoi punti di forza (turismo, cultura, ambiente) o un’Italia che per interessi di bottega continua ad arricchire le lobby internazionali a scapito della gente?

Una delle poche armi, seppure imprecise, che hanno i cittadini, è il voto: referendario in questo caso, ma anche quello espresso alle politiche e alle amministrative. Basterebbe esercitare di più la nostra memoria, ricordarsi al momento giusto chi ha fatto che cosa, e votare di conseguenza. (nella foto esempi di vita nel mare di Pantelleria)

4 risposte a “Trivelle – referendum

  1. Caro Roberto, le fonti esistono e la ricerca deve certamente continuare per migliorare sempre, ma incolpare costantemente le fantomatiche “lobbies o multinazionali” serve a poco. dovrebbero farsi carico, prima di tutti, i comuni imponendo alle partecipate di trasporto pubblico la trazione elettrica per ogni veicolo accedente al centro e altrettanto dovrebbero fare le cooperative di taxi dividendo le auto in due categorie, verso il centro elettriche e verso altre zone anche a combustione. Non é difficile, ma forse si perde qualche voto, ma forse se ne guadagnano altri. Siena é piccola e quindi facile da gestire, ma in centro storico entrano solo taxi e autobus elettrici.

  2. Già. La cosa più logica (anche se con effetti non immediati) sarebbe studiare fonti alternative, destinando molte risorse e cervelli a questo impegno da cui dipendono (a ricaduta): la salute dei cittadini e di conseguenza un forte risparmio in termini di farmaci, cure mediche, ospedali; e il benessere psichico della gente. Chi sta bene e vive in un mondo sostenibile è anche più sereno e meno stressato. Ma tutto questo temo non interessi per nulla le lobby del potere. Quelle guardano al contrario ai consumi e alla produzione. Vero, un cane che si morde la coda.

  3. se in Italia il prezzo del carburante fosse proporzionato al costo del greggio potremmo anche prendere in considerazione la scelta trivella-si trivella-no, ma dal momento che sul costo del carburante pesa oltre il 90% di tassazione, ri-tassata assurdamente e illegalmente dal carico di IVA sulla tassazione stessa, a noi degli scavi non interessa perché in ogni caso continueremo a pagare il carburanti lo stesso prezzo dando poi la colpa di volta in volta a seconda delle correnti politiche a americani, arabi, russi…..Si vuole conservare, giustamente aggiungo, il nostro ambiente? NON si trivelli punto e basta. Marghera inquina e deturpa Venezia? Si chiuda lo stabilimento e gli operai scelgano, come avrebbero dovuto scegliere per tempo quelli di Taranto, fra lo stipendio e la salute. Ma queste sono scelte da intellettuali, non popolari e non praticabili. Gli operai e gl’impiegati di Marghera vorrebbero lo stipendio e respirare bene oppure sarebbero costretti, come nel passato, ad emigrare andando a respirare male altrove, nelle miniere di Francia e Belgio. Il Governo dovrebbe obbligare la proprietà di Marghera a non inquinare? e la proprietà stessa, ritenendo il costo eccessivo sposterebbe altrove lo stabilimento. Il male é a monte, quando la classe politica ha rinunciato, unita, demagogicamente al Paese per convertirlo in una “potenza industriale” rinunciando all’agricoltura, all’aria sana, alla pesca, al mare pulito. Come rimediare? eliminando al trasporto tramite idrocarburi, ma l’esempio dovrebbe venire dall’alto, con mezzi pubblici cittadini tutti obbligatoriamente mossi da energia elettrica e rinunciando contemporaneamente all’energia elettrica ricavata da idrocarburi……..un cane che si morde la coda

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...