Falsi profeti


Vangelo. Non agitare prima dell’uso

Siamo a Natale. Fin troppo facile mettere in relazione questa data simbolica con la mancanza di umanità di tanti italiani – ufficialmente cristiani – nei confronti degli immigrati che cercano riparo sulle nostre coste: gente a cui non sembrava vero di potersi far aizzare contro un “nemico” comune.

Tra gli ultimi salvati, ma non accolti, nel Mediterraneo, oltre al neonato soccorso temporaneamente a Malta, c’è un ragazzino trovato da solo su un gommone in evidente pericolo di vita. Porta i segni di violenze e torture subite in Libia, da dove è scappato per rifugiarsi nella civile Europa. Allora viene in mente una frase che qualcuno continua a pronunciare riferendosi ai profughi: Per voi ora è finita la pacchia!

Ecco, l’Italia ha un ministro dell’Interno che nei suoi comizi di partito agita alla sua gente il Vangelo e il rosario, simboli di quel Cristianesimo che da duemila anni predica l’accoglienza. Difficile pensare che Salvini non sappia che quel libricino così potente da aver generato una religione mondiale che conta 2 miliardi e mezzo di adepti, è un inno all’altruismo e alla fratellanza come nessun altro documento mai prima né dopo. Allora lasci che ad agitarlo in pubblico sia chi è titolato a farlo.

Siamo a Natale, una data che per chi usa a proprio vantaggio simboli che nella pratica non condivide, è paragonabile all’inizio dei grandi saldi o al massimo a un rituale ad uso e consumo dei bambini. Bene. Ciascuno è padrone di professare la sua fede, religiosa o laica che sia: abbia almeno il pudore di non usare a fini propagandistici simboli di valori che non gli sono propri, perché offende l’intelligenza altrui. La storia è fin troppo ricca di esempi di persone che in nome della religione (pontefici inclusi) hanno commesso i peggiori genocidi, che non c’è bisogno di ricorrere a questi mezzi per mostrarsi paladini di alcunché.

Un sereno Natale a chi lo vive male e ai puri di cuore. Chi ha rancore nell’animo, mediti. C’è sempre tempo.

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2 risposte a “Falsi profeti

  1. Un mondo che si commuove davanti ad una fiction in tv e non fa una piega di fronte alla tragedia umanitaria dei morti in mare e dei torturati in Libia, non merita un futuro

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