Il poeta che sfidò papi e re


Il coraggio di Trilussa

 

Nella Roma dell’ottobre 1914, nella capitale del Regno d’Italia che stava decidendo se entrare in guerra a fianco degli alleati Germania e impero d’Austria Ungheria o se passare dall’altra parte, c’era un coraggioso poeta giornalista di 43 anni che diede alle stampe una poesia decisamente pacifista, anticlericale e anti monarchica. A dispetto del doppio nome di battesimo decisamente savoiardo, Carlo Alberto Camillo Salustri, era uno che non aveva troppa simpatia per re, regine, papi e imperatori, parteggiando decisamente per la pora ggente che soffriva mille soprusi. Quel simpatico gigante di quasi due metri, allegro e scanzonato, fin dal 1887 firmava i suoi lavori con lo pseudonimo Trilussa, anagramma del cognome.

Figlio di un cameriere romano e di una sarta bolognese, fu bocciato in seconda e terza elementare, abbandonando poi gli studi; ma ciò non gli impedì di diventare celebre pubblicando sonetti, prose, favole e poesie in romanesco in cui dimostrava con intelligenza il suo spirito tagliente proiettato verso il sociale.

Ironico e sarcastico, quando fu vittima delle insistenze di un usuraio, pubblicò la minacciosa lettera dell’ebreo come prefazione di un suo libro.

 

Ninna nanna, un attacco ai potenti

Nel 1914 quindi era scoppiata la prima guerra mondiale e Trilussa pensò bene di inserire nella raccolta di poesie Ommini e bestie, questa Ninna nanna in cui assieme al diavolo Farfarello inventato da Dante, mette Guglielmone (imperatore Guglielmo II di Prussia e Germania) e Cecco Peppe (Francesco Giuseppe imperatore di Austria-Ungheria); invita il pupetto a non vedere i soprusi dei potenti e la gente che si scanna per un matto che comanda; che si scanna e che s’ammazza a vantaggio della razza, a vantaggio di una fede per un Dio che non si vede, ma che serve da riparo al sovrano macellaio. E dice pure che quel covo di assassini che ci insanguina la terra sa benone che la guerra è un gran giro di quattrini che prepara le risorsi per i ladri delle borse. E rincara la dose precisando che domani rivedremo i sovrani che si scambiano la stima, buoni amici come prima perché sono cugini, e fra parenti non si fanno complimenti! Torneranno più cordiali i rapporti personali e, riuniti fra loro, senza l’ombra di un rimorso, ci faranno un bel discorso sulla pace e sul lavoro per quel popolo coglione risparmiato dal cannone.

Questo il testo originale e poi la splendida trasposizione in musica di Claudio Baglioni nella versione del 1982, dove il termine frescone censurato nel 1974, torna all’originale cojone.

 

Ninna nanna, nanna ninna, er pupetto vò la zinna, dormi dormi, cocco bello, se no chiamo Farfarello, Farfarello e Gujermone che se mette a pecorone Gujermone e Cecco Peppe che s’aregge co’ le zeppe: co’ le zeppe de un impero mezzo giallo e mezzo nero; ninna nanna, pija sonno, che se dormi nun vedrai tante infamie e tanti guai che succedeno ner monno, fra le spade e li fucili de li popoli civili. Ninna nanna, tu nun senti li sospiri e li lamenti de la gente che se scanna per un matto che comanna, che se scanna e che s’ammazza a vantaggio de la razza, o a vantaggio de una fede, per un Dio che nun se vede, ma che serve da riparo ar sovrano macellaro; che quer covo d’assassini che c’insanguina la tera sa benone che la guera è un gran giro de quatrini che prepara le risorse pe li ladri de le borse. Fa la ninna, cocco bello, finché dura ‘sto macello, fa la ninna, che domani rivedremo li sovrani che se scambieno la stima, boni amichi come prima; so’ cuggini, e fra parenti nun se fanno complimenti! Torneranno più cordiali li rapporti personali e, riuniti infra de loro, senza l’ombra de un rimorso, ce faranno un ber discorso su la pace e sur lavoro pe’ quer popolo cojone risparmiato dar cannone.

 

Mi hanno nominato senatore a morte

Trilussa, che da spirito libero e antimilitarista scelse di non aderire al fascismo, nel 1950 fu nominato senatore a vita dal presidente Einaudi, venti giorni prima di morire. E lui, con la solita ironia, essendo da tempo malato, commentò che l’avevano nominato senatore a morte.

Qui di seguito la versione live della Ninna nanna musicata e interpretata da Claudio Baglioni

 

Questa antica versione veniva invece cantata nelle trincee italiane. Qui interpretata da Edmonda Aldina

 

 

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