Restate a casa!


 

Virus, ricordo di Zingonia

C’è un paese strano, di 4.000 anime della Bassa Bergamasca. Il suo è un nome che non ha derivazioni longobarde, celtiche o romane, semplicemente perché trae origine (caso più unico che raro in Italia) dal nome del suo costruttore, l’imprenditore romano Renzo Zingone che negli anni Sessanta ottenne il permesso di dar vita a una nuova città. L’idea era di evitare ai residenti di fare i pendolari verso le industrie di Milano: vicino a casa sarebbero sorte nuove fabbriche e nuovi uffici, con cinema, ristoranti, alberghi, ospedale. Una città completa dalla a alla z, sorta in piena Pianura Padana.

Ricordo ancora lo stupore quando sulla Fiat 124 nuova fiammante e comprata a rate, da Bergamo papà mi portò con mamma e fratellino a vedere questa città ancora deserta, grandi viali, altissimi condomini (ai miei occhi di bambino) progettati per 50.000 abitanti su un’area di 500 ettari, quasi pronta per essere abitata. Si chiamava Zingonia. Zingonia, come se il quartiere Milano 2 si fosse chiamato Berlusconia.

Ci andammo apposta, dopo una consueta visita al vicino Santuario di Caravaggio (Comune natale dei genitori del celebre pittore che trasse nome da qui) dove ci rifornivamo di acqua santa da un lavandino miracoloso…

Ma a parte questo la prevista città industriale di Zingonia completamente autosufficiente, rappresentava un unicum tra le cento città italiane: qui non c’era la minima traccia della storia o dell’arte, era ancora tutta da inventare. Ricordo un misto tra lo stupore – città nuovissima e vuota come in un film di fantascienza – e il fastidio per quell’eccesso di cemento e i pochi colori che vidi nel rapido giro. Poi dopo quella visita, lo stupore di bambino di fronte a tanta modernità e all’incredibile vuoto, lasciò in me il posto all’obliò. Solo qualche volta quel nome buffo e quelle immagini per me irreali mi si riaffacciavano alla memoria: Zingonia.

 

Chi far vivere e chi lasciar morire

Oggi me la ritrovo davanti, concreta e drammatica nelle immagini di una notte da Coronavirus dentro il suo moderno policlinico San Marco – centro di eccellenza per la chirurgia mini invasiva e importante riferimento per ortopedia e traumatologia. Da questo video girato col cellulare nella Terapia intensiva di Zingonia emerge tutta la drammaticità del momento che stiamo vivendo. Le immagini sono crude, ma non impietose, testimoniano da parte di un’anonima del personale sanitario interno, il lavoro quotidiano degli operatori che non sanno più dove sistemare i troppi pazienti portati perché non riescono più a respirare da soli. Lo scopo di questa cronaca quasi priva di commento è solo uno: invitare gli italiani ancora sani (o presunti tali) a non uscire di casa per non aggravare situazioni come questa, vicinissima al collasso. Queste immagini supplicano tutti ad essere responsabili per sé e per gli altri. Aumentare i contagi significa obbligare presto i medici (per mancanza di ventilatori e letti) a decidere chi deve vivere e chi morire.

Video Coronavirus in terapia intensiva

 

Sopra i titoli: due porzioni de La morte della Vergine (Caravaggio, 1606, oggi al Louvre)

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