Urbanistica pre Ventennio


 

cache-cache_194d8721736f745d388d69d112de08bc_a008a2fab872195a0495b2349dd149aaI senza tetto fecero ‘o miracolo

Quando i diversi diventano risorse… Il messaggio arriva dal passato, dal Ventennio fascista. Correva l’anno 1922 quando il Comune (tre mesi prima della Marcia su Roma) decise che anche Padova dovesse avere, al pari di altre grandi città, un volto nuovo. Bisognava aprire le porte al progresso, allargare le strade e costruire moderni edifici. Così gli urbanisti decisero che alcune case medievali del centro storico, che avevano la sventura di trovarsi al momento sbagliato nel posto sbagliato, andavano abbattute. Oggi se qualche sindaco si azzardasse a firmare quel piano regolatore si solleverebbe il mondo, ma allora… Un quartiere (Santa Lucia) venne quasi interamente sventrato e a colpi di piccone si tirarono giù tante case mal ridotte, ma con centinaia d’anni di storia tra le pareti. Abbattute le ingombranti abitazioni si realizzò piazza Spalato (oggi Insurrezione, 60 x 120 metri). Il piano prevedeva di mantenere soltanto monumenti ed edifici di pregio. In questo modo, scriveva il tecnico Tullio Paoletti Demolendo fabbricati noti per il loro sudiciume e in disastrose condizioni di manutenzione, si risana profondamente il centro della città… dando un’impronta di città sana e moderna…

Salito al potere il fascismo, non c’è retorica che tenga: nel 1925 si distrugge il quartiere, risparmiando l’antico ghetto (di là dal Palazzo della Ragione) che gli urbanisti precedentemente avevano progettato di abbattere per far posto a una grande piazza di 70 x 110 metri destinata a mercato coperto.

Contro l’opera distruttrice si costituì a Roma il Gruppo Urbanisti Romani con a capo Luigi Piccinato, che assieme al collega Cesare Valle non venne nemmeno ricevuto dal podestà di Padova che fece allontanare i due dai carabinieri.

 

ca-del-ficoGiù i picconi da Ca’ del figo

Ed ecco il piccolo miracolo avvenuto nel palazzo Falco del Quattrocento, in via Aquileia (quartiere Santa Lucia) detto Ca’ del figo (casa del fico, per via di un tronco che si faceva strada attraverso il vecchio muro). Lo storico edificio arricchito con affreschi d’epoca e abbellito da un delicato loggiato aereo che dà su un suggestivo cortiletto, scampò per un pelo dall’abbattimento. Così scriveva il 18 aprile 1934 Alberto Masini corrispondente de Il Giornale d’Italia: La casa, al pari delle sue vicine, era condannata all’estremo supplizio; ma poi qualcuno notò che sarebbe stato un peccato il demolirla, altri ne scrisse su celebrate Riviste di storia e d’arte, la Sovrintendenza all’arte Medioevale e Moderna se ne interessò… e allora essa rimase lì ad aspettare la sua sorte, ma più di là che di qua.

Ad un certo punto parve che vincessero coloro che la volevano distrutta. Era d’impaccio alla sistemazione, toglieva l’aria e la luce, rompeva l’armonia del rinnovato quartiere. (Bell’armonia davvero! Venite a vedere).

Un giorno però, a lavori iniziati, ecco Che le porte sono state riaperte e le finestre son tutte spalancate. Uno sciame di scugnizzi sudici e urlanti guizza nel cortile, s’affaccia alle logge, s’arrampica sulla scala. Al piano di sopra una graziosa figura di fanciulla poco più che adolescente si inquadra nel vano di una finestra; ha attaccato uno specchietto al muro ed è tutta intenta a passarsi con minuziosa cura il bastoncino del rossetto sulle labbra… Cos’era accaduto? Cinque o sei famiglie di sfrattati, saranno stati in tutto una quarantina tra grandi e piccoli, erano rimasti senza tetto. Il Municipio, le Opere Pie stavano provvedendo, si, ma bisognava aspettare; e frattanto passar le notti ai dormitori pubblici non era piacevole. Che ti fanno allora costoro? Vanno a dar l’assalto a quella casa ormai vuota, grande e capace abbastanza per mettere tutti a coperto; forzano le porte, occupano le stanze, le soffitte, gli androni. Che importa se non ci sono più gli usci alle pareti né i vetri alle finestre? Paura dei ladri non ce l’hanno di sicuro: e d’altronde è primavera, è maggio, l’aria è tiepida, il cielo sereno….

 

20160924_203550Sede della Sovrintendenza

Dopo poco tempo il Comune trovò un alloggio a quei disperati, ma il fermo dei lavori era stato provvidenziale dando il tempo a un altro soggetto di reclamare per sé quel luogo: la Sovrintendenza alle Antichità. 20160924_205131L’ente doveva lasciare la sua sede in piazza Capitaniato per far posto all’ormai prossimo palazzo della Facoltà di Lettere. Inspiegabilmente, contro i demolitori ad ogni costo intervenne il Ministero dell’Educazione Nazionale (la nostra Pubblica Istruzione) che acquistò e restaurò l’edificio consegnandolo nel ’34 a quelli che sono rimasti i proprietari di allora, la Soprintendenza Archeologica del Veneto, la quale nel frattempo (anno 2016) ha dovuto assumere una denominazione impronunciabile per la lunghezza del titolo: Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio di Venezia, Padova e Verona. Alla faccia della semplificazione. (le foto storiche sono della Soprintendenza Archeologica del Veneto)

 

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