Avrà la vocazione per la guerra?


 

trump

Donald Trump alla Casa Bianca

Hillary Clinton non è diventata la prima presidentessa degli Stati Uniti d’America. Non si è quindi ripetuta la spallata alle consuetudini data per la prima volta 17 anni fa con l’ingresso di un afro americano alla Casa Bianca, dopo una lunga sequela di uomini bianchi iniziata nel lontano 1789, con l’avvento del generale George Washington che non fece a tempo ad abitare nella sontuosa White House ancora da ultimare.

Con Barack Obama i presidenti americani sono stati in tutto 44 in 227 anni. E tutti (quasi tutti) hanno avuto un tratto comune che i troppo abituati alle cose di mondo e allo status quo, non notano più.

 

Un alieno pacifista

Immaginiamo che un alieno pacifico e dotato di intelligenza e cultura elevate, ma ignaro delle bizzarre abitudini terrestri, atterri oggi sul nostro pianeta e venga portato al cospetto di Trump. Gli verrebbe presentato il mondo come un insieme di 206 Stati (di cui 10 non riconosciuti da tutti) che in qualche modo risultano satelliti di altri più grandi: in fondo l’alieno si troverebbe a suo agio vedendo che questo sistema riproduce quanto avviene nel cosmo. Poi però gli verrebbe detto che c’è uno Stato che più di tutti merita attenzione e spazio per il suo ruolo di guida (materiale e spirituale); e che quello Stato, forse per il fatto stesso di essere costituito da altri 50 più piccoli che ubbidiscono ad un potere centrale, è anche simbolicamente legittimato a indicare a tutti gli altri la strada da seguire. Gli direbbero che tuttavia vi sono altri Stati altrettanto grandi che rivaleggiano con questo per ottenere più potere; e che esistono ulteriori Stati che intendono imporre a tutti la loro idea di Dio.

All’alieno spiegherebbero poi che il grande Paese che lo ha accolto è quello che ha ideato la prima Costituzione in assoluto (nel 1787, seguito dalla Polonia nel 1791), è paladino della giustizia e della democrazia mondiale.

 

5 presidenti pacifici su 44

L’extraterrestre ascolta e immagazzina istantaneamente tutti i dati, poi qualche conto non gli torna: Perché, si chiede, nel Paese che si dichiara il migliore del mondo, dei 44 presidenti che si sono succeduti, solo 5 non hanno intrapreso guerre, occupazioni di territori stranieri, azioni militari o dato appoggio a golpe in altri Stati o sviluppato politiche repressive interne? L’alieno se li appunta mentalmente: Adams, Jefferson, Tyler, Fillmore, Arthur: il primo era del ‘700, gli altri dell’800, nessuno del ‘900.

Imparerebbe un altro dato curioso a proposito dei premi Nobel per la pace ottenuti da quattro presidenti Usa: Theodore Roosevelt, Thomas Woodrow Wilson, Jimmy Carter e Barack Obama avevano tutti ordinato azioni militari. Capirebbe così che l’89% dei presidenti degli Stati Uniti d’America ha esercitato quella che verrebbe da definire una vocazione nazionale alla guerra & affini.

Capirebbe anche il non detto: che in generale in questo strano mondo ognuno ha il diritto di prendere agli altri con la forza (delle armi, dell’economia, delle risorse) quanto ritiene gli possa servire e che sul pianeta Terra vige quindi un sistema più complesso e brutto di quel che servirebbe per andare avanti, essendo governato dall’istinto di sopraffazione più che da quello di sopravvivenza.

Salutando con rapido inchino il presidente, l’extraterrestre si commiata con una domanda che non osa formulare perché a quel punto gli pare retorica: e lei, sarà come gli altri?

 

Il mondo deve preoccuparsi?

Gran parte dell’Occidente si è preoccupato in questi mesi per la (fino ad oggi) remota possibilità che il candidato repubblicano Trump potesse sedere un giorno nella stanza ovale: le sue asserite simpatie per Putin (osteggiato dagli europei), il palesato rifiuto delle minoranze, la voglia di isolare gli Usa dai grandi giochi internazionali per curare di più gli interessi interni e quel suo essere politicamente scorretto nelle dichiarazioni, per la maggioranza non ne facevano un leader auspicabile.

Oggi però Donald Trump è il 45° presidente degli Stati Uniti. Di certo, quando si spegneranno i riflettori della campagna elettorale, i toni di sfida e le sparate mediatiche lasceranno il posto alla necessaria prudenza; e come sempre è stato anche lui, repubblicano, farà dei passi verso sinistra, così come i presidenti democratici hanno sempre mosso anche verso destra. E’ il gioco della diplomazia reale.

 

3 risposte a “Avrà la vocazione per la guerra?

  1. HA seguito quella che speravamo fosse una nostrana anomalia, votare contro. Trump non piace agli amricani che lo hanno votato, ma conoscono bene la Clinton e avrebbero votato un marziano piuttosto che votare lei. Come pure i Democratici, avrebbero preferito una trafficona corrotta con un governo azzoppato dalle camere repubblicane piuttosto che Trump. La democrazia é sempre stata un’altra cosa. I due rivali privi ambedue di programmi seri e accettabili hanno trovato comodo impostare le proprie campagne sull’insulto al rivale piuttosto che sciorinare programmi e fare promesse. preoccupiamoci del nostro futuro che sta per avere una svolta.
    Tanto per metterla in ridere, un incontro bilaterale Trump-Grillo almeno farà divertire

    • Eh già, non si capisce dove andrà a parare. E’ il nuovo, che ricorda tantissimo il Berlusconi della sua famosa “discesa in campo” (termine stra abusato, come se non ne esistessero perifrasi). La sola cosa saggia da fare (che vale per tutti i neo eletti all’estero come in casa nostra) è stare a vedere i comportamenti e giudicare poi. Se il buongiorno si vede dal mattino, stamane Trump è stato decisamente meno uomo da spallate e più da diplomazia. Il tempo, serve il tempo…

  2. È bizzarro il mondo e ancor più bizzarri sono i commenti dei giornalisti nostrani perennemente schierati. BAsandosi sulle sue dichiarazioni, che al momento non abbiamo altro, Trump avrebbe dovuto essere salutato con gioia da pasifisti e no-NATO dal momento che in campagna elettorale ha dichiarato di volere un avvicinamento alla Federazione Russa, che calerà gli stanziamenti per le armi e che si sgancerà maggiormente dalla NATO mentre la sua avversaria è sempre stata, accanto a tre presidenti, un’accesa interventista, una guerrafondaia la potremmo definire. Le nostre anime candide auspicavano un Presidente femminile negli USA senza ricordare che essendo la maggioranza degli elettori donne, se nel corrente secolo sono stati eletti sempre uomini è evidente che erano voti muliebri che li mandavano a occupare la Stanza Ovale. Dopo un presidente nero (non importa che fosse un avbocato trafficone di Chicago) ci voleva una donna. Bizzarro che mai venga reclamato un presidente cinese, anche se avrebbe un vasto eletorato. A gran voce “meglio una donna guerrafondaia e implicata in tutto il marcio della politica degli ultimi anni” immagino il successo che avrebbe la Boschi se ambisse competere con Renzi. A già in America auspichiamo una donna alla presidenza, ma qui ne facciamo a meno volentieri visto il costante linciaggio mediatico a cui é sottoposta la nostrana ministra.
    La realtà è che questa volta la più vecchia democrazia del mondo ha se

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