Vespa – Riina


20160402_210330Bufera nel salotto di Vespa

E’ un vino che fa 13 gradi e mezzo il Rosso Puglia de Il bruno dei Vespa , la cantina di proprietà della famiglia di Bruno Vespa . Ed è pure buono. Molti meno gradi di quanto scotta la poltrona del conduttore televisivo di Porta a Porta , la popolare trasmissione di Raiuno che dal 1996 ad oggi ha superato indenne, sera dopo sera, molte polemiche.

Sempre in cerca di aumentare il suo pubblico, Porta a Porta è stata palco per lo storico confronto tra Romano Prodi e Silvio Berlusconi alla vigilia delle elezioni del 2006 con il 52,13% di share (pari a oltre 16 milioni di telespettatori, la punta massima ottenuta dalla trasmissione) quando durante la sigla l’allora cavaliere promise che se fosse stato eletto avrebbe eliminato l’ICI; e nel 2014 è stata palco per Beppe Grillo che le fece ottenere il 27% di ascolti.

Clima bollente e convocazione d’urgenza ieri pomeriggio della presidente Rai Monica Maggioni (giornalista) e del direttore generale Antonio Campo Dall’Orto da parte della Commissione Parlamentare Antimafia che ha chiesto lumi sull’intervista a Salvo Riina figlio del mafioso Totò Riina , programmata per il 6 aprile 2016 e andata poi regolarmente in onda nonostante le proteste e con un ascolto non certo da record: 14,02% di share ossia 1.181.000 spettatori.

Tra le voci del dissenso quelle di Maria Falcone sorella del magistrato assassinato dalla mafia nel 1992 assieme a Rocco Dicillo, Francesca Morvillo, Antonio Montinaro, Vito Schifani : La sua presenza in tv è un’offesa per tutti, un fatto indegno ; quelle di Salvatore Borsellino fratello del magistrato Paolo Borsellino assassinato nel 1992 dalla mafia assieme a Agostino Catalano , Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi, Claudio Traina, che ha parlato tra l’altro di riapertura delle ferite ; quelle del presidente del Senato Piero Grasso che ha fatto sapere che non avrebbe guardato di proposito la trasmissione.

Arresto_riinaMa se da un lato vi è la giusta indignazione delle vittime delle mafie e di chi tifa per la legalità e teme che la televisione pubblica diventi cassa di risonanza per il crimine organizzato, dall’altro c’è chi sostiene che l’informazione debba comunque svolgere il suo ruolo facendo sentire anche l’altra “campana”, le voci di quanti stanno dalla parte del crimine. Anche così si permette a noi tutti di sapere (da testimoni diretti o indiretti) come vivono e cosa pensano quelli che gestiscono i reati che lo stesso Stato ammette concorrano a formare il Prodotto interno lordo italiano. Capire che i mafiosi ( Cosa nostra, ndrangheta, camorra ) sono mescolati nella società civile per fare affari aiuta a prestare più attenzione a ciò che ci sta attorno.

imageL’espressione del figlio del boss

Siamo una democrazia così fragile da essere messa in pericolo dalla diffusione delle parole di chi difende un criminale? La mafia può uscirne rafforzata? In tv abbiamo già sentito le deposizioni dello stesso Riina e interviste a tanti mafiosi pentiti e non, colpevoli di molti omicidi, ma non si può dire siano questi i motivi che danno forza al crimine organizzato.

Salvo Riina , in libertà vigilata dopo una condanna a 8 anni e 10 mesi per associazione mafiosa, si è presentato per 25 minuti davanti alle telecamere di Bruno Vespa ; impassibile, un lievissimo sorriso rimasto inalterato sia davanti alle immagini delle stragi di Capaci e di via D’Amelio , sia davanti a quelle della cattura di suo padre. Difficile auto controllare la mimica facciale, difficile non far trapelare i sentimenti (positivi o negativi) che stanno dietro all’espressione, ma a quanto si è visto l’intervistato pare esserci riuscito: certo anche grazie al fatto che da quando è nato ha vissuto accanto a un padre latitante che si presentava con un cognome fittizio; e al fatto che dopo l’arresto del genitore ha visto imprigionare il fratello ed è stato a sua volta sei anni in carcere prima di tornare semi libero.

porta-a-porta-conferenza

Le interviste a Hitler e Mussolini

Il pubblico televisivo sa giudicare la parzialità del figlio di un boss soprannominato La Belva e condannato all’ergastolo per delitti mafiosi, quando dice che non si è mai chiesto cos’è la mafia… e quando afferma Non tocca a me giudicare le azioni di mio padre e della mia famiglia , e … Delle altre cose (gli omicidi, ndr) non mi interessa . Il pubblico televisivo sa capire dove sta il bene e dove sta il male e, in quanto adulto, ha già fatto le sue scelte da tempo.

Per quanto giusta l’indignazione dei familiari delle vittime, delle forze dell’ordine e delle persone oneste e di buon senso, possiamo essere certi al 100% che, se fossero in vita Hitler e Mussolini , verrebbero invitati in tutte le televisioni pubbliche del mondo a raccontare la loro versione dei fatti, perché hanno portato alla seconda guerra mondiale e perché si sono macchiati di crimini orrendi. E tutti noi staremmo incollati davanti al televisore per conoscere le loro “verità” e per cercare di capire dalle più piccole espressioni del loro volto cosa pensano, se si sono pentiti e cosa ha mosso la loro follia. E nessuno verrebbe a dirci che siamo conniventi.

Una risposta a “Vespa – Riina

  1. Ho molta comprensione per le famiglie delle vittime, quanta pietà per le vittime stesse, ma quando si fanno depositari assoluti della verità e della purezza d’animo solo in virtù del fatto che un loro familiare é stato ammazzato mi piacciono un po’ meno. Un giornalista ha il diritto e il dovere di intervistare chiunque. La giornalista che seguì Giuliano sui monti per intervistarlo non fu crocifissa. La libertà comprende anche questo, ascoltare chi condanniamo o non condividiamo, a noi guardare o meno la TV, leggere o meno i giornali, ma nessuno ha il diritto, finché saremo (ammesso che lo siamo) un Paese libero, di dirci che cosa debba o meno comparire sui mezzi d’informazione.

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