Coronavirus & politica


 

Virus da sciacalli

 

Perdonatemi, ma questa non si può proprio vedere. Avevo deciso di star fuori da ogni polemica, finché ho visto questa foto (e video) di un capo popolo (della peggior lega mi viene da dire!) che in questi giorni drammatici per l’Italia ferita e travolta dal Coronavirus, si presenta in un’intervista da Sky tg24 con una ”uniforme” che definire casuale è decisamente improprio. Lo sarebbe se fosse la prima volta che appare in tv nei panni di chi non è: non era poliziotto quando indossava la felpa della polizia, né napoletano quando indossava la scritta Napoli, e così via di felpa in felpa…

Eccolo nel video e nella foto, indossare un maglioncino azzurro della stessa tinta della maglietta dei medici, una mascherina sanitaria sul mento e l’auricolare che, alla lontana, richiama lo stetoscopio. E’ un flash: il nostro cervello coglie rapidamente pochi elementi caratteristici e trae una conclusione. Lo sappiamo tutti che lui medico non è: ma è quella esposizione di pochi simboli che (tanto più se presentati da chi ha una certa rappresentatività) rafforza in chi guarda la percezione di un messaggio simbolico: siamo in ambiente sanitario, chi parla ne fa in qualche modo parte, quindi sta lavorando per noi come i tanti medici intervistati in questi giorni in prima linea. Ma è un mascheramento. Avrebbe potuto indossare la felpa di Bergamo o di Brescia (città simbolo dell’epidemia), ma in questa circostanza questo look è più efficace.

Dietro di lui, un monitor, una parete traslucida con riflesso di finestroni alti e dei fogli colorati tra cui disegni di cuori fatti da bambini, spesso presenti come “grazia ricevuta” negli studi ospedalieri dei medici.

E’ un leader politico in versione sanitaria – l’allusione non è poi tanto subliminale – non troppo dissimile da altre: abbiamo imparato a vederlo in versione forze dell’ordine quando cercava di convincere gli italiani che bisognava difendersi dall’attacco di centinaia di naufraghi immigrati, o con le felpe dei territori o delle battaglie contro questi e contro quelli… Solo che questa volta il giochino del travestimento è decisamente fuori luogo.

Lo abbiamo visto tutti lo stesso personaggio girare per una via del passeggio romano (lontano dai supermercati) a fianco della sua fidanzata contro le raccomandazioni di tutti e senza quella mascherina che qui, venerdì 20 marzo 2020, ha esibito in un ambiente chiuso e lontano da sorgenti virali o da potenziali contagiabili. I suoi sostenitori diranno che è un caso: il maglioncino era azzurro, e allora? La mascherina è giusto tenerla al collo e l’auricolare è appunto un auricolare per il collegamento telefonico con lo studio tv. Sarà l’età, saranno i troppi dejà vu e la convinzione che il caso non esiste…

Diversa la circostanza della mascherina di Attilio Fontana, lì si trattava (seppur goffamente) di dare un segnale di pericolo imminente: qui si intende, con precisa strategia mediatica, dare l’immagine di un politico in prima linea per salvare vite in pericolo. Ma questo si chiama sciacallaggio, perché né lui né alcun altro parlamentare può sostituirsi al prezioso lavoro che i medici, gli infermieri e perfino gli inservienti (mai citati da alcuno) in questi giorni nei nostri ospedali, stanno eroicamente facendo, ognuno per la sua competenza, salvando davvero le vite degli italiani. Fin quando sarà possibile.

 

 

 

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