Bikini, burka, burkini


bikini

Liberté Egalité, Burkiné

 

 

Liberté Egalité Fraternité. Fin qui nulla da eccepire. Quando poi si tratta di costumi da bagno, ecco che il primo dei tre pilastri del “tempio” della democrazia francese, corroso dal vento salato dell’angoscia da terrorismo, si sgretola. Ed ecco il premier francese Manuel Valls definire incompatibile coi valori della Francia il costume da bagno che le donne islamiche più osservanti della loro religione indossano quando frequentano le spiagge di Mentone, Nizza o Saint Tropez. L’abito in questione è stato ribattezzato burkini, neologismo che unisce il concetto di burqa con quello del due pezzi e definisce quanto di più lontano ci possa essere dal bikini, Bikini Girls 2 Rla minuscola stoffa che fin dal IV secolo (vedi mosaici di Piazza Armerina) protegge le donne, di sopra e di sotto, dagli sguardi maschili.

Ed ecco apparire le foto di islamiche tutte bardate di nero (o in varianti colorate) dalla testa ai piedi, mentre vanno al mare al fianco di colleghe donne europee decisamente scosciate: cultura della libertà totale a contatto con cultura del limite estremo. Molti si scandalizzano: paradossalmente però oggi a scandalizzare l’europeo non è più ciò che prima era nascosto e ora si vede, ma l’esatto contrario. 2826072_cannes-burkiniE’ il segno dei tempi, forse. Eppure non sembra essere quel ritorno al passato a far gridare allo scandalo, perché se così fosse gli stilisti farebbero la fame. Non è quindi l’improvvisa riapparizione delle nostre nonne e bisnonne (foto scattata a Grado nel 1927) che andavano al mare nascondendo dietro lunghi costumi interi e cuffie qualsiasi riferimento alla loro femminilità; pure i loro mariti non erano da meno, tutti bardati dentro costumi interi che come unico vezzo avevano le spalle scoperte. 1927 Grado clelia 24 con Lily 2 e amiciaOggi, abituati a seni in vista, inguini protetti solo da minuscoli triangolini (fatti magari all’uncinetto) e cosce nascoste da un sottile filetto di Lycra, siamo pronti a sopportare la visione di donne che sembrano sommozzatori con la muta? Sembra di no, ma è per il fatto che quelle donne esprimono anche attraverso il costume da bagno la loro religione. Come fanno del resto le suore cattoliche quando si presentano in spiaggia.

E sono proprio i francesi che nel 1946 inventarono il bikini (merito dello stilista, allora si diceva sarto, Louis Réard) i primi a scandalizzarsi della mancata esposizione della femminilità di certe (non tutte!) islamiche.

a CopacabanaMa tant’è. Il premier di Francia, duecento anni dopo la Révolution che spalancava le porte ai diritti civili, pur sostenendo che la soluzione non può essere un regolamento generale sulle prescrizioni per il vestiario, appoggia quei sindaci che mettono al bando dalle loro spiagge il burkini multando con 38 euro ogni musulmana che in spiaggia o in piscina non si spoglia secondo la laicità delle nostre abitudini. Il primo ministro francese, come riporta il quotidiano Libération, sostiene: Le spiagge, come gli altri spazi pubblici, devono essere preservate dalle rivendicazioni religiose. Il burkini non è una nuova gamma di costumi da bagno, una moda. E’ la traduzione di un progetto politico, di contro- società, fondato sull’asservimento della donna e io non accetto questa visione arcaica. Probabilmente Valls pensa la stessa cosa delle suore di tutto il mondo che non abbandonano la loro tonaca nemmeno quando mettono i piedi in mare. Ma se lo pensa non lo dice.

E sì che il bello della nostra civiltà democratica dovrebbe essere proprio questo: vivere il bianco a fianco del nero, il burqa accanto al bikini, al tanga o al monokini, il comunista disteso al sole accanto alla sdraio del fascista…

downloadNon condivido le tue idee, ma darei la mia vita perché tu possa sempre affermarle. Oggi suona strano, eppure a coniare questa frase profondamente democratica fu proprio un francese, René Descartes, conosciuto come Cartesio, vissuto ahimè quattrocento anni fa e non oggi. Troppo moderno per i nostri tempi.

 

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