Mix di culture


L’arte italiana è grande

perché contaminata

 

Quando a Roma ammiriamo Castel Sant’Angelo e nelle Murge baresi Castel del Monte, quando entriamo rapiti nelle Terme di Caracalla o nell’enorme Villa Adriana di Tivoli, quando nella capitale ammiriamo il Foro e il Mercato di Traiano e a Benevento, Roma, Rimini, Ancona l’Arco di Traiano, siamo proprio certi di trovarci di fronte ad espressioni artistiche italiane al 100%?

E quando guardiamo stupefatti i mosaici paleocristiani di Ravenna e quelli romani di Piazza Armerina in Sicilia o i mosaici della Cappella Palatina di Palermo oppure gli edifici longobardi di Cividale del Friuli, Brescia, Spoleto, Benevento, o il gigantesco Cristo Pantocratore della cattedrale di Monreale e le Terme di Diocleziano a Roma?

 

L’apertura tra popoli genera bellezza

A qualcuno sembrerà strano, ma a volerli così come li vediamo, questi e moltissimi altri edifici e opere dell’arte antica d’Italia furono voluti o concepiti o realizzati da mani straniere. Ecco perché considerarci un’isola che vive ed è vissuta di ingegno e cultura propri è un’assoluta sciocchezza che dimostra non soltanto chiusura mentale, ma ignoranza; anche perché da che mondo e mondo la crescita dei popoli viene dallo scambio di saperi e di prodotti e dalla volontà di assimilare ciò che c’è di positivo nelle civiltà diverse dalla nostra.

 

Castel Sant’Angelo, ad esempio, era il mausoleo che l’imperatore Adriano (nato in Spagna nel 76 a Italica, futura Siviglia) volle per conservare le proprie spoglie mortali, mentre la Villa Adriana a Tivoli (foto sopra) fu (a partire dall’anno 138) la sua sfarzosa residenza “fuori porta” estesa su 300 ettari.

 

Castel del Monte (foto sopra) fu voluto dall’imperatore Federico II di Svevia nipote di Barbarossa, nato sì in Italia a Jesi in provincia di Ancona nel 1194, ma solo perché sua madre Costanza d’Altavilla di origine francese, stava raggiungendo a Palermo, incinta, il marito siciliano di origine tedesca Enrico VII di Hohenstaufen, appena incoronato re di Sicilia.

 

Terme di Caracalla. A volerle fu l’imperatore Marco Aurelio Severo Antonino Pio Augusto (detto Caracalla) che a dispetto del nome italiano, nell’anno 188 era nato a Lugdunum, l’odierna Lione in Francia.

 

Foro e Mercato di Traiano, Arco di Traiano, furono opere volute dall’imperatore Traiano nato nel 53 nella colonia spagnola di Italica vicino a Siviglia da discendenza militare originaria di Todi.

 

Terme di Diocleziano, le più grandi di Roma, le vollero costruire nel 298 l’imperatore croato Gaio Aurelio Valerio Diocleziano nato a Salona (oggi Solin vicino a Spalato) assieme all’imperatore serbo Massimiano, nato a Sirmio (oggi Sremska Mitrovica).

 

Mosaici di Ravenna. Sono la migliore rappresentazione dell’unione di culture e arti che nel Medioevo convivevano sul suolo italiano: bizantina (area turca, greca e orientale) e ostrogota (Germania). Gli imperatori Giustiniano e sua moglie Teodosia raffigurati in San Vitale erano nati rispettivamente nel 482 a Tauresio in Macedonia e a Cipro nel 497. Chi nel 505 fece erigere a Ravenna la Basilica di Sant’Apollinare Nuovo fu Teodorico il Grande che veniva dalla Pannonia (attuale Ungheria). Né va tralasciato che all’epoca la capitale Ravenna assicurava la convivenza pacifica delle religioni cristiana ortodossa e ariana.

 

Mosaici di Piazza Armerina. Non sappiamo di chi fosse l’enorme villa di campagna in provincia di Enna costellati di 3.500 mq di mosaici che raccontano la vita quotidiana in epoca romana, ma di certo i suoi esecutori e probabilmente i progettisti, furono tunisini e magrebini per le influenze artistiche mediterranee presenti in queste opere.

 

Mosaici della Cappella Palatina di Palermo. Sono il frutto della fusione di culture diverse: bizantina, araba, greca e paleocristiana che diedero origine a un nuovo stile. Questa coabitazione fu resa possibile dal re normanno (francese di Normandia) Ruggero II di Altavilla (nato nella calabrese Mileto in provincia di Vibo Valentia, da Ruggero I di Hauteville-la-Guichard e da Adelasia di Monferrato) nella cui corte si parlavano il latino, il francese, il greco, l’arabo e l’ebraico.

 

Gli edifici longobardi di Cividale del Friuli (foto sopra), Brescia, Spoleto, Benevento, Castelseprio Torba, Campello sul Clitunno e Monte Sant’Angelo, tutti patrimonio Unesco proprio in quanto esempi di contaminazioni culturali, raccontano come questo popolo giunto dalla Scandinavia produsse arti sempre diverse in Italia assumendo e trasformando gli stili che trovava in loco.

 

Il Cristo Pantocratore della cattedrale di Monreale è il fulcro dei 6.400 mq di mosaici (i più estesi del mondo) presenti in questa chiesa e uno degli esempi dell’arte bizantina voluta da re Guglielmo II di Sicilia, palermitano di nascita, ma discendente dei francesi Altavilla giunti in Italia nell’XI secolo da Hauteville-la-Guichard (italianizzato Altavilla) in Normandia.

Senza citare poi l’arte portata dalla Grecia classica in Italia, quando il Meridione era una sua colonia o quella arrivata dall’Arabia, dalla Spagna e dalla Francia. Dimentichiamo le vestigia greche della Valle dei Templi di Agrigento (con 1.300 ettari il sito archeologico più grande del mondo), il teatro greco di Siracusa (uno dei più grandi del mondo ellenistico), i siti di Paestum del VI secolo a.C., di Selinunte e dell’intera Magna Grecia, i bronzi greci di Riace? Gli architetti musulmani lavorarono molto in Sicilia su commissione dei re Normanni mescolando gli influssi arabi a quelli bizantini fino a creare uno stile mediterraneo proprio. E si possono tralasciare gli edifici spagnoli borbonici come la Reggia di Caserta (nella foto del titolo principale, la più estesa del mondo con un palazzo di 47.000 mq e un parco di 120 ettari), il Palazzo Reale di Capodimonte e il Teatro San Carlo di Napoli (il più antico teatro lirico del mondo) tutti voluti dallo stesso sovrano di Madrid? L’arte gotica francese introdotta in Italia nelle abbazie cistercensi e il settecentesco rococò francese? Le torri di guardia aragonesi edificate dagli spagnoli in tutto il Mezzogiorno e quelle precedenti saracene fatte erigere dai conquistatori arabi? O le ville e gli edifici austriaci edificati in tutto il Lombardo Veneto sotto la dominazione dell’Impero Austro Ungarico (nella foto sotto il Palazzo della Luogotenenza austriaca a Trieste)?

 

Arte italiana? Un puzzle di stili

Quindi attenzione quando troppo semplicisticamente si disprezzano altri popoli accusandoli di volerci contaminare quasi che noi italiani fossimo simbolo di purezza e non piuttosto di una costante fusione di popoli e culture che ci hanno da sempre attraversati entrando direttamente nel nostro dna. Prendiamo come esempio queste poche opere citate, per ricordare quanto la cultura venuta dall’estero, attraverso le sue contaminazioni contribuisca tutt’oggi a rendere unico e gigantesco il patrimonio artistico del Belpaese: patrimonio che ci porta ad essere una delle mete privilegiate del turismo mondiale e che quindi ci arricchisce anche finanziariamente. Con buona pace di chi ritiene che con la cultura non si mangia…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...