Barcellona considerazioni


 

E se rinascesse il Lombardoveneto?

 

Al netto della violenta reazione della polizia spagnola contro chi in Catalogna il primo ottobre ha voluto votare l’indipendenza (oltre 800 cittadini feriti anche con pallottole di gomma), il voto plebiscitario espresso da quella popolazione produce qualche riflessione pragmatica. Al di là del fatto che la popolazione inerme che esprime il diritto di “dire la sua” fa più simpatia della polizia in assetto anti sommossa che manganella, spara, spintona, tira per i capelli chi presidia le scuole, vanno fatte almeno due considerazioni. La prima è di tipo legale. Se la Costituzione spagnola (come quella di tutte le democrazie occidentali tranne il Canada seppure con regole piuttosto stringenti) vieta la scomposizione dello Stato nazionale in più realtà locali autonome, il popolo che autonomamente si proclama indipendente commette un atto incostituzionale e come tale va incontro ai rigori della legge nazionale sottoscritta a suo tempo anche dai propri padri. La seconda è più legata all’interesse nazionale, di tipo economico oltre che sociale. Può una regione che da sola con 197 miliardi di euro produce il 20% del Pil della Spagna, andarsene via senza arrecare un danno profondo all’economia nazionale e quindi alla stragrande maggioranza del Paese in cui si trova, nel solo nome dell’interesse economico locale? Se il governo di Madrid dovesse reagire con fermezza, per evitare il peggio ai vertici del governo catalano non resterebbe altro da fare che rassegnare in blocco le dimissioni. Ma si parla invece di richieste di dimissioni del premier spagnolo Mariano Rajoy.

Certo i catalani hanno una loro lingua e cultura e si ritengono altra cosa rispetto agli altri spagnoli; ma cosa accadrebbe in Italia se, ad esempio, Lombardia e Veneto volessero ricostituire quello che nell’Ottocento era il Lombardoveneto? La sola Lombardia ha un Prodotto Interno Lordo di 348,6 miliardi di euro e il Veneto di 147,5, pari insieme a quasi 500 miliardi di euro su un totale italiano di 1.600 miliardi: quindi rappresentano un terzo della ricchezza nazionale. Se all’improvviso e autonomamente decidessero di fare Stato a sé, come si comporterebbe Roma? Potrebbe lasciar fare con indifferenza? Il precedente catalano potrebbe innescare in tutta Europa (e non solo) una reazione a catena dai risultati imprevedibili, che genererebbe l’impoverimento degli Stati nazionali, farebbe regredire la storia a due secoli fa e si cancellerebbero tutti gli sforzi e i milioni di morti del Risorgimento e delle due guerre mondiali. Nel mondo ahimè globalizzato e mentre si assiste a grandi accorpamenti anziché a spacchettamenti di aziende, significherebbe fare un enorme favore alle potenti lobby della finanza internazionale e agli Stati più grandi che a quel punto si confronterebbero con staterelli di poco peso, smembrati e poveri anche sotto il profilo politico. L’Europa comunitaria, già poca cosa oggi, assumerebbe il ruolo di un club di dopolavoristi capace di incidere solo sulle scelte interne. Guardando la cosa con “dietrologia” si potrebbe pensare che è proprio questo smembramento a fare il gioco di alcuni poteri forti che soffierebbero sul fuoco delle autonomie a tutti i costi.

7 risposte a “Barcellona considerazioni

  1. a Paolo rispondo che anche quando sono gli stati poveri a volersi staccare dai ricchi ed in seguito logicamente perdono la loro inutile guerra, poi la storia riporta ben diverse motivazioni a commento e giustificazione degli eventi. Un esempio vicino a noi: il movimento secessionista siciliano passato come storia di mafia e banditismo o più macroscopico ancora la guerra di Secessione americana causata da problemi su liberismo o protezionismo dei dazi doganali, poi divenuta (e beatificata) come guerra per la liberazione dalla schiavitù

    • Certo, se analizziamo il percorso storico della formazione di un’infinità di Stati in Europa e nel mondo, vediamo che il comune denominatore prevalente è la forza militare ed economica ad imporre confini e leggi. L’esempio più orribilmente eclatante è Israele-Palestina, ma basti guardare i confini degli Stati africani disegnati dal colonialismo.
      Quanto all’Italia, tra quasi tutti gli storici nessuno più dubita che la retorica risorgimentale non basti più a nascondere quella che fu una vera e propria conquista del Meridione da parte dei Savoia, ma dopo oltre un secolo e mezzo di sforzi unitari parlare ora di federalismo o, peggio, di secessione fa solo ridere. L’unica soluzione possibile per scongiurare mafie ed eccesso di disuguaglianze socio-economiche sarebbe stato sì il federalismo, ma avviato nel 1861, non nel XXI secolo.

      • gli stati africani sono da anni disegnati dal nuovo imperialismo degli stati africani più ricchi, imperialismo e razzismo di cui fatichiamo a prendere coscienza essendo mosso da africani verso africani, da neri a neri, come se il razzismo e il colonialismo potessero essere mossi solamente dal colore della pelle differente dimenticando razzismo e colonialismo russo prima degli Zar poi dei Bolscevichi, dei tedeschi contro chiunque non sia tedesco (ebrei, polacchi, lituani, estoni….) la guerra Tutsi-Hutu è stata caratterizzata fortemente dal razzismo e dal colonialismo, dall’odio di una razza per un’altra che ai nostri occhi di vecchi colonialisti è uguale, ma che ai loro occhi è diversissima e deprecabile. Mi chiedo per quale motivo parlare di federalismo o secessione sia ridicolo da noi e non lo sia in Spagna, in quella Spagna che forse non ha mai sopito lo spirito repubblicano particolarmente vivace e acceso proprio in Catalogna. Forse oltre a una guerra fra ricchi e poveri come ce la describe Roberto siamo di fronte a una guerra fra Repubblica e Monarchia

  2. Già, al di là delle simpatie per chi le busca e lo sdegno per chi le suona, la logica separatista affonda le proprie radici in un gene antropologicamente immodificato fin dalla comparsa dell’uomo sulla terra: l’avaro egoismo. E’ curioso, infatti, che a separarsi per fare comunità a sé siano sempre i ricchi, in tutta la storia non si è mai avuta notizia di qualche popolo povero in canna che abbia chiesto di votare per la propria indipendenza; da qualche parte c’è stata rivoluzione, ma non c’entra con con l’indipendenza.
    L’indipendenza è libertà (economica soprattutto), ed è curioso che a reclamarla sia sempre chi ne ha di più.
    In sintesi, nulla di nuovo sotto il sole.

    • Com’è vero Paolo. Non sono i poveri a chiedere di staccarsi dallo Stato di appartenenza, ma chi sa di avere tutto per vivere ancora più agiatamente senza gli altri. Basterebbe fare un referendum nazionale proponendo a tutti e non solo ai cittadini di una regione: volete che la tale regione diventi Stato sovrano?

      • Infatti…e, per assurdo ma neanche tanto, all’interno dello Stato autoproclamatosi indipendente sarà lecito ai più ricchi separarsi dai meno ricchi e formare uno Stato ancor più piccolo, e così via fino all’individuo che si incorona da solo re e popolo. E l’unica speranza che costui avrà per non annoiarsi sarà di essere bipolare.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...