Shoah dimenticata


 

map_used_to_illustrate_stahleckers_report_to_heydrich_on_january_31_1942Babij Jar massacro dimenticato

Il 29 e 30 settembre 2016 ricorrono i 75 anni dal massacro nazista di Babij Jar (Бабий Яр) in Ucraina, in cui furono assassinati 33.771 ebrei di Kiev su ordine di Karl Kretschmer, comandante dell’Einsatzgruppe C, una delle unità speciali che annientavano gli avversari politici, utilizzate per la prima volta con l’annessione dell’Austria nel 1938 e poi durante l’invasione della Cecoslovacchia nel ‘39.

Durante l’invasione tedesca dell’Ucraina le Einsatzgruppen iniziarono subito a registrare i nomi degli ebrei presenti sul territorio e il 27 settembre 1941 il comandante locale di Kiev, ufficiali dell’esercito, membri della polizia segreta e l’Einsatzgruppe C decisero che gli ebrei del capoluogo andavano subito uccisi. Per farlo i nazisti e i collaborazionisti ucraini tappezzarono il giorno seguente la città con manifesti in cui si invitavano tutti gli ebrei a presentarsi.

Tutti gli ebrei che vivono a Kiev e nei dintorni sono convocati alle ore 8 di lunedì 29 settembre 1941, all’angolo fra le vie Melnikovskij e Dochturov (vicino al cimitero). Dovranno portare i propri documenti, danaro, valori, vestiti pesanti, biancheria ecc. Tutti gli ebrei non ottemperanti a queste istruzioni e quelli trovati altrove saranno fucilati. Qualsiasi civile che entri negli appartamenti sgomberati per rubare sarà fucilato. Così recitavano i manifesti. babi

I poveretti dovettero consegnare ogni cosa (lettere, vestiti, bagagli e oggetti di valore), furono portati in aperta campagna, legati nudi a gruppi di dieci sul ciglio di un burrone; poi le mitragliatrici iniziarono a sparare: ne morirono 33.771 in due soli giorni.

Il massacro proseguì nei mesi seguenti con migliaia di altri ebrei, ricoverati del manicomio, zingari, perseguitati politici, sacerdoti e prigionieri di guerra sovietici: si calcola che le vittime totali siano state almeno centomila. Al momento di ritirarsi dall’Unione Sovietica, nel luglio 1943, i nazisti cercarono di cancellare le tracce di quegli eccidi: per sei settimane obbligarono 327 prigionieri a disseppellire i cadaveri che vennero quindi bruciati.

 

franz_walter_stahlecker01La mappa dell’orrore

Tra i documenti conservati allo Yad Vashem di Gerusalemme (memoriale della Shoa) c’è anche la macabra mappa allegata alla seconda relazione fatta dall’ufficiale capo dell’Einsatzgruppe A, Franz Stahlecker (in foto) sulle azioni compiute dall’Einsatzgruppe D nei territori occupati tra il 16 ottobre 1941 e il 31 gennaio 1942: mappa che riporta la dicitura Esecuzioni di ebrei svolte dal gruppo operativo. Sull’Estonia compare la scritta Judenfrei (libera da ebrei); e per non sprecare troppe parole viene scelto il disegno di una bara con accanto il numero 963, per indicare quanti ebrei sono stati eliminati. Stessa procedura per le altre aree occupate. Così sulla Russia Bianca (Bielorussia, in direzione Pietroburgo) ecco una bara con 3.600, sulla Lettonia una bara con 32.238, sulla Lituania accanto alla bara c’è il numero 136.421, sull’Ucrania alla bara è associato il numero 41.828.

 

309649724Il silenzio del comunismo

E il comunismo di Stalin, una volta sconfitti i tedeschi? Tacque per vent’anni. Come se quell’eccidio voluto dal Terzo Reich suo acerrimo nemico non fosse mai avvenuto. Non solo non fece porre una lapide commemorativa, ma addirittura permise che una fabbrica di laterizi scaricasse i suoi detriti sopra quella gigantesca fossa comune. Nessuno doveva ricordare.

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