Davide contro Benetton


 

Il ragazzo che si oppose a Benetton

Proprio un anno fa il nome della famiglia Benetton, come ora col ponte Morandi di Genova, fu accomunato a un oscuro episodio rivelatosi solo in seguito drammatico. Accadde in Argentina e il fatto – mediaticamente meno eclatante anche se mobilitò la comunità internazionale – riguardò un giovane difensore dei diritti delle minoranze. Il 1° agosto 2017 dalla terra che era stata del popolo Mapuche, a seguito di un’irruzione armata della polizia, scomparve il giovane artigiano Santiago Maldonado, il cui corpo fu ritrovato 78 giorni dopo nelle acque del fiume Chubut. Rinvenuto molto più a nord del luogo della scomparsa, il desaparecido presentava segni di annegamento e di morte per ipotermia, per essere rimasto nell’acqua gelida molto a lungo (agosto in Argentina corrisponde climaticamente al nostro mese di febbraio).

L’inchiesta si è chiusa senza alcuna accusa, anche se qualche testimone ha affermato che il giovane, rimasto a lungo aggrappato a un tronco in bilico sul fiume, era stato poi catturato dai poliziotti.

Ma cos’aveva questo 28enne di 25 de Mayo (in provincia di Buenos Aires) in comune con gli imprenditori trevigiani? Nulla tranne il fatto che lui, aderendo al gruppo Resistencia Ancestral Mapuche si batteva per i diritti dei Mapuche da quando nel 1991 la famiglia Benetton, da sempre interessata alle pecore argentine, divenne proprietaria di 900.000 ettari in Patagonia, ovvero di un territorio da sempre appartenuto a quella popolazione autoctona.

Un gruppo di Mapuche, e con essi Maldonado, per protesta contro l’arresto del loro leader Facundo Jones Huala, occupò più volte la Strada 40 portando all’intervento armato della gendarmeria.

La scomparsa del giovane scosse l’opinione pubblica mondiale, tanto che il Comitato delle Nazioni Unite contro le sparizione forzate invitò il governo argentino a risolvere il caso. L’ex presidente argentina Christica Kirchner si mobilitò e perfino Papa Francesco ricevette i familiari del ragazzo morto per esprimere la sua personale solidarietà.

L’esatta verità su quella morte resterà misteriosa, per lo meno per gli attivisti dei diritti delle popolazioni indigene, permanendo per loro il sospetto che Santiago Maldonado sia morto durante la cattura, sempre smentita dalla polizia; il fratello è convinto che il giovane sia stato torturato e tenuto in vita fintanto che le ferite si sono rimarginate.

 

Chi era Santiago Maldonado

Maldonado era un giovane tatuatore che viveva a Bariloche in Argentina. Amante della natura e sostenitore dei diritti delle comunità indigene del suo Paese, si era recato nella città di Cushamen vicino alla Cordigliera delle Ande, in Patagonia, nei territori che i Benetton nel 2015 erano riusciti ad espropriare a chi da sempre li abitava. La sua identità fu acclarata dopo la morte grazie al riconoscimento dei tatuaggi che il cadavere presentava.

 

Chi sono i Mapuche

Nella loro lingua parlata in Cile e Argentina, mapuche significa popolo della terra. Evidente quindi che, come tutti gli indigeni del nostro pianeta, anche questi si siano sempre opposti a che i bianchi gli portassero via la loro terra da sotto i piedi. Per tenersela stretta combatterono anticamente gli Incas e poi gli Spagnoli, restando padroni in casa loro (con alterne alleanze) fino all’Ottocento; il 17 novembre 1860 nacque il Regno di Araucania e Patagonia, di cui i Mapuche proclamarono re un francese, Orelie- Antoine de Tounens, discendente dei filibustieri di Francia, in seguito imprigionato dai cileni e poi fatto fuggire in Francia. La storia riporta che i territori di questi indigeni vennero incorporati nel Cile e la popolazione fu decimata, finendo al termine del XIX secolo, da 500.000 a 25.000, mentre oggi è di circa 600.000 persone.

Come capitato a gran parte dei popoli indigeni una volta diventati minoranza, anch’essi si sono in parte integrati tra le classi sociali inferiori, in parte continuano a battersi contro le multinazionali che si sono prese le loro terre. Il nemico numero uno dei Mapuche viene dal Veneto, avendo acquisito ampi territori che rappresentano il patrimonio spirituale di questa gente rimasta fedele al culto degli antenati, agli spiriti (tra cui il Sole, la stella della sera Venere, il dio del fuoco) e alle forze della natura.

 

Chi sono i Benetton

I Benetton sono una famiglia trevigiana che negli anni Sessanta inizia a produrre maglioni ingrandendosi fino a diventare una multinazionale. Tra le varie attività del gruppo ci sono anche Atlantia (autostrade italiane), Grandi Stazioni e Aeroporti di Roma.

Nel 1991 la famiglia Benetton, acquistando 900.000 ettari in Patagonia, obbliga chi li aveva da sempre abitati, a fare fagotto trasferendosi altrove. A nulla valgono i tentativi degli indigeni di riappropriarsi della loro terra in cui oggi Benetton alleva 260.000 tra pecore e montoni che producono 1 milione e 300.000 kg di lana all’anno, più 16.000 bovini da macello. Le proteste mapuche si indirizzano anche contro il governo argentino, reo a loro avviso di non aver tutelato le comunità indigene e di aver appoggiato in ogni modo i nuovi padroni italiani.

 

La storia di sempre

I Mapuche si chiedono ancora come possa esserci tanta violenza sulla terra che da sempre era loro e perché lo Stato difenda il sistema capitalista e delle multinazionali, tanto più straniere. Per questo, dice un portavoce, La nostra comunità è in conflitto con l’impresario Benetton che come facciata ha un’impresa tessile, ma anche investimenti minerari, petroliferi, idroelettrici e forestali.     

E’ la storia di sempre, solo che stavolta i colonizzatori sono italiani. Arrivano, trovano l’appoggio delle autorità, comprano la terra per poco e gli indigeni (guarda caso sempre povera gente spesso poco o per nulla tutelata dal potere) sono obbligati ad andarsene per sempre. Lo stesso è avvenuto in Italia con gli espropri nell’era dell’industrializzazione del boom economico. E’ il “progresso”. O meglio sono i soldi. Solo che a volte questa prodigiosa macchina schiacciasassi spiana la strada incurante delle esistenze delle persone e di interi popoli. I soprusi la Storia li ha sempre chiamati successi.

I diritti degli ultimi restano tali, ultimi nella graduatoria delle priorità di chi ha imparato a guardare la Borsa dimenticando gli occhi degli esseri umani.

 

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