Tu, da che parte stai?


Tu, da che parte stai?

Prima dei NO, prima dei distinguo, prima delle giuste aspettative rispetto al resto d’Europa che sul tema migranti procede a velocità diverse, immagina per un attimo di essere tu nei panni di chi cerca la salvezza o semplicemente una vita migliore…

Se tu impiegato o commessa, tu operaio, professionista, manovale o titolare d’azienda, avessi avuto la sventura di nascere a Damasco o a Baghdad, in un villaggio sperduto del Camerun o dell’Afghanistan o in una povera periferia del Marocco o della Libia dove fatichi a tirare avanti, che faresti? Se sentissi per te e per la tua famiglia l’urgenza di vivere una vita lontana da bombardamenti e autobomba o semplicemente distante dalla povertà, che faresti?

I nostri bisnonni partirono con le valigie di cartone per le “Americhe” o per le miniere del Belgio per salvarsi dalla fame, non dalle guerre: 25 milioni di italiani (da metà Ottocento agli anni Sessanta) presero piroscafi e treni per andare a fare lavori spesso massacranti pur di mandare in Italia i soldi necessari a far vivere mogli e figli. Come fanno oggi da noi gli immigrati. Vennero trattati da animali, furono emarginati, dormirono ammassati gli uni sugli altri in miserabili alloggi.

Se tu mamma avessi partorito sotto i bombardamenti di Aleppo e il tuo piccolo crescesse tra macerie e fame e sentissi nella pancia il pugno forte della paura che non ti abbandona mai anche quando razzi e cannonate non arrivano più, ti sentiresti di dire: Voglio crescere qui mio figlio?

Qualcuno mi ha scritto: Gli africani restino dove sono, se amano la loro terra non l’abbandonino. Vi risulta che il continente africano si stia spopolando e che il suo miliardo e 200 milioni di abitanti si stiano trasferendo in Europa?

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati dice che nel 2017 in tutto il mondo 68 milioni di persone sono state costrette a fuggire. Quando si ragiona di persone in fuga troppo spesso si omette di ricordare che tanti scappano da guerre scoppiate con la complicità e le armi dell’Occidente. Quindi se l’Occidente provoca un danno a popolazioni lontane, dovrebbe almeno assumersi la responsabilità (morale e materiale) di ripararne le conseguenze.

 

I confini sono nella testa degli uomini

Il confine, canta Fiorella Mannoia, è rotondo e si sposta man mano che distogliamo lo sguardo. La Terra è il pianeta di tutti noi che siamo venuti dall’Africa molto prima che si inventassero i confini, la proprietà privata e le guerre: i nostri progenitori erano neri come neri sono gli uomini le donne e i bambini che oggi respingiamo mettendo l’orgoglio nazionale davanti a qualsiasi forma di umanità. La Terra non ha confini, tranne fiumi e mari che si possono superare al pari delle montagne; e ci sarà sempre un reticolato che qualcuno spezzerà o una barca che sfuggirà al controllo o un muro che verrà scavalcato.

Non possiamo pensare che la spinta alla vita, alla libertà o al riscatto sociale frenino chi è disposto a qualunque sacrificio pur di conquistare qualcosa che noi tutti naturalmente desideriamo in quanto esseri umani: l’istinto alla sopravvivenza è appunto un istinto, qualcosa di innato, una molla che ci fa lottare allo stremo delle forze perché è lo spirito stesso della vita.

Chi per giorni e notti cammina nel deserto, chi viaggia nascosto tra le ruote dei camion, chi sceglie il mare aperto per raggiungere il suo sogno, chi varca la frontiera nel cofano di un’auto abbracciato al motore o raggomitolato accanto al serbatoio, chi salta le alte recinzioni a Melilla o a Calais sfidando i gendarmi spagnoli e francesi o quelli croati o ungheresi, è pronto a tutto pur di andar via. Lasciare la terra natale per loro è un forte dolore che sentono necessario. Sono disposti a tutto, a rischiare la stessa vita pur di vivere in Paesi lontani per tradizioni, religione, cultura, cibi, voci, suoni, abiti, clima; disposti a sentirsi odiati, pur di riuscire a sperare in un domani migliore. E’ sbagliato tutto questo? Qualcuno (magari si sente pure un buon cristiano) dirà che è lecito, ma che lo vadano a fare da un’altra parte.

 

Italiani grandi bastardi

Chi siamo noi per prendere a calci le mani che si aggrappano alla nostra terra? Ma poi, è davvero nostra questa terra? Qualcuno teme il contagio, quasi che noi italiani, francesi, tedeschi, sloveni, fossimo una etnia pura che non ha mai subito mescolamenti! Ci pensate mai a chi siamo noi, frutto di una genetica impazzita? Avete presente da quanti popoli in armi è stata attraversata l’Italia*? Quanti mescolamenti con donne di Libia, Eritrea, Somalia, Etiopia ci furono ai tempi delle colonie italiane? Quanti stupri e rapporti consenzienti nella nostra penisola hanno interessato in secoli di guerra e pace uomini e donne di etnie e culture diverse facendo degli italiani un popolo talmente imbastardito e per questo ricco di una genetica straordinaria? Soltanto durante le invasioni i geni degli italiani si sono mischiati con quelli di popoli di tutta Europa, dell’Asia, del Medio Oriente, dell’Africa, dell’America e dell’Oceania.

 

Siamo figli dell’immigrazione

Impossibile dire quanti mescolamenti avvennero in epoca romana tra schiavi dei territori occupati e tra gli schiavi giunti da tutta Europa, Medio Oriente e Nord Africa e i loro padroni romani. Ancora oggi non si sa con certezza da dove siano arrivati i Liguri, i Veneti, gli Etruschi, i Siciliani, come tutti gli altri popoli che vissero nell’antichità sul suolo italiano e che come tutti gli altri europei migrarono dal Medio Oriente… Quindi è davvero impossibile sostenere che vi sia in Italia (come nel resto del mondo) una etnia pura, perché siamo tutti figli di una grande immigrazione.

 

Se conosco, vinco la paura

La paura è l’arma più pericolosa che la gente ha in mano. Disarmarla si può solo con la conoscenza. Quante volte ho sentito dire a qualche xenofobo: Sì, ma lui (indicando un nero o un islamico che conosceva) è diverso. Ecco il punto: se non si è naturalmente ben disposti verso gli altri, bisogna prima conoscere e poi ci si potrà fidare.

La politica, se intende davvero integrare, ha questo grande compito: insegnare agli italiani chi sono gli altri che gli si materializzano davanti nei supermercati e dai benzinai, e agli altri chi sono gli italiani.

Detto questo, tu da che parte stai?

 

*Greci, Fenici (Libano), Lidi, Bizantini, Ottomanni (Turchia), Salassi (Svizzera), cartaginesi (Libia), celti (Nord Europa), Teutoni (Danimarca), Galli, Franchi (Francia), Goti, (Svezia, Germania), Vindelici, Visigoti, Ostrogoti, Alemanni, Longobardi, Cimbri (Germania), Vandali (Ungheria), Unni (Mongolia), Arabi (Penisola Arabica), Normanni (Danimarca, Francia), Spagnoli, Francesi, Austriaci, Tedeschi.

E durante le due guerre mondiali: Russi, Statunitensi, Indiani, Neozelandesi, Inglesi, Francesi, Marocchini, Sloveni, Tedeschi, Austriaci, Ungheresi, Croati, Bosniaci, Polacchi, Cechi, Serbi, Romeni, Maltesi, Tunisini, Arabi, Algerini, Nepalesi, Senegalesi, Canadesi, Australiani.  

 

 

 

 

Chi è il rifugiato

Il rifugiato è colui che temendo a ragione di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza ad un determinato gruppo sociale o per le sue opinioni politiche, si trova fuori del Paese di cui è cittadino e non può o non vuole, a causa di questo timore, avvalersi della protezione di questo Paese; oppure che, non avendo cittadinanza e trovandosi fuori del Paese in cui aveva residenza abituale a seguito di tali avvenimenti, non può o non vuole tornarvi per il timore di cui sopra [Articolo 1A della Convenzione di Ginevra del 1951 relativa allo status dei rifugiati].

Le foto le ho scattate nel 2016 durante uno sbarco di immigrati a Pozzallo; tranne quella delle studentesse (foto UNHCR) di una scuola di Parma.

 

Video di Fiorella Mannoia con il rapper Frankie Hi-NRG MC 

 

 

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2 risposte a “Tu, da che parte stai?

  1. Viviamo l’era dei bassi istinti. Sembra che le difficoltà economiche scatenino il peggio di noi. Non oso pensare cosa succederebbe se in Italia patissimo davvero la fame…

  2. Ottimo. Ne parlo di continuo anch’io su Fb, ma certi (molti) commenti mi sfiniscono. Pare che alla gente non gliene importi nulla di ragionare, analizzare, approfondire. Oggi abbiamo un ministro dell’Interno che annuncia la “fine della pacchia” per i migranti, che si interessa di mafie solo per “valutare se la scorta a Saviano è ancora necessaria”. Tempi bui! E per chi di tempo davanti non ne ha molto, la frustrazione e l’umiliazione sono sempre più insopportabili, non si sa più che fare e che dire.

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