Corea del Nord


Rimandato in Usa in stato vegetativo

è morto lo studente condannato a 15 anni di lavori forzati  

Può un ragazzo di 21 anni venir incarcerato e condannato a 15 anni di lavori forzati per aver staccato un manifesto politico dalla parete di un corridoio d’albergo? Certo che no: da noi si direbbe una ragazzata. Eppure è quanto è accaduto a Otto Warmbier, studente americano della Virginia University, rilasciato dopo quasi 17 mesi di galera nelle prigioni della Corea del Nord e riconsegnato alle autorità statunitensi per le sue gravissime condizioni psico fisiche, ritenute dai medici effetto di un gravissimo danno cerebrale che l’aveva mandato in coma un anno fa. Il ragazzo di 22 anni è morto in patria il 19 giugno 2017.

I fatti ricostruiti sono questi. Nel soggiorno nel grande Yaggakdo International Hotel della capitale Pyongyang durante un viaggio di 5 giorni nel Paese comunista assieme ad altri americani (tutti rientrati), Otto avrebbe staccato un manifesto di propaganda che recitava Cerchiamo di combattere fortemente a fianco del patriottismo di Kim Jong-il. Danneggiare scritte o oggetti recanti il nome del leader Kim Jong-il è in Nord Corea un grave reato duramente punito; e le autorità locali non ci hanno pensato due volte una volta messe le mani su un cittadino americano. Come prova d’accusa una ripresa di sorveglianza (qui riprodotta) di pochi secondi e molto sgranata, in cui si vede qualcuno di indefinito compiere il gesto.

Al momento di rientrare in patria il ragazzo il 2 gennaio 2016 è stato arrestato con l’accusa di atti ostili contro lo Stato e in una conferenza stampa (video qui) del 29 febbraio 2016 lo si sente confessare di aver rubato quel manifesto per la madre di un amico che voleva un souvenir in cambio di un’auto usata o di 200.000 dollari se l’avessero arrestato. Nella confessione – chiaramente estorta, dice il padre – si diceva profondamente pentito e chiedeva all’amministrazione americana di non manipolare nessun cittadino per fargli commettere crimini in Nord Corea.

Dopo tanti mesi di lavori forzati il ragazzo è stato riconsegnato all’America il 12 giugno 2017. In stato vegetativo in seguito a un danno cerebrale dovuto ad arresto cardiaco e non, come sostengono le autorità di Pyongyang, per l’assunzione di una pillola anti botulismo.

Ci sono ancora tre cittadini americani detenuti in Nord Corea: Kim Dong Chul (imprenditore sudcoreano con passaporto Usa) dall’ottobre 2015 con l’accusa di spionaggio; Kim Sang Duk (ex docente di coreano in Università americana) dal 21 aprile 2017 per atti criminali ostili e Kim Hak Song dal 7 maggio 2017 senza ancora un’accusa formulata; e un cittadino canadese, Hyeon Soo Lim (pastore protestante) dal febbraio 2015 per “danneggiamento della leadership suprema e tentativo di introdurre la religione per distruggere il sistema nordcoreano”.

Ecco il video incriminato e le immagini della confessione in conferenza stampa

 

 

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3 risposte a “Corea del Nord

  1. Vero, non vado a visitare Paesi a rischio, dove anche un banale errore (una bravata in questo caso) può venirmi imputato come un reato grave. Sopratutto non ci vado se so che odiano la nazione da cui provengo. Ma resta lo scandalo per ciò che è accaduto e per la durezza della pena inflitta. Certo, noi ragioniamo con i nostri parametri di libertà, ma non toglieteci il diritto di scandalizzarci lo stesso…

    • Scandalizzarsi e imbestialirsi è il minimo. Ricordo negli anni ’50 fedelissimi che andavano in pellegrinaggio a Mosca e finivano in un Gulag.

  2. vado a monte, che cosa ci va a fare la gente in un Paese dove non c’é libertà di movimento, dove la polizia può disporre della vita delle persone a suo piacimento, dove si rischia la vita anche solo con uno starnuto? non con questo che sia giustificato quanto è accaduto, ma si poteva evitare. ho viaggiato anch’io e anche in luoghi pericolosi, ma a mia insaputa e quando l’ho capito sono stato rigorosamente a regole anche assurde finché non ho guadagnato l’uscita , e appena fuori non mi sono nemmeno voltato indietro

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