I nuovi migranti italiani


Bigliettaio_Bus_1955_AurauAvanti, c’è posto!

Chi ha più di 50 anni ricorda di certo la frase Avanti, c’è posto! che sugli autobus usava dire il bigliettaio seduto sul seggiolino in corrispondenza delle ruote posteriori: la diceva quando dietro il bus si ammassava troppa gente.

Oggi quella stessa frase potrebbe essere pronunciata alle migliaia di immigrati che arrivano in Italia in cerca di pace e di una vita dignitosa. Sì perché l’Italia si sta liberando degli italiani che qui non trovano più un lavoro rispondente alle loro esigenze, senza contare che poi tanti lavori pesanti non li vogliamo più fare.

Negli ultimi dieci anni, dice l’associazione Migrantes , gli italiani che lasciano il Belpaese sono quasi il 50% in più di quelli della decade precedente. Nel 2014 se ne sono andati 101.297 (il 7,6% in più rispetto al 2013) e di questi il 35,8% hanno tra i 18 e i 34 anni. Chi lascia l’Italia in cerca di miglior fortuna lo fa per raggiungere soprattutto la Germania e poi la Gran Bretagna. E se una volta migravano gli italiani del Mezzogiorno, oggi a farlo sono soprattutto quelli del Nord.

Quanti italiani sono iscritti all’ AIRE (registro degli italiani residenti all’estero)? 4 milioni 636 mila 647. Se ne complesso i più numerosi italiani residenti all’estero sono siciliani, nel 2014 si sono registrati all’ AIRE soprattutto i lombardi, seguiti da siciliani e veneti, poi laziali e piemontesi.

L’emigrazione italica si sta dirigendo con forza verso territori “nuovi”: Spagna, Venezuela, Cina, Emirati Arabi. E non è vero che i nostri migranti sono nella stragrande maggioranza uomini: il 48,1% è costituito da donne. Inoltre al primo gennaio 2015 risultano iscritti all’ AIRE oltre 700.000 minori e 922.000 over 65.

Certo, gli italiani non se ne vanno via sui barconi, sbarcano sulle “nuove terre” dai Boeing, ma in ogni caso lasciano il Paese d’origine sperando di vivere meglio altrove. E nessuno, al loro arrivo, ha qualcosa da dire o fonda movimenti politici per contrastarli.

Una risposta a “I nuovi migranti italiani

  1. Non sbarcano da barconi ma si arangiano, lo hanno sempre fatto anche quando sbarcavano da treni stipati o stive di navi. Non arrivano in un Paese chiedendo diritti,ma lavorò. Non arrivano in un Paese esigendo scuole con insegnanti che parlino italiano o chiese dove pregare, emigrano in Paesi protestanti e pregano in casa, come Catari. Ma credo che nemmeno chi emigra da noi accamperebbe diritti o pretenderebbe alcunché se non lavorò e dignità se non ci fossero patronati e comitati che insegnano loro che cosa si può,che cosa si deve avere senza rendersi conto che, così facendo, li mettono in cattiva luce e attirano su di loro l’attenzione di chi,senza senso, non li vorrebbe

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