Mare Nostrum


Pensieri davanti al mare

Si vede che non sei uno che cerca il pane mi dice un giovane tunisino che, dopo avermi chiesto se mi infastidisce la compagnia, mi si siede vicino mentre prendo il sole caldo di inizio dicembre in un estremo lembo di Sicilia, molto al di sotto della latitudine di Tunisi. Lui viene da là, dalla Tunisia e tutti i giorni si mette qui davanti al maestoso e placido Mediterraneo dove assieme ai suoi quattro amici di Libia, Algeria e Tunisia, ogni tanto dirige lo sguardo verso casa. Pure io guardo quel mare che sembra non avere fine: quella inattesa compagnia mi fa riflettere che in origine tutti (ma proprio tutti) veniamo da laggiù, dall’Africa.

Perché? chiedo

Non hai la fretta di andar via come quelli che devono cercare da mangiare per vivere. Ha ragione. Non avevo mai pensato alla fretta in questi termini. Sono curioso di loro più di quanto lui sia di me: in fondo sono uno dei tanti italiani con cui è in contatto quotidiano, mentre loro per me rappresentano una rarità.

Non bisogna aver paura dell’altra gente – insiste – perché siamo tutti uguali. Come non dargli ragione? Difatti gliela do.

Sono stato in Francia e Germania, ma è in Italia che si vive meglio. Tentativo di ingraziarsi la simpatia? Spiega: Perché gli italiani sono accoglienti e buoni e tutti un po’ malviventi. Non teme di offendermi, evidentemente o è la certezza della sua esperienza o sa che siamo consapevoli di avere tutti qualche scheletro nell’armadio: non fosse altro che per qualche lavoro pagato in nero…

Insomma anche per loro possediamo un mix che ci rende in qualche modo accettabili: non ci riteniamo forse italiani brava gente? E poi siamo diversi dai morti viventi, come definisce i tedeschi.

Sono stupito che ci trovi accoglienti nonostante le onnipresenti campagne di odio e razzismo.

Non voglio sapere cosa fanno per vivere perché non è un’intervista e nemmeno un interrogatorio. Mi accontento di intuire dall’abbigliamento semplice ma non trasandato, da cellulari e sigarette, che sono giovani tranquilli e potrebbero confondersi con i ragazzi italiani del sud, anche se la loro cultura è molto più tradizionalista.

Siamo tutti studiati ci tiene a dire il mio interlocutore che chiede conferma uno ad uno agli amici: chi ha diploma nautico, chi ha studiato informatica all’Università, l’ultimo usa un termine che suona simile a pescatore, ma il ragazzo lo corregge: “Studi navali”, forse per renderlo più presentabile agli occhi occidentali.

Non siamo venuti con le barche, ma tutti con il visto perché ci aspettava il lavoro.

Hanno facce da ragazzi educati, sono sorridenti.

 E come va con le ragazze? chiedo

Le ragazze in genere cercano noi stranieri solo quando la loro comunità non le vuole, magari perché sono buttane. Scusa se parlo siciliano. E comunque solo quando hanno bisogno di qualcosa.

Alla fine dei giochi – gli dico – quasi tutte vogliono sposarsi e quindi forse per questo preferiscono gli italiani che hanno una posizione migliore

E’ giusto– precisa lui – anche da noi le donne vogliono sposarsi e va bene.

Il sole cala e la temperatura scende. E’ ora di andare. Loro restano, perché quello è il loro svago quotidiano: ritrovarsi tra amici e raccontarsi le esperienze del giorno parlando l’arabo, lingua che permette a tutti i nordafricani di capirsi: hanno qualcosa più di noi, penso, sarebbe come se nel nostro continente parlassimo tutti l’europeo. Che sia per questo che si sentono tutti fratelli?

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