Morti abbracciati


Sulla schiena di papà verso la speranza

 

Un giovane salvadoregno di 25 anni e sua figlia di meno di 2 anni, morti annegati, stretti assieme dalla maglietta di lui mentre cercavano di attraversare a nuoto il confine tra Messico e Stati Uniti. Clandestini, esseri umani ritenuti dalla legge illegali. Due delle tante vittime latine del sogno americano, che per loro non significava desiderio di ricchezza e di libertà totale, non era neanche la fuga dalla guerra, ma semplicemente il sogno di una vita migliore: il sogno lecito di qualunque essere umano, per sé e per i propri cari. Vittime la cui foto straziante, in quell’abbraccio nella melma del Rio Grande è un potente schiaffo alla disumanità imperante e a tutti noi che osserviamo impotenti la richiesta di aiuto che arriva quotidiana da più parti del mondo.

Dietro quella foto c’è una storia come tante, nemmeno drammatica: quella di Oscar Alberto Martinez Ramirez e di sua figlia Angie Valeria che a luglio avrebbe festeggiato i due anni. Fuggivano dal Salvador e da una vita ritenuta troppo modesta assieme a Tania Vanessa Avalos, 21 anni, la moglie e mamma della piccola, salvatasi perché l’acqua impetuosa del fiume l’aveva trattenuta a riva. La famiglia era scappata da San Martin, cittadina di 72.000 abitanti vicino alla capitale San Salvador dove Oscar condivideva con sua madre, sua moglie e la loro bambina una povera casetta dalle pareti verdi e le sbarre alle finestre. Lui lavorava in una pizzeria e la moglie era cassiera in un ristorante mordi e fuggi. Dove vivevano si era sofferta in passato la violenza delle bande di delinquenti locali, ma ora la situazione era più calma: la famigliola se n’era andata per cercare condizioni di vita migliori. Come tante altre in ogni latitudine, sognava una vita autonoma e la possibilità di crescere la figlia nella società dalle mille opportunità: per questo la piccola non era stata lasciata alla nonna. Il cambio di vita obbligava a tentare la sorte entrando illegalmente negli Usa, chissà se i due genitori sapevano che nel 2018 la stessa impresa era costata la vita a 283 clandestini come loro…

Dopo essere rimasti per due mesi in un accampamento per migranti marito moglie e figlia arrivarono nel week end a Matamoros città messicana di frontiera e da lì giunsero al ponte che porta a Brownsville in Texas: ma quello è un ponte aperto solo ai regolari e non certo ai poveretti che cercano di espatriare. Gli venne spiegato (da una migrante in attesa) che avrebbero dovuto attendere il lunedì per mettere anche il loro nome alla lunga lista di famiglie che senza tante speranze volevano chiedere asilo agli Stati Uniti. Oscar si informò se la donna, Xiomara Mejia, avesse considerato l’ipotesi di attraversare a nuoto il rio che in alcuni tratti dista meno di 20 metri dagli Stati Uniti: Xiomara rispose che era pericoloso per via della corrente e rischioso soprattutto per i bambini, ma Oscar convinse sua moglie a tentare. Nel racconto della giovane sopravvissuta c’è il marito che attraversa il fiume a nuoto portando sulla sponda americana la figlia e poi torna indietro ad aiutare lei che fatica per via della corrente, ma la piccola che teme di essere stata abbandonata si getta in acqua e il padre la recupera assicurandola a sé alla schiena dentro la maglietta scura. E’ così che li hanno trovati, 500 metri più a valle, trascinati dalla corrente e rimasti invischiati dalla vegetazione portata giù dall’acqua: due lembi di pelle chiara infilati in calzoncini blu – Oscar e rossi – Angie Valeria. Sembrano riposare abbracciati in un assolato pomeriggio d’estate, distesi tra le lattine di Pepsi arenate assieme a loro.

Padre e figlia in fuga, l’una sulle spalle dell’altro, riportano alla mente un’altra fuga che fa parte del mito dell’umanità intera: quella da Troia in fiamme, quando Enea portò in salvo il vecchio padre Anchise tenendolo sulle spalle e lo fece arrivare dalla Turchia fino alla Sicilia dove il genitore morì.

Oscar e Angie Valeria, la loro faccia all’ingiù è l’emblema della sconfitta, il fango, l’amaro calice bevuto. E quel braccetto attorno al collo di papà è il grido sordo di una vita che non è mai riuscita a sbocciare e interroga noi tutti sul significato della solidarietà, o meglio, della stessa vita.

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