Linguisticamente parlando


Viviamo in Romània e non lo sappiamo

L’ho scoperto soltanto oggi che in epoca bizantina – dal 395 al 1453 – l’Italia nel suo insieme era chiamata Romania. Anzi Romània, nome che i latini davano alle terre conquistate dall’Impero di Roma. Buffo, pare un tassello fatto apposta per richiamare il fatto che siamo tutti una faza una raza, come amano dire i greci moderni.

Nell’anno 568 la popolazione scandinava dei Longobardi iniziò dal Friuli l’invasione della penisola italiana: invasione che durò 206 anni fino al 774, quando arrivò il re franco Carlo Magno. Il loro regno, con capitale Pavia (dal 572) si estese fino ad avere, con le conquiste di re Astolfo (751), il possesso dell’intera Italia lasciando ai Bizantini il litorale veneziano, il Lazio, la Sardegna, Napoli, il tacco della Puglia, parte della Calabria e la Sicilia. Langobardia erano chiamati i territori da loro dominati, mentre il resto era Romània.

La Filologia romanza, disciplina che studia le lingue neolatine, chiama tuttora Romània il territorio in cui esse sono parlate, e cioè Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Romania. Le lingue romanze (ossia neolatine) sono oggi parlate nell’intera America Latina, in gran parte dell’America del Nord (tranne gli Usa), in gran parte dell’Africa occidentale e nei 5 Paesi citati. Stanno perdendo terreno nella ex Jugoslavia, in Marocco e in Algeria.

Nella mappa l’Italia com’era spartita tra il 568 e il 774.

 

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