Giustizia a orologeria


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Giustizia ad orologeria

Quante volte sentiamo parlare di giustizia ad orologeria… Accezione che sottintende un uso manipolatorio e quindi politico dell’avviso di garanzia o dell’arresto da parte della magistratura, attuato in un preciso momento – né prima né dopo – per screditare con più forza un partito sottoponendo uno o più suoi rappresentanti a controllo o restrizione. Se ne parla perfino in questi giorni post referendum!

Da osservatore, senza cognizioni né giurisprudenziali né politiche, mi pare che sarebbe di buon senso considerare che i magistrati – per quanto comunque esseri umani che hanno le proprie idee politiche e pure esercitano il diritto-dovere di voto, seguono per legge il loro incarico: quindi quando si trovano nella necessità di esprimere un provvedimento lo fanno. Si parlò di giustizia ad orologeria quando nel 1994 a Napoli durante una conferenza internazionale sulla criminalità si seppe che l’allora premier Berlusconi avrebbe ricevuto l’invito a comparire: i carabinieri glielo recapitarono al suo rientro a Roma, ma il Corriere della sera fece uno scoop pubblicando durante il vertice la notizia; e si parla di giustizia ad orologeria ogni volta che si viene a sapere prima delle consultazioni elettorali (amministrative, nazionali, europee), prima di un grande evento, prima di una importante votazione… che un politico ha una grana con la legge.

Ma, mi chiedo, quando è il momento giusto e neutro in cui i magistrati possono fare il loro accertamento dei fatti per cui sono pagati dalla collettività? Dovrebbero forse aspettare sempre i tempi della politica per non interferire, consentendo magari ai sospettati di mettersi al riparo e di nascondere le prove di un eventuale reato? E poi, quali sono i tempi della politica? Non c’è forse sempre in Italia una campagna elettorale in corso, un referendum dietro l’angolo, una votazione importante in Parlamento? Sarebbe come dire che esiste in Italia un momento in cui i media dimenticano la politica e nel Paese la politica si sta prendendo una pausa sia a livello internazionale sia nazionale sia regionale sia comunale.

E poi, da più parti non si invoca forse sempre una maggior celerità della giustizia? Non si dice che i processi sono lenti e che poi i reati cadono in prescrizione?

Cosa chiede chi accusa la giustizia di intervenire “inopportunamente”? Di occuparsi sempre più celermente del cittadino comune e invece di rallentare quando interviene sui politici per non ostacolare i partiti di cui fanno parte gli indagati e gli arrestati? Così sembra a chi osserva dall’esterno.

Se un politico/ amministratore viene raggiunto da avviso di garanzia o viene arrestato (tranne in qualche errore giudiziario) è perché si sta indagando sul suo operato che appare opaco o peggio. Certo non fa una buona pubblicità al partito o all’amministrazione di appartenenza, ma ciò dovrebbe far riflettere di più chi è incaricato a scegliere i propri rappresentanti dentro quel partito e dentro quell’amministrazione. La politica non deve nascondersi dietro un dito o peggio accusare i giudici di danneggiarla scientemente: è la politica che, evidentemente, si sta auto danneggiando; dovrebbe adottare un filtro selettivo molto più efficace per evitare innanzitutto che qualcuno al suo interno commetta reati e poi per avere un’immagine la più immacolata possibile, dal momento che dovrebbe esprimere il meglio della collettività.

20160714_120958Di fronte all’ipotesi di reato i magistrati che indagano hanno l’obbligo di verificare e lo fanno secondo i tempi e i modi a loro disposizione. Non è che devono chiudere l’incartamento e passare ad altro perché nel frattempo si stanno preparando le elezioni regionali o perché tra quattro mesi ci sarà il referendum o perché si sta cambiando governo o presidente della Repubblica. Altrimenti, politici, fate una legge che impone ai tribunali di interrogare o arrestare i politici solo nel mese di agosto quando il Parlamento è chiuso. Così magari devono cercarli in vacanza all’estero…

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