Il giallo Savona



 

Il perché del gran rifiuto di Mattarella 

Sono venuto in possesso di un documento eccezionale: non è una foto, non è uno scritto, ma il disegno (sopra il titolo) dell’equipaggiamento che Paolo Savona, candidato ministro dell’Economia del mai nato governo Di Maio – Salvini, avrebbe scelto per il suo assalto in solitaria al palazzo della Banca Centrale Europea, la torre nord di 45 piani in Sonnemannstraße 20 a Francoforte.

Cagliaritano, 81 anni, fisico possente, trascorsi di cintura nera in almeno 3 arti marziali, esperto di armi ed esplosivi, stando alle accuse Paolo Savona avrebbe incredibilmente nascosto per almeno 57 anni il suo vero obiettivo: molto prima del 1988 anno di fondazione della BCE e molto prima dell’entrata in vigore dell’Euro (2001), quando ancora nessuno aveva pensato di far nascere la banca europea e la moneta unica, lui aveva già in animo di distruggerle.

Gli studi economici come copertura e il basso profilo ne hanno fatto un ottimo soggetto che i poteri deboli hanno reclutato per combattere i poteri forti. Per questo ha conseguito la laurea con lode in Economia e Commercio, poi è entrato nel Servizio Studi della Banca d’Italia, è diventato direttore della Banca d’Italia, è stato coautore del primo modello econometrico dell’economia italiana, ha conseguito la specializzazione in Economia monetaria ed Econometria al Massachussets Institute of Technology (MIT) collaborando col Premio Nobel Franco Modigliani. Poi ha compiuto ricerche alla Federal Reserve di Washington e nel 1976 ha iniziato a insegnare Politica economica all’Università di Cagliari e poi in quella che sarebbe diventata la Luiss. E’ anche passato in Confindustria come direttore generale e si è occupato di diverse riviste di economia, insegnando anche negli Atenei di Tor Vergata a Roma, Perugia, alla Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione e all’Università telematica Guglielmo Marconi. Ha avuto ruoli di primo piano in alcune banche private: presidente del Credito Industriale Sardo, amministratore delegato della Banca Nazionale del lavoro e presidente del Fondo Interbancario di Tutela dei depositi, di Gemina, Impregilo, Aeroporti di Roma e Consorzio Venezia Nuova, consigliere RCS e Tim Italia, vice presidente Capitalia, presidente della Banca di Roma, ecc. ecc. La sua copertura l’ha perfezionata entrando nei gangli del potere amministrativo e politico: prima come segretario generale per la programmazione economica al Ministero del Bilancio (tra il 1980 e l’82) e poi divenendo ministro dell’Industria nel governo Ciampi tra il 1993 e ’94.

Un perfetto signor nessuno quindi, che sarebbe passato inosservato anche ai controlli più accurati.

Anni di studi e di impegno sono stati però vanificati dalla più banale delle leggerezze. Il disegno (qui riprodotto) che Paolo Savona conservava gelosamente nel portafogli, ad un casuale controllo del biglietto da parte dei controllori ATAC di Roma, gli cadeva sul pianale del bus 57 che lo stava portando al suo covo in uno scantinato di Tor Bella Monaca, finendo inevitabilmente nelle mani degli agenti della Digos, tuttora alle prese con la perquisizione perché ci vorranno mesi per leggere tutti i documenti prodotti dal professore. Da lì al gran rifiuto del presidente Mattarella, il passo è stato inevitabile e breve. Ancora una volta la democrazia è salva!

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