Parola d’ordine


 

Responsabilità

La parola d’ordine per tutti gli italiani è responsabilità. Responsabilità di non contagiare e di non farsi contagiare (termini che si equivalgono). Non tanto per non morire anzitempo, ma per non ammalarsi (a chi piace?), per non aggravare le condizioni difficilissime degli ospedali in caso di problemi respiratori (soprattutto se si hanno più di 50 anni, ma ci sono anche trentenni e diciottenni in terapia intensiva), per non far scegliere ai medici chi curare e chi abbandonare al suo destino (quando tutti i respiratori artificiali saranno impegnati).

Non facciamo i bulli, non chiamiamoci eroi rivoluzionari se sfidiamo la normalità di due mesi fa ritrovandoci appiccicati agli altri, “Tanto il virus non mi prende”! Ogni nostra leggerezza può essere fatale a qualcun altro o magari a noi stessi.

Se è vero lo studio cinese riportato da Repubblica, il Coronavirus si propaga in ambiente chiuso per 30 minuti fino a 4 metri e mezzo (non uno) e a 37 gradi rimane anche 2 o 3 giorni su vetro, carta, tessuti e metalli. Quindi bisogna prestare la massima attenzione a quel che si tocca e respira, pulendosi davvero le mani ogni momento se si è all’esterno. Ma poi, vista la situazione e l’allarme nazionale con l’invito a restare in casa, perché dobbiamo sfidare il buonsenso e la prudenza dimostrando scarsa responsabilità? Siamo una popolazione matura (per età media), dimostriamo di esserlo anche usando cervello e cuore, almeno nelle situazioni in cui è possibile farlo; non usiamo “all’italiana” l’autocertificazione consentita per muoversi da una parte all’altra per inventare ragioni inesistenti pur di fare i fighi e dimostrare superiorità verso gli altri. In circostanze come questa che nel mondo (non solo da noi) sta generando enormi problemi in aumento, non è proprio il caso di fare gli spavaldi, meglio la prudenza uscendo solo quando è strettamente necessario per rifornirsi dell’indispensabile.

Qualcuno su Facebook ha pubblicato un pensiero che riassumo: Ai nostri nonni è stato chiesto di andare in guerra a combattere. A noi viene solo chiesto di rimanere sul divano di casa. Non è poi così terribile. Certo che il lavoro ne risente, certo che tutto ne risente: ma se fuori ci fosse un bombardamento usciremmo a vedere lo spettacolo o ci rintaneremmo nelle cantine sperando che non ci crolli il mondo addosso? Il virus ci sta facendo la guerra, sta già occupando uno dopo l’altro i paesi e le città.

Un piccolo- grande sacrificio. Fatto da tutti è più leggero. Comunità vuol dire anche questo. Ritorneremo presto esseri sociali e sarà pure più bello riconquistare quello che abbiamo sempre dato per scontato.

 

A quanto pare…

https://www.repubblica.it/salute/medicina-e-ricerca/2020/03/09/news/_coronavirus_puo_rimanere_nell_aria_30_minuti-250763750/?ref=fbpr&fbclid=IwAR0QvOCFnS8xRLiudFQJWKqPyo1KZO_zUO-eociiwgZ9RWH-b73QkY84krY&fbclid=IwAR1fbdPZvS4oKuGeJKbbN4kp58A_Nwf6dr7WHC8BTVpROgNfvvAAfc6_Sek&fbclid=IwAR1KAInunJ7vgGAVBBYrOXjmZU4G7Xvbi9s314K_ndciaTygOJAvjeLrITk

https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2020/03/10/ieri-altri-97-morti-dalla-cina-il-virus-viaggia-4-5-metri/5731201/

 

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