Dagli all’untore!


Il contrappasso

Contra patior, soffrire il contrario. E’ il contrappasso che abbiamo imparato a conoscere in un’opera pubblicata 700 anni fa (la prima edizione della Comedia di Dante risale al 1321 per la precisione). In vita eri uno che non prendeva mai decisioni? Nell’inferno il poeta ti costringe a prendere continue rapide decisioni per sfuggire alle vespe che ti inseguono; e così per tutti i tipi di peccati di cui gli umani si sono macchiati.

Ma anche i miti fanno largo uso del contrappasso, come con Teseo, il cui padre Egeo si suicida (quindi lo abbandona) gettandosi da un’alta torre nel mare che prese il suo nome, e lo fa per colpa di una dimenticanza di Teseo, che prima aveva sedotto e abbandonato sull’isola di Nasso (piantare in asso, si dice ancor oggi) la giovane Arianna che lì muore.

Vendetta del Fato? Giustizia degli dei? Esigenza della Natura di rimettere a posto le cose o semplice casualità, che quanti odiano le ingiustizie leggono come legge del contrappasso?

Se questo concetto esiste dalla notte dei tempi significa che si tratta di qualcosa che puntualmente si ripete, tanto da essere osservata e segnalata (come monito) da migliaia di anni. Nel Vangelo, Matteo scrisse ciò che i latini ci tramandarono con Chi di spada ferisce di spada perisce; e Cicerone nel De Oratione: Come avrai seminato così mieterai. Ma andando ancora più indietro, in un passo della Bibbia il profeta Osea spiega: Chi semina vento raccoglie tempesta. (Sopra il titolo Arianna e Teseo nel quadro di Jean-Baptiste-Regnault)


Italiani respinti

In questi strani giorni in cui noi tutti siamo preda consapevole e illogica dei capricci di un esserino invisibile a occhio nudo, tanto desideroso di accoppiarsi dentro i nostri corpi, sembra proprio che il contrappasso giochi brutti scherzi. Cittadini delle regioni più sensibili alla fascinazione del nuovo razzismo Made in Italy, respinti come appestati da 14 nazioni (dalle Mauritius a Israele, dalla Giordania alla Giamaica) dove cercavano di sbarcare come turisti o imprenditori; treni e pullman controllati dai Paesi vicini per accertarsi che non contengano “contagiosi italiani del Nord“ e italiani del Nord tenuti lontano dagli italiani del Sud – i terroni di qualche anno fa quando qualcuno in Val Padana gridava Forza Vesuvio, Forza Etna!  E a Pontida cantava Stanno arrivando i napoletani… Voi colerosi terremotati, voi col sapone non vi siete mai lavati (il dimenticato video con un giovane Salvini lo si trova su Youtube). Sta accadendo in questi giorni.

 

Nei panni dell’untore

I colerosi oggi arrivano dal Nord e finiscono perfino per infettare la Nigeria dove un italiano (di certo non solo lui!) è atterrato con addosso il virus. Questo non per gettare fango sulla gente del settentrione (dove sono nato e vivo), ma solo per invitare tutti al rispetto per gli altri, sempre e comunque. E visto che i batteri esistono da prima che sulla Terra ci fossero gli animali, e dato che i virus fanno ciò che vogliono fintanto che qualche biologo non trova l’antidoto, la nostra tracotanza dovremmo imparare a rivolgerla contro i nostri personali difetti invece che contro gli altri: neri, gialli, bianchi, islamici o cristiani, romanisti o laziali che siano. Perché finché l’”untore” è cinese o africano si fa presto a scaricargli addosso tutte le colpe, ma quando è tuo fratello o siamo noi stessi, allora le cose magicamente cambiano… Ritrovarsi nei panni dell’altro (l’immigrato, il povero, l’untore) oggi è un attimo. Video sbarco a Ischia di turisti del nord Italia

Una risposta a “Dagli all’untore!

  1. Una piccola lezione che non impedirà a questi “contrapassati” di tornare alla propria cultura razzistoide non appena guariti

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