Trento, 101 anni fa



Alla forca il Dr. Filzi e il Dr. Battisti

 

Centouno anni fa. Trento 12 luglio 1916. Uno studente universitario di 31 anni e un giornalista deputato austriaco e tipografo di 41, il primo nato a Pisino in Istria e il secondo a Trento: entrambi italiani, entrambi sotto il dominio dell’Impero Austro Ungarico che disconoscono, entrambi uniti nello stesso giorno da uguale destino: la forca.

Fabio Filzi, lo studente che fa pratica in uno studio legale di Rovereto, diserta dall’esercito imperiale per entrare come sottotenente alpino in quello del re d’Italia; Cesare Battisti, dopo un anno volontario in guerra contro l’Austria, è tenente nel Battaglione Vicenza del 6° Reggimento Alpini impegnato ai primi di luglio 1916 in combattimenti sui monti vicentini. Filzi è un suo sottoposto. Sul monte Corno di Vallarsa a 1765 metri, la loro compagnia di cento uomini, il 9 luglio viene catturata: il primo a essere preso è Filzi. I due sono riconosciuti come irredentisti con precedenti penali (Battisti) per gli scontri all’Università di Innsbruck nel 1904 e per comportamenti anti austriaci (Filzi) e condannati a morte per alto tradimento. La sentenza viene eseguita il 12 luglio mediante impiccagione nel castello del Buonconsiglio di Trento. Su chi abbia tradito i due facendoli scoprire come irriducibili irredentisti, sono nate numerose interpretazioni, anche se Battisti si è arreso dichiarando la propria identità.

Qui riporto una versione ufficiale austriaca, prodotta anche in lingua italiana dalla Gazzetta di Wagna stampata quotidianamente (tranne il lunedì) in tedesco e italiano per i rifugiati nel campo profughi di Wagna (in Stiria).

Come si legge (in un italiano a volte impreciso) nella pubblicazione austriaca datata Vienna 30 luglio 1916… Agli ufficiali dei tiratori non erano personalmente conosciuti né il Battisti né il Filzi perciò dapprincipio essi furono trattati come gli altri ufficiali italiani prigionieri. Tosto però si annunciarono alcuni Alpini prigionieri e designarono, senza essere stati richiesti e con visibile soddisfazione, i due “istigatori alla guerra” quali austriaci e li schernirono persino allorché questi venivano allontanati. Come la nostra popolazione italiana pensava dei due traditori lo dimostrò nel miglior modo il contegno della popolazione di Aldeno (Comune trentino dove nella Grande Guerra era stanziato il Comando del XXI Corpo d’Armata Austro Ungarico, ndr) in occasione del trasporto dei due traditori. Alla notizia del loro arrivo s’impossessò una tale irritazione della popolazione austriaca di madrelingua italiana, che si temette che Battisti e Filzi venissero linciati durante il passaggio attraverso la località. Solamente da una forte scorta di gendarmeria la popolazione fu trattenuta dal comettere atti di violenza. Non si poté impedire però che la gente lanciasse delle improperie e sputasse contro i due prigionieri. In modo penetrante risonavano alle orecchie dei due traditori le imprecazioni delle vedove e dei pupilli dei contadini caduti in guerra.

Simili scene avvennero anche alla consegna a Trento, dove solamente un forte drappello di poliziotti poté proteggere Battisti dai maltrattamenti da parte della popolazione infuriata.

Se la stampa italiana sostiene che non debbano venir puniti i traditori che vengono arrestati in uniforme italiana, così questa si trova in aperto contrasto con la suprema direzione dell’esercito italiano, la quale nel suo ordine del giorno dell’armata N. 4609 del 9 dicembre 1915, al punto 1, rileva espressamente, che l’entrata nell’esercito italiano non ha per conseguenza alcun cambiamento nella sudditanza, e che perciò i volontari irredenti, per loro maggiore sicurezza, possono servirsi di nomi falsi (nomi di guerra).

Che del resto gl’Italiani non procedano in altro modo con i loro traditori, lo dimostra il rescritto circolare della suprema direzione dell’esercito italiano del 28 settembre 1915, il quale, prescindendo da misure draconiane, per ogni disertore stabilisce la pena di morte in contumacia.

Difatti mentre il tenente Battisti declinò subito le proprie generalità, il sottotenente Filzi si presentò come Francesco Brusarosco.

Curioso poi notare come in quest’altro articolo austriaco tratto dalla Kronen Zeitung del 25 luglio 1916, come in diversi altri giornali austriaci del tempo, i nomi di Filzi (foto a sinistra) e Battisti (foto a destra), pur considerati traditori, siano sempre preceduti dal titolo di dottore: un Dr che sa tanto di rispetto. Un rispetto che tuttavia il processo sommario e l’impiccagione non dimostrarono. Oltretutto Battisti aveva chiesto invano la fucilazione, per evitare che sulla forca penzolasse l’uniforme italiana: in questo caso il giudice militare trovò una soluzione alternativa, facendo vestire con poveri abiti civili sia il tenente Battisti sia il sottotenente Filzi, le cui foto, morti sul patibolo, vennero fatte circolare con effetto propagandistico.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...