Liliana Segre


Una senatrice di 13 anni

 

E’ inaccettabile che in un Paese come l’Italia una signora di 89 anni riceva 200 minacce al giorno sul web; è inaccettabile che la sua incolumità debba essere assicurata da due carabinieri e che minacce e ostilità di fanatici neonazisti italiani si manifestino contro chi, come lei, porta nel cuore, nella memoria e sulla sua carne i segni dell’internamento nel lager di Auschwitz dove i nazisti assassinarono suo padre Alberto e i nonni Olga Loevvy e Giuseppe Segre

Per chi, privo della quantità minima di umanità necessaria a rapportarsi con la specie umana, le esprime disprezzo e addirittura odio, Liliana Segre senatrice a vita, è soltanto una vecchia ebrea sopravvissuta al campo di sterminio. Non si rendono conto, meschini, che Liliana è una ragazzina di 13 anni quando viene espulsa da scuola per il fatto di essere ebrea; ha 13 anni quando gli “eroi” fascisti l’arrestano in provincia di Varese dopo che la sua famiglia in fuga (per le leggi razziste del fascismo) viene respinta dalle autorità svizzere (sempre attuale il tema dell’accoglienza!). I difensori di “Dio Patria Famiglia” nell’autunno 1943 tengono quella ragazzina per sei giorni in prigione a Varese e per altri 40 nel carcere di San Vittore a Milano. Il reato? Nessuno, o meglio, è una ebrea milanese.

Ha sempre 13 anni quando nel vagone piombato per 7 giorni risale l’Europa fino alla Polonia in un viaggio che oggi si fa in 7 ore. E ne ha ancora 13 quando per un anno i tedeschi la obbligano a lavorare in una fabbrica di munizioni della Siemens. I suoi 13 anni continuano nel tempo, li ha impressi nell’anima e sul braccio sinistro anche quando nel gennaio del 1945 mentre l’Armata Rossa si avvicina ad Auschwitz è obbligata a raggiungere a piedi la Germania scortata dalle SS assieme ad altri superstiti nella cosiddetta marcia della morte fino al lager di Malchow dove i russi la liberano il primo maggio 1945.

Nel 1948 a Pesaro conosce Alfredo Belli Paci, cattolico reduce come lei dei lager nazisti, che sposa nel 1951. Liliana continua ad avere 13 anni, gli stessi che ha oggi. Pesaro, come Varese, sono due città che le conferiscono la cittadinanza onoraria, ma non tutti hanno questa sensibilità: a Pescara ad esempio, a quel medesimo conferimento simbolico la Lega si è opposta in questi giorni, con lo stesso sprezzo tenuto dai parlamentari del centro destra che pochi giorni fa in Senato sono rimasti seduti pur di non imitare il resto dell’aula che in piedi le aveva reso omaggio dopo l’approvazione di una sua mozione contro l’odio (odio in generale, non verso un solo tipo di violenza ideologica). Un segno, soltanto un segno… Ma quanto eloquenti sono i simboli!

 

L’inferno e il gelo polare

Milioni di ebrei e di altri internati sono morti nei circa 15.000 campi di concentramento del Terzo Reich. I loro aguzzini si sono in gran parte salvati: pochi si sono pentiti, molti hanno preferito dimenticare, tantissimi si sono riciclati in un mondo che preferiva voltare pagina. Come i loro soci italiani, i cui eredi nati magari 50 anni dopo quella vergogna, si sentono in diritto di provare disprezzo: non per le atrocità commesse dai loro miti, ma per le sofferenze patite dalle vittime, peggio, per il fatto stesso che alcune siano sopravvissute e osino ricordare. Forse allora la spiegazione di tanto odio sta proprio lì: quanto deve costare trovarsi al cospetto con una verità così atroce da cozzare contro il mito che si sta coltivando! Se scopri che chi ami è un carnefice seriale cosa fai? Lo rinneghi e quindi si disgrega il mondo in cui credi oppure rinneghi chi ti dà le prove della sua colpa. La seconda soluzione non ti mette in discussione, è la più facile: soprattutto se dentro di te hai un pericoloso e freddo vuoto. Poi c’è chi, nell’aberrazione più totale, è pure convinto che la Shoah sia stata giusta!

Alla soglia dei 90 Liliana Segre di anni continua ad averne 13, perché la vita che pure è andata avanti, per chi è stato atrocemente provato segna sempre la stessa data. E’ una dolce e saggia ragazza. Una creatura umana innocente che sa parlare a tutti, e questa è la sua straordinaria forza: non odia e si rivolge con serenità anche a chi ha dentro il gelo polare. Perché lei, nonostante abbia visto in faccia l’inferno, crede ancora nel genere umano.

 

3 risposte a “Liliana Segre

  1. Hai ragione Paolo, se si tace tutto passa. Mi accorgo che troppo spesso le reazioni ferme vengono prese pubblicamente solo dopo che il politico di turno (quello che ha provocato sdegno) è caduto dalla sella. E’ l’ipocrisia di questo Paese che è forte con i deboli e debole con i forti; che temporeggia prima di decidere da che parte stare e inevitabilmente sale sempre sul carro del vincitore. Non proprio un bell’esempio.

  2. L’Italia di oggi è questa davvero? Una donna come la senatrice Segre che ha bisogno della scorta? Cosa ci sarà oltre? L’Italia dell’odio fascista come nel 1922?
    Un incubo che paralizza. Eppure reagire è inevitabile.
    Associazioni, Partiti, singole persone che hanno a cuore la dignità umana devono mobilitarsi per riaffermare i princìpi di libertà e di democrazia che, come si vede, hanno sempre bisogno di di essere difesi e rigenerati

  3. L’Italia di oggi è questa davvero? Una donna come la senatrice Segre che ha bisogno della scorta? Cosa ci sarà oltre? L’Italia dell’odio fascista come nel 1922?
    Un incubo che paralizza. Eppure reagire è inevitabile.
    Associazioni, Partiti, singole persone che hanno a cuore la dignità umana devono mobilitarsi per riaffermare i princìpi di libertà e di democrazia che, come si vede, hanno sempre bisogno di di essere difesi e rigenerati bisogno.

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