La tosse viaggia a 2 metri


Un colpo di tosse “spara” distante 2 metri

Il Coronavirus si trasferisce da persona a persona con le goccioline di saliva che escono dalla bocca parlando; a maggior ragione attraverso un colpo di tosse o uno starnuto. Se la distanza di sicurezza richiesta dall’Organizzazione Mondiale della Sanità era raccomandata fino a ieri ad almeno un metro, oggi si suggerisce di aumentarla. Come ben si vede nella foto sopra, un colpo di tosse (che esercita meno pressione di uno starnuto) muove vorticosamente l’aria per due metri oltre la nostra bocca. Quindi se siamo influenzati, i bacilli entrano rapidamente nelle vie aeree di chi ci sta vicino. Ecco perché è importante riparare sempre la bocca prima di tossire o starnutire e perché in presenza di epidemie è d’obbligo usare la mascherina che protegge naso e bocca. Queste foto e il video sono stati realizzati col sistema Schlieren o della Strioscopia. Attraverso questa tecnica fotografica (oggi anche video), è possibile vedere l’invisibile, secondo lo stesso principio dei miraggi. Il metodo inventato nel 1864 da August Toepler, consente di visualizzare le turbolenze determinate nell’aria (ma anche nei fluidi) quando essa viene compressa dal passaggio di un solido. Questo passaggio determina una modifica della densità dell’aria (o dei fluidi) e anche il modo in cui essa si fa attraversare dalla luce. Così possiamo vedere quanta aria assorbe il naso di un cane che annusa, avere la percezione di quanto gas sprigiona l’apertura di una bottiglia di aranciata e quante turbolenze nell’aria crei un fon in azione.

L’effetto visivo funziona in questo modo: usando un opportuno filtro ottico si minimizza in un’immagine la luce non deviata dal fluido in movimento, ossia i raggi luminosi che arrivano all’osservatore con una componente continua (sempre allo stesso modo). Vengono invece catturati e messi in evidenza i raggi deviati dal fluido che arrivano alla videocamera con una variazione di fase. Nella foto le strisce luminose o scure che appaiono corrispondono a zone di turbolenza del fluido in cui la densità è minore o maggiore. In pratica questo procedimento elimina continuamente l’immagine di sfondo generata dalla luce che, attraversando il fluido immobile, arriva all’osservatore sempre con le stesse caratteristiche; si evidenziano invece solo i raggi luminosi continuamente deviati dalla turbolenza e dall’oggetto in movimento, che appaiono quindi differenti nell’immagine.

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