Pretesti per i conflitti


 

Verso la terza guerra mondiale

Siria, le potenze scaldano i muscoli minacciando una guerra globale: l’Occidente (Usa, Gran Bretagna e Francia al momento) contro la Russia e il suo alleato, il dittatore Assad.

C’è poco da stare allegri, nel senso che sì può essere il solito bluff con tanto di spostamento di flotte (Usa e GB) nel Mediterraneo sorvolate a bassa quota dagli aerei russi con dispiegamento di polizia russa nei territori siriani controllati e definitivamente liberati dall’Isis; ma basta sempre poco per far decidere qualcuno che è il momento di dare una lezione…

Putin ora ha avvertito l’Italia di non concedere le basi americane sul suolo italiano (Pordenone, Brescia, Catania) per spedizioni contro la Siria precisando che le rampe da cui partiranno missili contro le forze del suo alleato Assad verranno colpite.

Lo scenario è mutato improvvisamente dopo il bombardamento della città siriana di Douma con probabile uso di gas. Probabile come sottolineano molti organi di stampa, appunto, non certo. La storia insegna che le prove di un misfatto a volte vengono costruite ad arte a tavolino da chi ha voglia di attaccare per prendere un territorio e soprattutto le sue risorse e la sua posizione geopolitica. Guardando alla logica non ha molto senso che Assad (o i russi) bombardino una città col gas sapendo che il presidente Trump l’anno scorso aveva ammonito a non farlo e che tutto il mondo guarda con orrore soprattutto a questo tipo di massacri. Se qualcuno ha davvero usato i gas e non dovessero essere stati loro, chi può averlo fatto? Qualcuno che ha interesse a che altri Paesi entrino prepotentemente nell’area.

I pretesti sono visti spesso dai governanti come piccole bugie che però portano grandi risultati economici: certo con migliaia di morti, ma si sa che il potere (dagli albori delle guerre in avanti) conta più della vita delle persone…

 

 

13 luglio 1870, Berlino

Il cancelliere prussiano Otto von Bismark mentre è alle terme di Ems alla corte di Guglielmo I decide di consegnare alla stampa un dispaccio del suo imperatore, modificandone però il contenuto per fare apparire Guglielmo I offensivo verso il re di Francia: la qual cosa infuria i francesi che 6 giorni dopo dichiarano guerra alla Prussia. Morale: oltre 167.000 morti.

Peccato che il dispaccio fosse stato falsificato per provocare la guerra.

 

24 aprile 1846, Texas

Il presidente americano James K. Polk annuncia all’opinione pubblica che il Messico ha invaso il territorio americano. Il Congresso vota per la guerra che inizia il 13 maggio seguente: 13.000 morti americani e forse 15.000 messicani.

Peccato che l’occupazione sia stata un’invenzione: era solo avvenuto uno scontro armato (con morti) tra un gruppo di cavalleria messicana e un distaccamento di soldati di stanza sul Rio Grande, come spesso accadeva in quei tempi difficili.

 

15 febbraio 1898, Cuba

La corazzata americana Maine esplode e cola a picco nella baia de L’Avana per un attentato (una mina) provocato dagli spagnoli che controllano l’isola. L’episodio sconvolge l’opinione pubblica e il presidente William McKinley che ha già pronti da tempo i piani di invasione di Cuba, muove guerra alla Spagna che lascia definitivamente l’isola.

Peccato che la notizia dell’attacco fosse totalmente inventata, come fu dimostrato nel 1980 dagli stessi americani i quali dissero che alcuni esplosivi si trovavano stipati troppo vicini ai locali caldaie.

 

4 agosto 1964, Vietnam

L’incrociatore Usa Maddox viene attaccato da alcune motovedette del Vietnam del Nord che lo colpiscono con siluri nel golfo del Tonchino in acque internazionali. Tanto basta perché il giorno dopo il presidente americano Lindon Johnson annunci al mondo che gli Stati Uniti entreranno in guerra: una guerra che grazie a 7 milioni di tonnellate di bombe americane costerà 3 milioni di morti tra i vietnamiti e 60.000 tra gli americani.

Peccato che la notizia dell’attacco fosse totalmente inventata. Nel 2003 Robert Mcnamara che negli anni Sessanta era segretario alla Difesa americana, nel documentario The Fog of War: Eleven Lessons from the Life of Robert S. McNamara, confesserà che quell’attacco non ebbe mai luogo e servì da pretesto per entrare in guerra a fianco del Vietnam del Sud.

 

5 febbraio 2003, New York, Palazzo di Vetro

In un’assemblea dell’Onu Colin Powell, segretario di Stato del governo Bush jr. agita davanti alle telecamere una fialetta di antrace (microorganismi che se inalati provocano la morte per carbonchio polmonare). E’ la prova che l’Iraq di Saddam Hussein possiede armi biologiche di distruzione di massa: quindi gli Stati Uniti si sentono legittimati ad attaccare nuovamente il Paese nella seconda guerra del Golfo che vede al fianco degli Usa una coalizione di altri 18 Paesi. Morale: circa 500.000 iracheni morti più 4.804 militari dell’alleanza.

Peccato che la notizia della guerra biologica fosse totalmente inventata. Perfino l’allora premier inglese Tony Blayr nell’ottobre 2015 intervistato dalla Cnn si scuserà per aver diffuso quelle notizie false che scatenarono la guerra irachena portando alla nascita dell’Isis e del seguente terrorismo di matrice islamica.

 

Bugie “a fin di guerra”

Altre menzogne “a fin di guerra” le raccontarono diversi presidenti americani: in fondo a loro per scatenare una guerra o invadere uno Stato o creare sollevazioni popolari e golpe è sempre bastato parlare di minaccia agli interessi americani, come dire alle proprietà, ai rifornimenti, alle risorse possibilmente da sfruttare all’estero.

Woodrow Wilson (ingresso nella prima guerra mondiale per garantire la sicurezza del mondo, invece c’era l’interesse a dar sicurezza agli imperatori europei); Harry Truman (la bomba atomica sganciata su Hiroshima in quanto obiettivo militare, invece servì a spaventare i giapponesi portandoli alla resa e a mostrare al mondo che con gli Usa nessuno avrebbe più dovuto scherzare); John Kennedy (estensione limitata del coinvolgimento Usa in Vietnam che invece divenne imponente); Nixon (bombardamenti in Cambogia per lasciare il Vietnam del Sud libero dal comunismo, in realtà per avere un avamposto verso Hanoi); Reagan (invasione dell’isoletta di Grenada considerata una minaccia per gli Stati Uniti, per sottrarla all’influenza russa o cubana); Bush padre (invasione di Panama dipinta come feroce dittatura, in realtà impedimento per gli Usa di controllare il canale, ormai per diritto internazionale divenuto panamense).

Altri episodi li ho raccontati nell’articolo Piani Usa di auto- attacchi https://robertobrumat.wordpress.com/2012/09/16/piani-usa-di-auto-attacchi/

 

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2 risposte a “Pretesti per i conflitti

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